Sognando il Duce. A Masi il Cda della Rai va stretto: “Scelto dai partiti, è un guaio”

Pubblicato il 23 Giugno 2010 9:51 | Ultimo aggiornamento: 23 Giugno 2010 10:16

Mauro Masi

I mali della Rai, secondo il direttore generale della Rai, Mauro Masi, hanno inizio da un Cda troppo esteso, vincolato al Parlamento e un direttore generale con poteri limitatissimi. In una intervista al “Messaggero” Masi esprime il suo disagio, per il fatto che dentro la Rai non c’è qualcuno che la pensa come lui e come l’azionista di controllo, il premier Berlusconi.

Non sfiora nemmeno la mente di Masi il pensiero che il controllo parlamentare e l’articolazione del consiglio siano non solo a garanzia del pluralismo, ma soprattutto riflettono l’essenza di una tv che dovrebbe essere un “servizio pubblico”.  Le “debolezze della Rai”, così le definisce il il dirigente della Rai, hanno avuto come esempio proprio il caso di Ruffini, dove il dg (che sarebbe lui) con poteri troppi limitati non ha potuto agire in piena libertà. Insomma su Ruffini Masi voleva fare come voleva invece: “non ho potuto cambiare un direttore in carica da otto anni pur con il voto di otto consiglieri su nove, proponendo un sostituto di indubbio valore e non certo politicamente di altra area”.

Su Santoro, Masi assicura: “Farò di tutto per trovare una soluzione consensuale”. Quanto alla mole di nomine esterne, Masi si difende dicendo che servono a “sconfiggere il vero, grande male della Rai” che è “l’estremo conservatorismo”.