Disordini in via Padova a Milano. Sinistra attacca la destra: “Governate da 15 anni”

Pubblicato il 14 Febbraio 2010 11:11 | Ultimo aggiornamento: 14 Febbraio 2010 11:25

Filippo Penati

La tensione è palpabile a Milano, dove sembra di essere tornati agli anni ’60 e ’70, quando lo scontro sociale era acuto e lo si respirava nell’aria carica di fumi e di smog. Ora però lo scongtro non è fra italiani di classi e idee politiche diverse, ma fra immigrati stranieri, che se da un lato alimentano la ricchezza della città e dei suoi abitanti di etnia italiana  (non si può dire indigeni perché a loro volta sono in gran parte figli di immigrati dall’allora poverissimo nord est e dal sud dell’Italia) dall’altro alimentano anche crimini e criminalità.

Come i vecchi milanesi ieri nei confronti dei meridionali, i nuovi milanesi oggi nei confronti dei nord africani, dei sud americani e dei cinesi vorrebbero che queste masse di nuovi arrivati facessero silenziosi il loro lavoro, dicessero sempre “si badrone”, tornassero a dormire nelle loro tane senza nemmeno pregare il loro dio che, anche nel caso dei cristiani è diverso dal nostro perché anche i cattolici sudamericani hanno un pantheon diverso dal nostro.

Se guardiamo la storia del mondo vediamo che benessere e ricchezza di una città o di un paese hanno sempre coinciso con la crescita demografica, non solo per le nascite nelle popolazioni che già c’erano ma anche per l’afflusso di nuove genti: così Roma, così l’America, così l’Inghilterra recente, così la stessa Milano sempre, posta al crocevia della Valle Padana e quindi naturale mercato per un’area immensa e quindi naturale attrazione per i disperati delle valli a nord e delle pianure a sud.

A tutte queste belle cose però i milanesi di oggi non pensano. Hanno in testa com’era bella la loro città una volta (ma quando?) e se ne stanno ben chiusi in casa con il riscaldamento al massimo.

Ma non sarà facile per i milanesi fare finta di niente, a pochi mesi dalle elezioni regionali. La rivolta degli immigrati e l’omicidio in Via Padova di un giovane egiziano da parte di sudamericani, è diventata subito un caso politico. L’occasione era troppo ghiotta per stare zitti e politici locsali e nazionali si sono ovviamente scatenati.

Il Pd, con il candidato alla presidenza della Lombardia Filippo Penati, ha puntato l’indice contro “chi governa la città da 15 anni” e  non ha fatto molto per onorare gli impegni sbandierati a ogni pié sospinto di garantire ordine e legalità. Non si può certo mettere Milano in stato d’assedio, perché la città sarebbe paralizzata e mancano comunque le forze, uomini e donne, per qualsiasi occupazione militare. Forsee qualcosa di più l’avrebbe potuta anche fare l’amministrazione comunale retta dalla signora Letizia Brichetto, che giustamente ha adottato il più prestigioso e milanese cognome del marito, Moratti. Girare nel centro di Milano, a volte, è uno slalom tra mendicanti di ogni razza senza che nessuno intervenga a difenderti, alla faccia dei proclami.

Ha parlato anche Emanuele Fiano, deputato milanese della sinistra, ha chiamato il ministro dell’Interno Roberto Maroni a riferire al più presto alla Camera sugli scontri etnici di Milano.

Di ben diverso calibro i colpi partiti dalla destra. La Lega è partita all’attacco della politica “dell’integrazione facile”, come ha detto il ministro Roberto Calderoli, mentre Matteo Salvini, eurodeputato e consigliere comunale, ha chiesto “controlli ed espulsioni casa per casa, piano per piano” nei quartieri multietnici della città.

Roberto Calderoli, lumbard doc, ha dichiarato: “Quello che è accaduto è una risposta a tutti coloro che ritengono che l’integrazione possa avvenire per legge o per decreto.  Sono cose da matti, stiamo pagando una ideologia sbagliata del passato e anche gli errori odierni di qualcuno che pensa che l’integrazione possa realizzarsi attraverso delle modifiche numeriche”. Senza citarlo, Calderoli bacchetta chi, come il presidente della Camera Gianfranco Fini, chiede che siano ridotti i tempi per ottenere la cittadinanza. 

Per Calderoli la Lega considera “da sempre essenziale quantità, qualità e controllo” dell’immigrazione. “Quello che èaccaduto a Milano è un segnale di una possibile nuova banlieu francese, proprio mentre la Francia sta facendo proposte rigide per il controllo dell’immigrazione dimostrando come sia giusta la nostra linea”.

Riccardo De Corato, è un po’ meno doc perché il suo cognome parla di profonda Puglia, ma ormai è milanese anche lui, anzi è il vicesindaco Pdl di Milano,e questo lo fa  parlare di “far west tra bande di nordafricani e sudamericani. Ma il conto lo pagano i milanesi: auto e negozi distrutti, decine di uomini della polizia impegnati per ore”.

De Corato cita i dati dell’immigrazione in città: “200mila extracomunitari regolari, 40mila clandestini; il 15,4% della popolazione milanese fatta di extracomunitari e via Padova, la via più multietnica di Milano  testimonia che sono numeri enormi: così è difficile governare l’immigrazione”.

Penati, però, non ci sta: “Sono 15 anni che De Corato e la destra governano la città e, di fronte ai tragici fatti di Via Padova, sanno solo dire che Milano è il far west. Non è accettabile che quando governa il centrosinistra il problema dell’ordine pubblico è colpa del governo, mentre quando lo fa il centrodestra, sia a livello locale che nazionale, non si sentono investiti da nessuna responsabilità”. La verità, secondo il capo della segreteria del Pd, è che “nessuno dei provvedimenti” annunciati dal governo “ha sortito il minimo effetto”. “De Corato di certo non si dimetterà, ma almeno abbia il pudore di starez zitto”.