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Elezioni 2018: si vota il 4 marzo, Mattarella scioglie il Parlamento entro il 29 dicembre

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Sergio Mattarella scioglierà le camere entro il 29 dicembre per andare a elezioni a marzo (foto Ansa)

ROMA – Si voterà il 4 marzo 2018 (salvo stravolgimenti: l’ipotesi 18 marzo non è ancora del tutto accantonata), e quindi la diciottesima legislatura dovrebbe avere inizio venerdì 23 marzo.

Ci siamo quasi.  Sarà una fine legislatura di poco anticipata rispetto alla scadenza naturale, prevista per il 14 marzo. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è pronto a firmare lo scioglimento delle Camere. Preso atto della conclusione della legislatura, potrebbe siglare già  giovedì. E il Consiglio dei ministri – che il 27 dicembre si riunisce, per parlare delle missioni all’estero – probabilmente lo stesso 28 dicembre (o al massimo venerdì) varerà il decreto che fissa le nuove elezioni per il 4 marzo prossimo.

Secondo la procedura, entro venerdì 29, in base all’articolo 88 della Costituzione, il Capo dello Stato convocherà i presidenti del Senato e della Camera e, una volta sentito il parere di Pietro Grasso e Laura Boldrini, emanerà il decreto di scioglimento dei due rami del Parlamento, ovviamente controfirmato dal presidente del Consiglio.

Lo stesso Paolo Gentiloni sarà poi ricevuto, molto probabilmente insieme col ministro dell’Interno Marco Minniti, da Sergio Mattarella per firmare il decreto di indizione delle elezioni, con il quale verrà fissata anche la data della seduta inaugurale delle nuove Camere, fissata non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni. Al voto i cittadini dovranno essere chiamati non prima del quarantacinquesimo giorno a partire dalla pubblicazione del decreto di fissazione dei comizi elettorali e non oltre il settantesimo dallo scioglimento delle Camere.

Durante il procedimento che porterà alla fine della legislatura Gentiloni rimarrà in carica, come già era successo nel 2001 quando il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ricevette l’allora presidente del Consiglio, Giuliano Amato, e poi quelli di Senato e Camera, Nicola Mancino e Luciano Violante, prima di firmare il decreto di scioglimento del Parlamento, controfirmato dal premier.

Così parlava Paolo Gentiloni nel marzo scorso del suo governo.

“I governi fanno quello che dice la Costituzione, non hanno particolari aggettivi. Noi abbiamo raccolto il testimone del governo Renzi, più che testimone direi ‘il campanellino’, quindi abbiamo molte cose da completare che ha fatto il governo Renzi e anche cose nuove importanti. La scadenza è la fine della legislatura, poi i governi possono finire prima se non hanno la maggioranza in Parlamento, ma io dico sempre ai miei colleghi che dobbiamo lavorare non avendo in mente la durata del governo ma le nostre responsabilità. Dunque se dovessi immaginare un aggettivo mi piacerebbe ‘rassicurante’ perché penso che l’Italia abbia bisogno di essere rassicurata”.  Quanto gli italiani si siano sentiti rassicurati nel suo periodo da premier lo sapremo molto presto.

Ci aspetta una campagna elettorale che difficilmente risparmierà colpi bassi da una parte politica e dell’altra. Probabilmente anche all’interno degli schieramenti.

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