Direzione Pd, salta mediazione. Verso rottura. Bersani: “Qui si usa metodo Boffo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 settembre 2014 20:28 | Ultimo aggiornamento: 29 settembre 2014 21:54
Direzione Pd. Bersani: "Qui si usa metodo Boffo". D'Alema: "Renzi dice cose che non sa".

Direzione Pd. Bersani: “Qui si usa metodo Boffo”. D’Alema: “Renzi dice cose che non sa”.

ROMA – Pier Luigi Bersani: “No al metodo Boffo nel Pd”. Massimo D’Alema: “Matteo Renzi dice cose senza fondamento”. Alla direzione del Pd volano stracci e poco dopo le 21:30 le agenzie battono la notizia che anche l’ultimo tentativo di mediazione sarebbe saltato. Si va verso la rottura e senza un documento comune.  Mancano le conclusioni di Matteo Renzi, ma sarà quasi impossibile negare che in materia di lavoro e di articolo 18 il partito è lacerato.

Perché le risposte a un Matteo Renzi che a modo suo, ha provato a essere conciliante sono durissime. Non dà esiti la trattativa in extremis che fa slittare l’inizio della direzione di un’ora, alle 18, e non funziona neppure la spiegazione di Renzi che sull’articolo 18 invita a cancellare solo il reintegro per il licenziamento da motivi economici.

La minoranza interna dice no e, secondo le ultime notizie, è pronta ad astenersi sul voto finale.

Di tutti, il più duro con Renzi è proprio il suo predecessore. Pier Luigi Bersani prende la parola attorno alle 19. E che il discorso sarà durissimo, si capisce da subito. Perché prima chiede di “raffreddare la testa”, poi accusa senza mezzi termini il premier di usare il metodo Boffo, ovvero di infangare gli avversari con attacchi personali.

“Cerchiamo di raffreddarci un po’ la testa perché abbiamo i problemi dell’Italia da affrontare. Io dico la mia che non è di quello del 25%, del conservatore o di uno che cerca la rivincita o gioca la partita della vita. Attenzione: noi andiamo sull’orlo del baratro non per l’art.18 ma per il metodo Boffo, uno deve potere dire la sua senza che gli si tolga la dignità e io voglio discutere prima che ci sia un prendere o lasciare”. 

Tempo qualche minuto e Bersani dà a Renzi del neofita saccente. L’ultimo arrivato che vuole spiegare a tutti come funziona

“Vedo neofiti della ditta, dei neoconvertiti, che mi spiegano come si sta in un partito, ma non funziona così, perché voglio discutere di una svolta di questa natura prima che ci sia un prendere o lasciare, prima che mi si incarichi di far traballare il governo”.

Non basta. Bersani che già a mezzogiorno aveva fatto capire in un’intervista radiofonica l’aria che tirava accusando Renzi di dire “cose stravaganti” entra nel merito del Jobs Act e attacca:

“Certo ci vuole una riforma del mercato del lavoro, che nel secondo paese industriale deve voler dire qualità e produttività e sappiamo che non abbiamo qualità perché c’è troppa precariètà. Va bene unificare i contratti ma attenzione a dire che l’art.18 è simbolico, non vale niente. Per 8 milioni di persone conta qualcosa nel rapporto di forza e per chi si dice di sinistra è una questione di principio: dice che non è tutto monetizzabile”

Prima di Bersani era stata la volta di D’Alema.

“Ho sentito una serie di affermazioni senza fondamento. Il fascino dell’oratoria qualche volta non si attiene alla realtà. Non è vero che l’articolo 18 è un tabù da 44 anni, visto che è stato cambiato due anni fa (dice alludendo alla riforma del 2012, ndr) e di fatto non esiste quasi più. Esiste una tutela residuale, bisognerebbe monitorare gli effetti della norma e poi intervenire su quella norma”.