Dimissioni Letta, 8 decreti a rischio: soldi ai partiti, rientro capitali…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 febbraio 2014 20:07 | Ultimo aggiornamento: 13 febbraio 2014 20:08
Dimissioni Letta, 8 decreti a rischio: soldi ai partiti, rientro capitali...

Enrico Letta e Matteo Renzi (Foto Lapresse)

ROMA – La crisi del governo Letta innescata dalla sfiducia del Pd di Matteo Renzi al premier minano otto decreti legge. Per scongiurare il rischio “decadenza” assemblee e commissioni dovranno lavorare giorno e notte, fine settimana compreso.

Quello che più preoccupa la maggioranza è il decreto Milleproroghe ora all’esame di Montecitorio. Per questo decreto ci si sta preparando ad un week-end di lavoro piuttosto intenso: sono stati presentati oltre 300 emendamenti e scade il 28 febbraio. Basterebbe un‘opposizione tipo quella organizzata dai 5 Stelle per il provvedimento Imu-Bankitalia a far decadere tutto.

A rischio è anche il cosiddetto “Destinazione Italia”, licenziato dalla Camera e adesso al vaglio del Senato, ha come limite massimo il 21 febbraio.

Gli altri sette decreti in bilico sono, oltre al Milleproroghe, quello sul finanziamento pubblico dei partiti, che decade il 26 febbraio; il decreto Carceri, approvato ieri senza modifiche in commissione Giustizia di Palazzo Madama, che ha come “deadline” il 21 febbraio. Forza Italia vuole cambiare diverse norme, mentre la Lega lo contesta integralmente e lo scontro comincia nell’Aula del Senato lunedì pomeriggio.

Tra i decreti a rischio c’è anche il cosiddetto “Salva-Roma-bis”, sempre al Senato, che scade il 28 febbraio; quello di proroga delle Missioni internazionali che dovrebbe venire convertito entro il 17 marzo, il cui esame è stato sospeso in attesa che il governo chiarisse sulla vicenda dei due marò in India; il provvedimento che proroga gli automatismi stipendiali del personale scolastico, da votare entro il 24 marzo.

Infine c’è quello che disciplina il rientro dei capitali dall’estero che decade il 30 marzo. E questo senza contare che i vari testi sono stati seguiti, sinora, nel loro iter parlamentare, da ministri e sottosegretari che, in presenza della crisi di governo di certo dovranno cambiare.