Dimissioni dei ministri ed interim: le procedure e i precedenti

di redazione Blitz
Pubblicato il 13 Agosto 2019 16:09 | Ultimo aggiornamento: 13 Agosto 2019 18:49
Matteo Salvini

Nella foto Ansa, Matteo Salvini

ROMA – Ipotesi dimissioni di uno o più ministri: come funziona l’opzione ventilata dalla Lega? L’iter prevede un decreto del presidente della Repubblica per accettare le dimissioni e un altro decreto per affidare eventualmente gli interim, sempre firmato dal Capo dello Stato ma su proposta del presidente del Consiglio. Entrambi i provvedimenti devono essere poi pubblicati in Gazzetta Ufficiale.

Secondo alcune interpretazioni, il premier Giuseppe Conte non sarebbe però obbligato ad accettare immediatamente le dimissioni messe eventualmente sul tavolo dalla squadra di governo leghista e annunciate lunedì 12 agosto dal vicepremier Matteo Salvini. Potrebbe lasciarle dunque in sospeso in attesa di parlare al Senato martedì 20 agosto.

Ovviamente potrebbe anche accettarle, e prendere per sé i rispettivi interim, confermando comunque il proprio intervento a Palazzo Madama la settimana prossima per parlamentarizzare la crisi.

Salvini vede come fumo negli occhi tutto quello che ritarda e allontana il voto, perché teme che ogni minuto di stasi politica possa aumentare le chance di una maggioranza alternativa davanti alla quale il capo dello Stato, Sergio Mattarella, non potrebbe che prenderne atto e affidare un incarico.

La strada delle dimissioni dei ministri potrebbe essere quindi percorsa per abbreviare i tempi istituzionali che gli altri partiti, secondo la Lega, stanno cercando di allungare. Esistono, però, precedenti sia in un senso che nell’altro di caduta e sopravvivenza di un governo dopo il ritiro di una delegazione di ministri. Dunque, Conte, davanti a un gesto di questo tipo, potrebbe sia decidere di salire immediatamente al Quirinale e rassegnare le dimissioni, sia assumere l’interim di tutti i ministeri ora occupati dalla Lega per non lasciare fino al 20, probabile giorno del passaggio parlamentare sulla crisi, il Paese senza ministri di peso.

Quest’ultima sarebbe una scelta ardita ma non impossibile. Al termine di un’assemblea coi suoi parlamentari, dai fini soprattutto motivazionali, Salvini si sarebbe riunito brevemente coi suoi ministri e si sarebbe confrontato anche su questa ipotesi, che al momento comunque rimane solo una possibilità

I precedenti

Tra i precedenti che si ricordano di dimissioni di un’intera delegazione c’è quello del VI governo Andreotti, quando, nel 1990, cinque ministri della sinistra Dc, tra cui Sergio Mattarella, e tredici sottosegretari lasciarono l’incarico dopo aver contestato la legge Mammì sull’emittenza televisiva. Era il 27 luglio e il rimpasto fu però lampo.

Più recente, il caso del ritiro della delegazione Udc da un governo Berlusconi nel 2005: il presidente del Consiglio e leader di Forza Italia, dopo un passaggio al Quirinale e poi di nuovo in Aula, riuscì però a dare vita a un Esecutivo bis.

Infine il governo di Enrico Letta: quando Berlusconi annunciò il ritiro della sua fiducia, Letta salì al Quirinale per confrontarsi con il presidente Giorgio Napolitano, respinse le dimissioni dei ministri di Fi e chiese la fiducia al Senato. In una drammatica seduta Berlusconi all’ultimo minuto cambiò idea e diede il suo sì al governo. (Fonti: Agi, Ansa)