Elettrochoc di piazza per il Pdl. In mano a Berlusconi due “carte” e una “scartina”

Pubblicato il 19 Marzo 2010 16:55 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 18:26

Dovevano essere elezioni facili facili, a una settimana dal voto il Pdl invece un po’ ne ha timore. Paura proprio no perché per il centro destra non si profila sconfitta. Ma mancata vittoria questo sì, questa è una possibilità reale. E allora arriva per l’elettorato del Pdl l’elettrochoc di Piazza San Giovanni a Roma. La manifestazione, i cortei, il “mezzo milione” in piazza già prenotato e previsto dalla pressante richiesta-annuncio del leader, il “milione in piazza” che probabilmente sarà annunciato dal palco e dalla tv. Elettrochoc che sarà impartito da Silvio Berlusconi in persona.

Elettrochoc in tre “scosse”, due “carte” e una “scartina” in mano al presidente del Consiglio. La prima “carta” porta il nome convenzionale di “riforma istituzionale”. E’ una carta buona, calda. Nonostante la denominazione un po’ algida. Con riforma istituzionale Berlusconi intende e il suo popolo comprende: più poteri al capo del governo, tutto il potere a chi vince le elezioni e basta con controlli e limiti. Anche se controlli e limiti si chiamano presidenza della Repubblica e Corte Costituzionale. Soprattutto se controlli e limiti sono quelli della “vecchia politica”. La prima carta è il Berlusconi “impedito nel fare”, ha sempre funzionato finora, in qualche modo e misura funzionerà ancora.

La seconda carta è “grande, grande, grande”. Tre volte grande come Berlusconi l’ha battezzata l’altro ieri a Napoli. La “riforma della giustizia”. Si articola in “basta” con le intercettazioni che spiano e tengono sotto scacco il premier. Il premier ma anche gli “eroi” come Bertolaso. Gli “eroi” ma anche la fanteria semplice del governo e della maggioranza. Basta intercettazioni e basta Procure e magistrati che si muovono senza rendere conto al “potere che viene dal popolo”. Quindi “scudo” legale e di legge per gli eletti dal popolo contro le indagini, smontaggio del Csm che boicotta l’attività legislativa, “raccordo stretto” tra le direttive del ministero della Giustizia e l’azione penale esercitata dai magistrati. E’ la carta dell’assedio e del complotto. Giocata stavolta indicando l’inchiesta di Trani come “ridicola e illegale” e giocata indicando l’ostilità della magistratura alle liste elettorali del Pdl. E’ una carta, quella dell’assedio e del complotto, che altre volte ha avuto la funzione e l’effetto dell’asso pigliatutto. Stavolta è una “briscola”, può valere una mano, l’intera partita non si sa.

La terza carta è una “scartina”. Berlusconi l’ha battezzata “razionalizzazione delle tasse”. Abbassamento non può dirlo, troppo alti debito e deficit pubblici per calare le tasse. Dice allora “razionalizzazione”, cioè una sorta di augurio, di auspicio di meno tasse un domani. Un po’ meno di una promessa, quel che passa il convento dell’economia. Una “scartina” al posto della carta sicuramente vincente.

Con queste carte e altre più piccole d’appoggio Berlusconi si gioca la partita. Partita elettorale che doveva essere facile: cinque anni fa il cenro sinistra conquistò 11 Regioni delle 13 in cui si vota. Di mezzo c’è stata la grande vittoria del centro destra alle politiche, se gli italiani avessero votato come nel 2008 al centro sinistra di Regioni ne sarebbero rimaste tre. E infatti qualche mese fa il centro destra accarezzava e sussurrava il pronostico di nove Regioni a quattro, al massimo otto a cinque per il centro destra. Poi l’entusiasmo è molto prudenzialmente calato: con cinque Regioni conquistate e otto lasciate il Pdl farebbe festa o quasi. Ha in mano la Lombardia, il Veneto e la Calabria e quasi sicura è la Campania, il resto è incertezza e battaglia.

Dovevano essere elezioni facili facili. Ma ci sono stati gli assessori Pdl arrestati a raffica in Lombardia, mazzetta in mano. Berlusconi l’ha chiamata “finta” Tangentopoli. Ci sono stati i “birbantelli” della Protezione Civile. C’è stato il senatore Di Girolamo Pdl che presiedeva al riciclaggio di miliardi di euro illegali. C’è stata la corsa affannosa e affannata a comporre le liste, con relativi “pasticci”. C’è stato Tremonti che non ha in cassa un euro e altro debito non ne può e vuole fare. C’è stata la scoperta rabbia del premier contro qualche trasmissione Rai. E c’è la Lega che pare si stia “mangiando” al Nord una fetta di voti Pdl. E c’è, forse sopra valutata ma non inventata, una voglia di astensione che per la prima volta da anni non riguarda soprattutto la sinistra. Insomma i “delusi” non sono solo quelli del Pd ma si affaccia anche qualcuno del Pdl.

Dall’opposizione in molti leggono tutto questo come “declino” di Berlusconi. Più o meno Bersani ha detto: ancora troppo forte per essere finito ma non così forte per andare ancora più avanti. Una lettura in buona parte auto consolatoria. Non solo a fianco e oltre il Pd di Bersani circola una “narrazione” che vuole addirittura Berlusconi agli sgoccioli. Non sembra questa la situazione reale. Ma qualcosa c’è, semplice, concreta e modesta, eppur nuova: dovevano essere per Berlusconi elezioni facili facili e invece sono elezioni in cui Berlusconi rischia di farsi male. Lui lo sa e da Piazza San Giovanni lo griderà, metterà le mani avanti per non cadere.