E se Matteo Renzi mollasse? La Stampa: “Non rinunci a rinunciare”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 febbraio 2014 10:56 | Ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2014 14:36
E se Matteo Renzi mollasse? La Stampa: "Non rinuncia a rinunciare"

E se Matteo Renzi mollasse? La Stampa: “Non rinuncia a rinunciare”

ROMA – E se Matteo Renzi mollasse? La Stampa: “Non rinunci a rinunciare”. Più dei veti di Alfano, delle pressioni manifeste e soprattutto di quelle inconfessabili dell’establishment, della lentezza delle liturgie di Palazzo, del peccato originale di non esser passato dalle urne, delle resistenze corporative e del fuoco amico, c’è una preoccupazione più forte che monta nel popolo dei renziani (più o meno distanti dal sole): che Matteo Renzi smetta di essere Renzi e si acconci a galleggiare, appanni  la sua stella logorandosi in estenuanti mediazioni, insomma finisca per governare “a qualsiasi costo”. E se invece Matteo Renzi mollasse? Cioè se, a dispetto del diluvio di esortazioni e incoraggiamenti (da Famiglia Cristiana a Tony Blair, per citare gli ultimi significativi endorsment), nonostante la debordante ambizione, finisse invece per rinunciare al suo tentativo e restituisse lo scettro ancor prima di iniziare?

Se lo chiedono i militanti, i tifosi, chiunque abbia affidato al giovane sindaco le ultime aspettative di un riscatto politico, niente di meno che una “rivoluzione”. Se lo chiede anche Federico Geremicca su La Stampa. La risposta, “l’opzione di riserva” del presidente del Consiglio in pectore dovrebbe essere, almeno nell’esortazione di Geremicca, no, non voglio governare ad ogni costo. Che no, non rinuncio a rinunciare. Come Bartleby lo scrivano potrebbe stupire Napolitano con un cortese ma perentorio “preferirei di no”. Per non deludere il suo popolo, per non tradire se stesso e l’immagine che si è costruito, per conservare intatto un patrimonio di consensi (e di voti) da spendere in una vera competizione elettorale a quel punto davvero tra vecchio e nuovo.

Matteo Renzi ha molto da perdere e poco – al momento – da guadagnare. Già questo basterebbe a tenere in campo un’ipotesi che nessuno, pragmaticamente, ha voglia e intenzione di valutare: quella che il presidente incaricato, alla fine, possa rinunciare. Il «popolo di Renzi» non avrebbe dubbi: di fronte a un governo condizionato da partiti di centrodestra, con una squadra di volti noti o addirittura stranoti e con un programma monco sul piano dei diritti civili – per esempio – e condizionato da troppe compatibilità da rispettare, molto meglio dire «no, non ci sto». L’alternativa sarebbero le elezioni? Può darsi: sarebbero contenti tutti quelli che hanno cominciato a invocarle (naturalmente quando il pericolo pareva passato…) contestando a Renzi di averne paura. (Federico Geremicca, La Stampa)