Elezioni 2018, e adesso? Consultazioni e date, cosa succederà da qui ad aprile

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 marzo 2018 6:13 | Ultimo aggiornamento: 7 marzo 2018 13:25
Elezioni 2018, e adesso? Consultazioni e date, cosa succederà da qui ad aprile

Elezioni 2018, e adesso? Consultazioni e date, cosa succederà da qui ad aprile

ROMA – Elezioni 2018, e adesso? Appuntamenti e date, cosa succederà da qui ad aprile. I nuovi parlamentari appena eletti possono registrarsi nella loro Camera di appartenenza a partire dall’8-9 marzo. Il 23 marzo, un venerdì, si apre “la rumba”. Infatti, le nuove Camere sono già state convocate – lo ha deciso sempre lo stesso Capo dello Stato all’atto dello scioglimento ufficiale delle Camere che era stato decretato il 27 dicembre 2017 – per i loro primi atti. Atti non di scarso rilievo. Il primo è nominare non i due presidenti delle Camere ma i due presidenti della Giunta per le Elezioni (che, solo al Senato, si somma con quella del giudizio sulle Immunità e le Decadenze dei senatori) che devono proclamare, in modo ufficiale, i rispettivi eletti. Per prassi, di solito, questa carica viene affidata a un esponente dell’opposizione. Già, ma chi rappresenterà, nelle nuove Camere, l’opposizione?

Qualche nome in più arriverà, invece, dall’elezione dei due nuovi presidenti di Camera e Senato il cui iter, realisticamente, inizierà il 24 marzo. Ma anche qui c’è una differenza non da poco. Infatti, al Senato, dopo le prime tre votazioni, per le quali serve la maggioranza assoluta dei componenti dell’assemblea (161 voti su 312 membri, contando anche i sei senatori a vita, oltre ai 315 senatori eletti), si passa, dalla IV votazione in poi, al ballottaggio tra i due candidati più votati e, in caso di parità, passa il senatore più anziano (nel 1994 così Carlo Scognamiglio vinse su Spadolini). Alla Camera dei Deputati, dopo la maggioranza dei due terzi richiesta nei primi tre scrutini, dal IV scrutinio in poi serve la maggioranza assoluta dei membri dell’assemblea (316 su 630 deputati), ma se non si trova si va avanti a votare “a oltranza”, così dice il Regolamento.

Il Quotidiano ci spiega quindi il timing delle prime consultazioni.

Se quelli citati appena sopra sono i tempi per la formazione delle nuove Camere, realisticamente è impossibile pensare che, prima del 27 marzo (e già staremmo parlando di un mezzo miracolo…), i due rami del Parlamento siano nel pieno esercizio dei loro poteri. A quel punto, il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, salirà al Colle per rassegnare le proprie dimissioni nelle mani del Capo dello Stato e resterà in carica e, con lui, tutti i ministri solo “per il disbrigo degli affari correnti” come recita la formula di rito (fino a quel giorno, invece, sarà in carica “nei suoi pieni poteri”). Diciamo che, dal 27 marzo, queste procedure sono state espletate. Mattarella potrebbe, con una piccola forzatura sulla tempistica, ma con il fine di evitare il primo scoglio, figlio del calendario. Eh sì ci si mette pure il calendario a complicare la vita alla Politica italiana: dal 30 al 31, venerdì e sabato, fino a domenica 1 aprile, cade la Pasqua cristiana e in quei giorni le Istituzioni si fermano. Proprio per evitare un inizio al rallentatore non voluto, Mattarella inizierà il primo giro di consultazioni al Quirinale il 28/29 marzo, sempre che tutto abbia funzionato a dovere fino a quel giorno.

Sul Colle, salgano prima i presidenti delle Camere, poi i gruppi parlamentari congiunti di ogni partito di Camera e Senato, secondo l’ordine di grandezza, dal più piccolo fino al più grande. Prima domanda: il centrodestra si presenterà unito come somma di Lega+FI+FdI o diviso? Unito, forse. Seconda: i leader dei tre partiti ci saranno tutti e tre (Berlusconi, Salvini e Meloni)? Sicuramente sì. Terza: chi salirà al Colle insieme a Luigi Di Maio, per i 5Stelle? Insomma, Beppe Grillo ci sarà? Probabilmente no. Quarta: chi rappresenterà la delegazione del Pd, oltre ai due nuovi capigruppo, dato che il segretario del partito, Matteo Renzi si è dimesso? Probabilmente il presidente del partito, Orfini.

Quinta e ultima domanda: basterà il primo giro di consultazioni per formare nella testa del Capo dello Stato un’ipotesi di mandato – e di che tipo sarà? Pieno? Un pre-incarico? Esplorativo? – a una personalità politica rappresentante uno dei blocchi in campo (cioè uno dei diversi leader, può essere anche un non parlamentare ma non potrebbe essere comunque Berlusconi in quanto condannato), presente o meno in Parlamento, o a uno dei presidenti dei due rami del Parlamento, o a una figura terza, di caratura istituzionale? Beh, ovviamente, al momento non si sa… Siamo ancora agli inizi e, in ogni caso, diversi giorni se ne sono andati.. Diciamo il 2/3 aprile.

 

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