Draghicidio, poi direzione Casellati, quindi Casini stazione finale

di Lucio Fero
Pubblicato il 26 Gennaio 2022 10:09 | Ultimo aggiornamento: 26 Gennaio 2022 10:09
Draghicidio, poi direzione Casellati, quindi Casini stazione finale

Draghicidio, poi direzione Casellati, quindi Casini stazione finale FOTO ANSA

Ora non sono più solo la pancia e il cuore del sistema dei partiti, ora è la lingua dei parlamentari praticamente di ogni partito a dire che Draghi no, proprio no. I Grandi Elettori parlano in massa e liberamente alla stampa e dipingono Draghi inamovibile e necessario. A Palazzo Chigi, al governo. Non mancano di aggiungere come Draghi sia scontroso, supponente, intrattabile, solitario, estraneo. Da M5S alla Lega, passando per Forza Italia, Lei e mezzo Pd fanno sapere che al dunque Draghi Presidente della Repubblica non lo voterebbero. Uno dei leader, il più esplicito del no a Draghi è Giuseppe Conte. Poi dice che in politica non contano i risentimenti personali…Ma c’è altro e davvero di più nel Draghicidio in corso nel durante delle Camere riunite, c’è l’insofferenza non per quello che Draghi è o fa ma proprio per quello che Draghi rappresenta.

Draghi premier nell’anno elettorale

Draghi rifiutato dal sistema dei partiti come Capo dello Stato ma tenuto come feticcio di stabilità, finanziaria soprattutto, di fronte alla Ue e ai mercati. Può funzionare questa che emerge come la soluzione a misura della volontà dei partiti? Prima domanda: Draghi ci sta ad un simile ruolo di copertura più che di rappresentanza? Ammesso e non del tutto concesso Draghi ci stia per dover di patria, che ne faranno i partiti dell’anno elettorale 2022 che prepara le elezioni 2023? L’hanno già detto: scostamenti progressivi di Bilancio, quindi più spesa a debito e scostamento progressivamente totale da ogni riforma o atto che possa innervosire qualunque segmento della società votante.

Quindi massima spesa e minima riforma nel 2022, quindi prendere e spendere, anzi distribuire, tutti i miliardi dalla Ue e ottemperare al minimo le condizioni per usarli. Draghi rappresenta impaccio a questa linea, Draghi è un Green Pass finanziario che il sistema dei partiti vuole tenere esposto anche in assenza e rifiuto di ogni vaccino economico. A Draghi il sistema dei partiti si è affidato quando stava entrando in terapia intensiva sociale ed economica, ora che il sistema dei partiti può respirare dr. Draghi diventa importuno, molesto, insopportabile.

Il brodo allungato dalla rosa

Allora uno dei tre, Nordio oppure Pera o la Moratti? Sono i tre nomi della rosa di candidati fatti da Salvini, Meloni, Tajani. No, nessuno dei tre sarà capo dello Stato e probabilmente nessuno dei tre sarà mai davvero candidato della destra. Salvini ha voluto fare un po’ di mostra dell’argenteria di “casa destra” mostrando appunto il magistrato, il politologo, la donna. Tutti e tre esimi cittadini, ma nessuno dei tre davvero “presidenziabile”.

Direzione Casellati

E allora, ancora allora? Dopo che la rosa della destra non sarà fiorita in una elezione presidenziale Lega, Forza Italia e probabilmente anche Fratelli d’Italia (magari solo per non dare alla sinistra la soddisfazione di un pareggio politico) punteranno in direzione di Elisabetta Casellati. Una donna, una donna già al vertice delle istituzioni, un politico relativamente poco politico, una appartenenza politica però poco marcata e percepita. Pare proprio che Conte sia pronto a dare una mano all’operazione Casellati. Però l’operazione Casellati con tutta probabilità non riuscirà. Perché manca una condizione. E la condizione è che il nuovo capo dello Stato sia eletto da tutta la maggioranza che oggi sostiene il governo Draghi. Altrimenti l’operazione Draghi inchiodato e immobilizzato al governo salta. E il Pd la Casellati non la vota.

Stazione finale Casini

Si giunge quindi alla stazione finale dove portano i binari finora stesi dal sistema dei partiti: no all’alieno Draghi (di lui ci si sbarazzerà definitivamente in corso d’anno dopo che avrà portato a casa la rata 2022 dei miliardi Ue) e al Quirinale un politico che possa essere votato da tutti e rivendicato in toto da nessuno, uno che faccia vincere nessuno e nessuno faccia perdere. Stante natura e misura del sistema dei partiti, non è detto che sarà la scelta peggiore. Con un Capo dello Stato così i partiti saranno relativamente liberi di essere se stessi, ed è questa la cosa peggiore. Ma nessuno, proprio nessuno può farci niente come Draghicidio attesta ed esemplifica.