Elezioni 2018, il vincitore è…dipende dai seggi non dalle percentuali

di Lucio Fero
Pubblicato il 15 febbraio 2018 11:56 | Ultimo aggiornamento: 15 febbraio 2018 11:56
Elezioni 2018, chi vince...dipende dai seggi non dalle percentuali. Guida ragionata al voto del 4 marzo

Elezioni 2018, il vincitore è…dipende dai seggi non dalle percentuali (foto Ansa)

ROMA – Elezioni 2018, il vincitore è…Nella notte tra il 4 e il 5 marzo e almeno per una mezza mattinata del lunedì post elettorale chi ha vinto sarà chiarissimo, e anche no. Sarà chiaro chi è arrivato primo nella conta dei voti? Sì, certo. E anche no. Attenti dunque a come televisioni, giornali, radio, web e social conteranno quella notte e quel mattino i voti per voi. Potrebbero mentire proprio no, ma non capire proprio sì.

Il vincitore delle elezioni 2018 (se ci sarà un vincitore) dipende dai seggi in Parlamento conquistati e non dalle percentuali di voti ottenuti. Le due cose coincidono infatti solo fino a un certo punto. Se coincideranno del tutto, allora non ci sarà un vincitore, non ci sarà una maggioranza in parlamento in grado di fare, votare e sostenere un governo. Un vincitore ci sarà solo se percentuali di voti ottenuti e seggi in Parlamento conquistati divergeranno nelle grandezze.

Camera dei Deputati, Montecitorio: i seggi da assegnare sono 630. Se venissero assegnati in quote corrispondenti alle percentuali di voti che i partiti otterranno nessuno avrà la maggioranza di 316 seggi. Non M5S, lo si dia anche alla percentuale del 30% abbondante, fa 190 seggi più o meno. Non l’alleanza Berlusconi, Salvini, Meloni e quarta gamba, li si dia pure al 37 per cento, fa 230/240 seggi. tanto meno l’alleanza Pd, Bonino, Insieme, Lorenzin, li si dia pure al 27/28 per cento tutti insieme, fa più o meno 170 seggi.

I voti ottenuti si conteranno in percentuali ma i seggi non saranno assegnati in fotocopia delle percentuali ottenuti. Circa un terzo dei seggi alla Camera saranno assegnati nei collegi uninominali dove chi arriva primo prende in percentuale il 100 per cento del seggio e il secondo e il terzo e il quarto prendono in percentuale lo zero per cento del seggio.

Quindi i calcoli, i conti veri vanno fatti così: M5S trenta per cento dei voti su due terzi dei seggi (400 circa) fa 120/130 seggi. Quanti dai collegi uninominali, in quanti collegi uninominali M5S arriva primo? Qui non c’è percentuale. Al Nord e al Centro pochi i collegi dove M5S può arrivare primo. Molti, almeno una quarantina quelli al Sud dove M5S può arrivare primo. Quindi dipende da questi collegi se M5S fa 140 o 190 seggi, la differenza tra sconfitta, anche col 30 per cento e vittoria, sempre con lo stesso 30 per cento.

Simmetricamente Berlusconi più Salvini e Meloni e Fitto vari: 37 per cento di due terzi dei seggi fa 160/170 seggi. Ma nei collegi del Nord il Centro-Destra-Centro prende quasi tutto, al Centro passa la mano o quasi e al Sud se la gioca proprio nella quarantina di collegi dove può arrivare primo se primo lì non arriva M5S. Se Berlusconi e alleati vincono nei collegi meridionali contesi con M5S portano a casa la gran maggioranza dei 200 circa collegi. E passano da 170 da percentuale a circa 300 seggi con la stessa percentuale. Berlusconi e soci con il 37 per cento, con lo stesso 37 per cento possono restare minoranza oppure fare maggioranza, la differenza tra vincere e perdere. Dipende dai collegi.

Dipende dai collegi anche se vince o perde il Pd con i suoi alleati. Come vincere? Il Pd vincere, ma non arriva terzo di sicuro? In percentuale sì. Ma se strappa qualche collegio a Nord e tiene i suoi collegi al Centro (al Sud è accreditato di un solo collegio) il 27/28 per cento al massimo dell’alleanza di centro sinistra può diventare non i 150/160 seggi da percentuale ma i 170/180 seggi da collegi. Il che potrebbe fare del Pd il gruppo parlamentare più numeroso. Perché il Centro Destra di gruppi parlamentari ne fa almeno quattro e M5S se non fa cappotto nei collegi al Sud può restare sotto i 180 seggi.

Un consolazione minima, una medaglia di legno quella del gruppo parlamentare più numeroso? Mica tanto, al gruppo parlamentare più numeroso può, se nessun altro ha la maggioranza, essere assegnato l’incarico di formare il nuovo governo. Fosse quello Pd il gruppo parlamentare più numeroso, a Gentiloni potrebbe essere assegnato l’incarico di tentare di formare nuovo governo mentre il suo di governo continua.

Quindi attenti la notte del 4 e la mattina del 5 marzo a come ve la contano e ve la contate. Contate i numeri dei risultati delle elezioni in modo…consapevole. Elezioni 2018, il vincitore è…

Il vincitore è il partito più votato in percentuale? Con tutta probabilità sarà M5S.

Oppure il vincitore è chi può formare una maggioranza di governo tra alleati? Allora con tutta probabilità, anzi certezza, potranno essere solo Berlusconi e Salvini e Meloni e centristi alleati.

Oppure il vincitore è chi, in assenza di maggioranze altrui, ha il gruppo parlamentare più numeroso e, pur sconfitto, ha in mano il pallino del futuro governo? Allora perfino il Pd.

Attenti a come li conteranno per voi i risultati e attenti a come li conterete da soli. Ricordatevi che ci sono varie gare: quella per arrivare primi in percentuale di voti raccolti, quella per avere più seggi in Parlamento, quella per avere il gruppo parlamentare più numeroso. Quella che conta davvero di gara è quella dei seggi.

E non dimenticate poi che non è per nulla, per nulla, per nulla vero che si vota per Salvini o Berlusconi o Di Maio o chi vi pare premier. Sono finzioni, finzioni cui fa da complice e palo anche l’informazione. Con legge elettorale maggioritaria (chi arriva primo prende premio in seggi e governa da solo) si vota di fatto in maniera diretta per il premier. Ma gli italiani con referendum hanno detto No a legge maggioritaria (Italicum). Quindi per loro scelta votano con legge proporzionale. Cioè mandano in Parlamento eletti dei vari partiti più o meno in proporzione. E qui, solo qui in Parlamento, si forma o non si forma una maggioranza.

Saranno i parlamentari eletti, i seggi conquistati appunto a decidere in forma diretta il premier. Non gli elettori, se non in forma indiretta. E accade per esplicita volontà popolare, lo ha deciso e scelto il 60 per cento dell’elettorato che ha votato No nel referendum 2016. Stupiti, non lo sapevate? Informatevi…già, ma dove?