Era “partorirai con dolore”. Sarà “morirai con dolore”. Arriva una legge cattiva

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 27 Aprile 2011 17:25 | Ultimo aggiornamento: 27 Aprile 2011 17:25

ROMA-Era “partorirai con dolore”. Sarà “morirai con dolore”. E’ una legge cattiva quella che stanno facendo, prima ancora che una cattiva legge. Come tutti i precetti, anzi le norme di saggio comportamento accolte e rialaborate dalle confessioni religiose, il “partorirai con dolore” era appunto una saggia constatazione della condizione umana femminile all’epoca e al tempo in cui medicina e scienza non sapevano e non potevano alleviare il dolore del parto. Si ricordava all’umano, al fedele, alla partoriente, ai parenti che il dare alla luce una vita era valore e bene supremo. Quel “dolore” non era una maledizione, non un di più inflitto al peccatore. Era la semplice e inelluttabile condizione umana, dolore di cui non dolersi, dolore da accettare perché dare la vita valeva e superava il dolore. Nessuna divinità e nessuna Chiesa puniva la donna con quel dolore, la religione lo spiegava, ne dava ragione e motivo. Era un precetto che aiutava e consolava. Poi l’umanità imparò a partorire con il minimo di dolore possibile e solo restò un residuo di “cattiveria” a comandare quel dolore. Residuo di superstizione e non di fede, tanto meno di carità.

Ora, con la legge in arrivo impropriamente battezzata “testamento biologico” o anche detta del “fine vita”, “morirai con dolore” se avrai la sventura di essere afflitto da malattia completamente invalidante e straziatamente terminale. La medicina e la scienza hanno imparato ad allargare e allungare il tempo di mezzo che c’è tra la vita e la morte: un organismo che non sopravviverebbe senza l’ausilio di macchinari può esser tenuto lì, sospeso tra ciò che già non è più vita e non è ancora morte. Fino a che sei lucido, cosciente, fino a che pensi e parli, nessuno può importi, comandarti alcuna terapia o prolungamento della vita artificialmente sostenuta. Se non vuoi una trasfusione che ti salva la vita, puoi non volerla, è tuo diritto. Se non vuoi una medicina, nessuno te la somministrerà a forza. Se non vuoi un intervento chirurgico nessuno si sognerà di legarti al tavolo operatorio. Fino a che sei uomo o donna, fino a che sei vivo e cosciente sei tu e solo tu che decide se, cosa, come, quando. E’ la legge che vige in tutto il mondo civile, da tutti rispettata, la legge del rispetto dell’individuo, del corpo vivente e dell’anima cosciente. Una legge che nessuno contesta e nessuno mai oserebbe contestare. Ma la legge che arriva dice che non appena smetti di parlare, pensare, volere, allora parlano, pensano e vogliono al posto tuo gli altri. Non i figli, il coniuge, il medico. No, gli altri sono i parlamentari, lo Stato. Quel che nessuno si sogna di importi e comandarti fino a che sei uomo, donna, umano cosciente senziente, diventa obbligatorio non appena perdi questa condizione. Se non parli e non senti più, se non sei più cosciente il tuo corpo non ti appartiene più, smette di essere inviolabile, diventa “cosa” a disposizione della legge.

E allora la legge dice che devi morire con dolore. Perché? Per non darla vinta a chi a te stesso o a un parente, meno che mai a un giudice che volesse eliminare quel dolore e quella condizione irreversibile. E’ una legge cattiva perché infligge sofferenza, sofferenza con il timbro di Stato. Cattiva perché è una legge a dispetto. Cattiva perché chi quel dolore volesse in nome della fede o della speranza già oggi nessuno lo obbliga ad evitarlo. Cattiva perché non c’è un diritto alla vita comunque da difendere: già oggi è giustamente così, chi vuole ogni terapia, anche la più disperata o inutile può averla, chi vuole mai si stacchi la spina nessuno mai la stacca. E nessun diritto alla morte da impedire se non quello della morte naturale. Non è diritto alla vita contro eutanasia, l’eutanasia, il darsi la morte è altra cosa dal lasciarsi morire quando il corpo non ce la più a vivere se non con sostegni esterni. Legge cattiva e livida che presto avremo così solo e soltanto in Italia. Potrai scrivere il tuo “testamento biologico”, far sapere cosa vuoi o non vuoi, ma nessuno sarà obbligato a rispettarlo. Idratazione e alimentazione artificiali saranno obbligatori per legge. Rifiutarli sarà impossibile e non somministrarli sarà reato. Morirai con dolore se il tuo corpo non ce la fa più a vivere e diranno che sarà per il bene della tua anima, l’ultimo cattivo e violento affronto.