Un anno fa il dito di Fini contro Berlusconi: Fli e la tentazione del bilancio

Pubblicato il 22 Aprile 2011 15:03 | Ultimo aggiornamento: 22 Aprile 2011 16:55

Gianfranco Fini

ROMA – Al bilancio del primo anno non si è sottratto nessuno: un anno, si intende, dal fatidico “che fai, mi cacci?” di Fini a Berlusconi in favore di telecamera. Lo hanno ricordato Repubblica e il Giornale. Un anno, in sostanza dalla rottura di ciò che in origine era il Pdl. La macchina s’è inceppata il 22 aprile 2010, Fini ha vissuto in quel giorno il massimo fulgore di una nuova avventura che partiva e che aveva su di sé enormi aspettative, persino la simpatia inaspettata del centrosinistra.

Fini, l’eterno delfino che si ribella, un momento di adolescenza a più di 50 anni. Questo è stato il 22 aprile 2010. E il 22 aprile 2011? Dopo un anno le promesse mantenute sono poche, il governo dato per moribondo non è morto neanche un po’. E se crisi sarà nel Pdl sarà crisi interna (vedi l’ultima lotta Tremonti-Galan). La forza dirompente di Fli, insomma, non s’è fatta sentire sul Pdl: doveva essere tsunami, è stato mare mosso. Almeno fino a oggi. Alla tentazione del bilancio non si sottrae nemmeno Il Futurista, laboratorio-pensatoio-mezzo di diffusione del verbo finiano. Con qualche difficoltà il direttore Filippo Rossi ripercorre l’ultimo anno: ”E’ passato solo un anno. Ma tenetevelo bene in mente questo anniversario, perché segna con tratto indelebile la nascita di una destra che non abbassa più la testa di fronte al potere, che non sopporta più l’insopportabile, che preferisce stare dalla parta giusta rischiando di perdere piuttosto che dalla parte sbagliata e vincere facile”.

Non è che ci piace perdere, è che non ci piace vincere facile, riassume Rossi. E le difficoltà le ha vissute anche il webmagazine di Fli: era FareFuturo in origine, poi ha chiuso ed è tornato con un nuovo nome, Il Futurista.Il cammino di Fli è ancora lungo, ancora incerto il destino: pezzi del partito vengono costantemente risucchiati dal Pdl, il vertice del partito di qualche mese fa ha portato di fatto a un ibrido. Fini leader ma solo spirituale, impegnato a essere la terza carica dello Stato. Vicepresidente, e leader di fatto, Italo Bocchino, più falco che colomba e indigesto a molti. Il passato e il presente sono le categorie in cui Fli trova migliori argomenti: l’antiberlusconismo. La rottura con il leader-despota, il ritorno alla legalità, spazio alle altre voci. Tutti gli argomenti finora cavalcati da Fini e dai suoi. Molto peggio quando Futuro e Libertà guarda al futuro: al centro con Casini in un sistema che negli ultimi 17 anni è stato bipolare? A destra ma senza Berlusconi? E se Berlusconi non molla tanto presto? E se Casini cede ai continui inviti del Pd?

Le incognite non mancano e infatti Fli per ora galleggia. Il bilancio del Futurista ne è il riflesso. Ricorda Fini e il dito contro Silvio Berlusconi, ”contro colui che voleva essere padrone di tutto, anche della destra italiana, che la voleva servizievole ai suoi interessi privati”. Quel giorno ”Gianfranco Fini – scrive il direttore – si è alzato in piedi e ha detto basta al velinismo, al leghismo, alla sciatteria indegna, all’estremismo, al populismo, alla propaganda, all’aziendalismo. L’ha fatto contro tutti i suoi interessi ‘particolari’: poteva starsene comodamente seduto sulla sua poltrona istituzionale e fare finta di niente mentre qualcuno sputava sulle istituzioni. Avrebbe potuto godersi la carica senza rischiare alcunché, senza affrontare la macchina del fango di Berlusconi, senza dover sopportare i suoi manganellatori e le sue squadracce a mezzo stampa”. Insomma, ”quel gesto di ribellione al berlusconismo, quel dito alzato, è l’atto di concepimento della destra nuova”. Ricordi appunto, e la sensazione è che il bilancio sia ancora fermo a un anno fa: quel dito alzato con quella sua enorme forza dirompente è ancora un magnifica promessa. Per ora ancora da mantenere.