Direzione Pd, minoranza spaccata. 130 sì, 20 no, 11 astenuti a Renzi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 settembre 2014 22:28 | Ultimo aggiornamento: 29 settembre 2014 22:42
Direzione Pd, minoranza spaccata. 130 sì, 20 no, 11 astenuti a Renzi

Direzione Pd, minoranza spaccata. 130 sì, 20 no, 11 astenuti a Renzi

ROMA – Alla fine di una giornata di fortissime tensioni Matteo Renzi incassa uno scontato sì alla sua relazione. A spaccarsi è la minoranza del partito. La Direzione del Pd ha infatti approvato la relazione del segretario Matteo Renzi con 130 sì, 20 no e 11 astensioni.

Un voto, quello arrivato poco dopo le 22, al termine di una giornata tesa, contraddistinta dai durissimi attacchi al premier da parte di Massimo D’Alema prima e Pier Luigi Bersani poi.

Quest’ultimo, in particolare, ha di fatto accusato Renzi di utilizzare il “metodo Boffo” contro la minoranza.

Fino all’ultimo si è lavorato a una mediazione per ottenere un voto condiviso. Missione fallita poco dopo le 21:30. Quando Renzi è tornato a parlare per concludere la giornata ha potuto solo prendere atto della divisione e nel rivolgersi al partito ha chiesto di votare uniti in Parlamento.

Lo scontro si è consumato come da previsione sull’articolo 18. A poco è servito il tentativo di Renzi di avere sul tema un approccio più morbido. Il premier si è detto disponibile a trattare con i sindacati, salvo poi ricordare nel discorso conclusivo le “responsabilità drammatiche” degli stessi sindacati colpevoli di aver rappresentato, in questi anni, “una sola parte dei lavoratori”.

“Non possiamo non dire che la riforma del mercato del lavoro non può essere rappresentata in modo macchiettistico”, ha aggiunto Renzi concludendo la direzione Pd. “E’ imbarazzante parlare con chi vuole investire in Italia e non dire: ti do la certezza di quanto spendi. L’imprenditore deve essere messo nella condizione di provarci, tentare, ma nel momento in cui non ce la fa, non possiamo dirgli ‘non puoi farlo'”. “Il punto centrale non è solo cambiare l’art.18 ma avere un’idea vincente di futuro”.

Quanto a Bersani che aveva parlato di “metodo Boffo”, Renzi ha scelto di rispondere con una battuta: “Posso aver usato un metodo buffo, ma Boffo proprio no”.