Dl terrorismo si sblocca: accordo con M5s. Ok Camera, ora passa al Senato

di redazione Blitz
Pubblicato il 1 Aprile 2015 1:16 | Ultimo aggiornamento: 1 Aprile 2015 1:16
Dl terrorismo si sblocca: accordo con M5s. Ok Camera, ora passa al Senato

Dl terrorismo si sblocca: accordo con M5s. Ok Camera, ora passa al Senato

ROMA –  Accordo trovato tra maggioranza e Movimento 5 stelle sul decreto antiterrorismo. La conferenza dei capigruppo ha rinviato, così come chiesto dai grillini, a dopo Pasqua il voto finale sulla riforma del Terzo Settore. A questo punto M5s ha accettato di interrompere l’ostruzionismo evitando così la seduta fiume: l’Aula della Camera ha subito votato il provvedimento che è passato con 253 sì, 50 no e due astenuti. Ora il dl passa al Senato.

A mediare è stata soprattuto la presidente della Camera, Laura Boldrini, favorendo così l’accordo: la maggioranza ha rinunciato ad approvare la riforma del Terzo Settore martedì prossimo, allungando i tempi di discussione fino a giovedì 9 aprile, quando la riforma sarà votata intorno a mezzogiorno. Motivo sufficiente per i grillini per smettere di fare opposizione intransigente. I Cinque Stelle accusavano infatti il Pd di tentare il blitz per approvare il provvedimento prima di Pasqua strozzando il dibattito.

Una riforma, peraltro, è l’atto di accusa di M5s, che

“trasforma il mondo del no profit in profit indebolendo ulteriormente il welfare”.

Il cammino del decreto terrorismo alla Camera, prima in Commissione e poi in Aula, era avvenuto in un clima sostanzialmente disteso, anche con l’approvazione di diversi emendamenti di M5s e di altri partiti dell’opposizione, come quello di Sel che ha tolto la contestata norma che consentiva alla polizia di controllare “da remoto” i Pc di chi era sospettato di terrorismo.

Questo non significava l’appoggio al decreto da parte delle opposizioni, ma almeno un esame del provvedimento senza bagarre e ostruzionismi, forti pure del sì di Forza Italia, il primo dopo la rottura del Patto del Nazzareno ad un decreto del governo. Poi inaspettatamente i grillini anno alzato il muro e si sono iscritti in massa alle dichiarazioni di voto: il decreto non aveva i tempi contingentati.

Ma l’oggetto del contendere non era il decreto in sé, ma la successiva legge all’esame dell’Aula. La conferenza dei Capigruppo aveva infatti stabilito che mercoledì e giovedì l’Aula discutesse e votasse la riforma del Terzo settore. Ma una riforma così importante, hanno obiettato i deputati Cinque Stelle, non può essere liquidata in due giorni. Alla fine del braccio di ferro ingaggiato tra maggioranza e M5s, è giunto in extremis l’accordo propiziato da Boldrini.