Rifiuti senza casa, mattone senza regole, sanità senza fondo: Lazio discarica di guai

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 26 ottobre 2011 17:25 | Ultimo aggiornamento: 2 novembre 2011 17:57
Renata Polverini

Renata Polverini (Lapresse)

ROMA – Il Piano Casa bocciato dal governo, Roma che con i rifiuti che rischia di diventare come Napoli, il sempreverde maxi buco della Sanità regionale: Renata Polverini, che ha di recente festeggiato i 18 mesi da governatrice della Regione Lazio, in realtà non ha molto da brindare. Con un consiglio regionale e una giunta paralizzati dai problemi interni alla maggioranza, problemi in gran parte causati dalla carriera politica della stessa Polverini, di una sindacalista di destra che quando si candidò alle Regionali 2010 era data come molto vicina a Fini, poi fu eletta grazie al forte appoggio di Berlusconi, ma che di recente si è avvicinata molto all’area centrista ed è arrivata a usare “berlusconiani” come insulto. Liti continue con il Pdl, con il governo e il gelo con l’altro primo violino della politica romana Gianni Alemanno, l’hanno portata a trovarsi con 10 assessori su 16 che le consegnano le dimissioni.

Piano Casa. Approvato ad agosto, ma oggetto sin da subito di un braccio di ferro fra la Polverini e il ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan, il Piano Casa nelle intenzioni della governatrice vuole rilanciare con l’edilizia l’economia laziale e dare ai cittadini più opportunità di alloggio a basso costo. Per l’opposizione, il piano “è un’accozzaglia di deroghe e condoni” che inonderebbe di cemento la regione, a grande vantaggio di quell’aristocrazia palazzinara sempre molto vicina alla governatrice.

Per il ministro Galan il piano presenta “evidenti tracce di incostituzionalità” e rivede “un condono in aree vincolate, ma il condono è una materia nazionale”. Inoltre “tende a svilire le difese, del patrimonio culturale, ad indebolirle ed è esattamente l’opposto di quello che ci vuole nel nostro paese”.

Ai rilievi critici di Galan si è aggiunta la Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente. Nel mirino quegli articoli del piano che, in deroga ai piani paesaggistici, prevedono la possibilità di realizzare in aree vincolate piste da sci, porti turistici, impianti sportivi, strutture alberghiere. Sono interventi che vanno ben oltre il semplice ampliamento di case: i progetti della stazione sciistica al Terminillo, i 60 porti turistici sulle coste laziali, gli interventi nei parchi, le cliniche da adibire a residence, le possibili “sanatorie” ad abusi edilizi (esempio: il Salaria Sport Village), i centri commerciali. Norme contenute nel Piano Casa che contrastano con due articoli della Costituzione (il 9 e il 117), e la deroga al Ptpr (Piano territoriale paesaggistico regionale). Galan e Prestigiacomo non “gradiscono” le deroghe alla legge Galasso sulle aree di tutela archeologica e il “silenzio/assenso” che la Regione avrebbe applicato anche agli interventi in aree vincolate, come quelle dei parchi.

Un braccio di ferro durato quasi due mesi e che ha portato il governo, tramite i ministri dei Beni Culturali e dell’Ambiente, a impugnare la legge regionale voluta dalla Polverini. Che dopo le dimissioni degli assessori Pdl, 10 su 16 della sua Giunta, è andata su tutte le furie: “Il governo Berlusconi è ostile”.

Rifiuti. Roma finora non ha corso il rischio di finire come Napoli non per una particolare attenzione alla differenziata o a una “termovalorizzazione” della monnezza, ma perché ogni giorno ha potuto sversare 5000 tonnellate di rifiuti nei 240 ettari della discarica di Malagrotta, la più grande d’Europa, che avrebbe dovuto chiudere per saturazione già nel 2007. Chiuderà alla fine di quest’anno e il prefetto ha disposto l’esproprio due siti alternativi per gestire l’emergenza: due terreni in località Giardini di Corcolle-San Vittorino (comune di Roma) e Quadro Alto (comune di Riano). Quest’ultimo è stato acquistato di recente da Manlio Cerroni, il dominus di Malagrotta.

I residenti di Corcolle e di Riano sono sul piede di guerra, ma quand’anche la Polverini vincesse la battaglia con loro, due siti non sarebbero sufficienti a sopportare i rifiuti di una capitale. Non fino ai tre anni previsti prima che si renda disponibile “Malagrotta bis”: l’area di Pizzo del Prete, nel comune di Fiumicino. E su questo punto si frappone di nuovo Galan: il sito non va bene, per la presenza di reperti archeologici incompatibili con la destinazione di mega discarica. Risultato: Roma corre il rischio di finire come Napoli.

Sanità. Il mostruoso debito di dieci miliardi di euro non è colpa della Polverini ma non è neanche sparito. Finora non è servito tagliare spese e ospedali. Molto confidava la Giunta nella legge sull’accreditamento della sanità privata (fondamentale per il via libera di Palazzo Chigi al Piano di riordino della rete ospedaliera e conseguentemente per il rientro dal deficit). In quel caso è stato un altro ministro a mettersi di traverso: quello degli Affari Regionali Raffaele Fitto che – anche lui – ha accusato il provvedimento di incostituzionalità.