Educazione civica (e stradale) a scuola, corsa contro il tempo per evitare rinvio al 2020

di Lorenzo Briotti
Pubblicato il 21 Agosto 2019 13:13 | Ultimo aggiornamento: 21 Agosto 2019 13:15
classe scuola foto ansa

Foto Ansa

ROMA –  Il ritorno dell’educazione civica a scuola, deciso con la legge approvata lo scorso primo agosto,  prevede l’obbligo di frequentare 33 ore annuali e il voto in pagella. All’interno della riforma è previsto anche un importante spazio riservato all’educazione stradale. Quest’ultima materia (così come tutta l’educazione civica) probabilmente non sarà presente da quest’anno ma solo dall’anno scolastico 2020-2021. 

La denuncia arriva dall’Asaps, associazione amici polizia stradale. Il motivo del rinvio è legato al fatto che per attuare già quest’anno nei programmi scolastici il percorso di educazione civica era necessario che la legge fosse pubblicata in Gazzetta Ufficiale entro il 16 agosto dato che le leggi, in base alla Costituzione, entrano in vigore 15 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Ciò non è avvenuto e di certo l’attuale momento politico non aiuta.

Per quanto riguarda l’educazione stradale, si tratta di uno smacco anche perché questa materia dovrebbe avere spazio a scuola dal 1992, come indicato dall’art.230 dell’attuale Codice della Strada vigente. Luigi Altamura, capo della polizia municipale di Verona e rappresentante delle polizie municipali all’Anci spiega che questa norma “non è mai attuata pienamente. Dovevano essere predisposti appositi programmi da parte del Ministero dell’Istruzione, di concerto con il Ministero de Trasporti, dell’Interno, dell’Ambiente. Quel codice del 1992 era talmente avanti rispetto alle criticità e alle cause di sinistro stradale che (sempre nello stesso articolo ndr) ricordava come fosse fondamentale far conoscere le regole di comportamento degli utenti, con particolare riferimento all’informazione sui rischi conseguenti all’assunzione di sostanze psicotrope, stupefacenti e di bevande alcoliche”.

Il decreto però non venne mai pubblicato e non se ne fece niente: i programmi di educazione stradale, non sono quindi arrivati nelle scuole italiane e sono invece stati adottati solo da alcuni dirigenti scolastici che hanno reputato la materia importante. Le Polizie Municipali che dovevano essere di ausilio agli insegnanti, in numerosi comuni italiani hanno però iniziato l’attività con percorsi di studio svolti fuori dall’orario obbligatorio, senza voto e senza riconoscimento formale.

“Basti dire – continua Altamura – che in molte città sono sorte anche delle vere e proprie piste di educazione stradale, in centinaia di Comandi esistono anche Nuclei di agenti e ufficiali dedicati e formati che, anche fuori del proprio orario di lavoro, svolgono con entusiasmo lezioni e analisi sui rischi e sui comportamenti corretti da adottare sulle strade con bambini e ragazzi, anche con riferimento ai diversi utenti della strada”. Ora Altamura e i suoi colleghi speravano nel tanto atteso passo in avanti che però molto probabilmente slitterà di un anno.

Educazione civica, corsa contro il tempo per non farla slittare di un  anno

La legge sull’introduzione a scuola dell’educazione civica è composta di 12 articoli e prevede che nel primo e nel secondo ciclo di istruzione fosse istituito l’insegnamento trasversale dell’educazione civica: iniziative di sensibilizzazione alla cittadinanza responsabile verranno invece avviate già dalla scuola dell’infanzia.

In Gazzetta però, come detto, ancora non ce ne è traccia. Secondo il primo firmatario della legge, il leghista Massimiliano Capitanio, “c’è ancora margine per la sua entrata in vigore, purché ci sia la volontà politica. Il momento, certo, non aiuta”.

Il provvedimento non ha incontrato obiezioni da parte del Quirinale dove è giunto subito dopo la sua approvazione e quindi il presidente Sergio Mattarella dovrebbe firmarlo in queste ore. Sarà poi Palazzo Chigi a dare l’input all’Istituto Poligrafico dello Stato per la sua pubblicazione.

Il problema, ammettendo che la legge venga subito pubblicata in Gazzetta Ufficiale, a questo punto sono i calcoli della decorrenza della legge: non si deve calcolare il 1 settembre come inizio dell’anno scolastico ma l’effettiva riapertura delle scuole che, a parte la provincia di Bolzano dove si torna in classe il 5 settembre, in tutte le altre regioni oscilla fra il 9 settembre del Piemonte e il 16 della Puglia.

Fonte: Repubblica, Corriere della Sera, Ansa