Elezioni 2018. Paola Zerman: Rivoluzione fiscale per la famiglia, perno della società, hub di lavoratori e risparmiatori

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 febbraio 2018 8:12 | Ultimo aggiornamento: 12 febbraio 2018 8:12
Elezioni 2018. Paola Zerman: Rivoluzione fiscale per la famiglia, perno della società, hub di lavoratori e risparmiatori

Elezioni 2018. Paola Zerman: Rivoluzione fiscale per la famiglia, perno della società, hub di lavoratori e risparmiatori

Paola Maria Zerman, Avvocato dello Stato, già Vice Commissario Straordinario del Governo per le politiche antidroga e coordinatrice della Commissione per la Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri dal 2003 al 2006, è candidata alla Camera con il “Popolo della Famiglia”, il partito fondato subito dopo il Family Day. È capolista a Roma e seconda a Verona.

D. Perché ha deciso di candidarsi e quali sono le politiche che il Partito intende portare avanti?

R. Ho scelto l’impegno in prima persona per un senso di giustizia. Sono una donna delle istituzioni e sono sdegnata nel vedere quanto l’istituzione fondamentale della società, la famiglia, sia da un lato trascurata e dall’altro attaccata, nonostante la Costituzione riconosca il suo essenziale ruolo di “società naturale fondata sul matrimonio”, sulla base dell’eguaglianza “morale e giuridica dei coniugi”, come si legge nell’art. 29. Inoltre “la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi”. Sta scritto nell’art. 31 ma tutto questo è rimasto sulla carta. Non si è fatto nulla di significativo.

D. A che cosa si riferisce?

R. Mi riferisco innanzitutto alla mancanza di una politica seria che, anche sotto il profilo fiscale, agevoli la formazione della famiglia e la cura dei figli, come abbiamo appena visto dall’art. 32 della Costituzione. In sostanza, rispetto ad altri ordinamenti nei quali lo stato riconosce che i figli sono il futuro della società, un investimento per tutti, in Italia da troppi anni sono state omesse quelle agevolazioni che in paesi come la Francia e la Svezia hanno determinato una ripresa della natalità. Con incentivi fiscali, come il quoziente familiare che determina l’ammontare dell’imposta in relazione al numero dei figli. Alcuni paesi, come la Norvegia, ad esempio,  assicurano un contributo sostanzioso alle famiglie per ogni figlio fino ai 18 anni. E per questi sono gratuite le scuole, compresi i sussidi didattici, le attività sportive e quanto favorisce la formazione dei cittadini e futuri lavoratori.

D. Perché ha scelto il Popolo della Famiglia? Tutti i partiti hanno nel programma elettorale aiuti alle famiglie e sostengo alla natalità.

R. Tutti ne parlano ma nessuno ha fatto qualcosa di significativo. Chi è al governo promette oggi cose che avrebbe potuto fare nei cinque anni precedenti. E chi è stato al governo ugualmente non ha fatto. Perché dovrebbero essere credibili se, quando hanno avuto la possibilità di realizzare politiche familiari adeguate, non hanno fatto nulla? Già dieci anni fa, quale consigliere giuridico del Vicepresidente del consiglio dei Ministri, ho coordinato una Commissione di studio sulla famiglia che ha prodotto precise proposte, la definizione di uno “Statuto del Diritti della Famiglia” e l’istituzione di un “Garante della Famiglia”. Erano stata previste anche concrete misure economiche come incentivi per l’acquisto delle case per le giovani coppie. Era un governo di Centro destra. Ma il progetto non ha avuto seguito, nonostante la diffusa condivisione.

Si dice che dai frutti conoscerete l’albero. I dati che ci fornisce l’Istat sono terrificanti. Una famiglia con più di due figli è già entro la soglia della povertà.

D. Mi consente una domanda che altri le avranno certamente fatto? Vale la pena candidarsi con un movimento così piccolo che ha deciso di rimanere autonomo senza collegarsi ad una delle coalizioni?

R. Questo partito nasce dal Family Day, da quella maggioranza silenziosa che si è riversata due anni fa al Circo Massimo. Ha fatto notizia per qualche giorno, tante promesse dai partiti, poi nulla. Le idee e le proposte maturate in quell’occasione sono rimaste inascoltate. Non c’è stata la grancassa che i mezzi di comunicazione riservano a ben altre questioni, certamente di minore rilievo sociale. Per noi c’è un silenzioso passaparola che si sta rivelando molto efficace. Già in occasione della raccolta delle firme per la presentazione delle liste non c’è stato bisogno di molto per ricevere adesioni ovunque in Italia.

D. Qualcuno potrebbe dire che il voto al Partito della Famiglia è inutile, anche se doveste raggiungerete il 3 per cento, come sembra indichino alcune rilevazioni. Non sarebbe stato meglio un’alleanza con il Centrodestra?

R. Chi parla ancora di voto utile o inutile non ha chiaro il nuovo sistema elettorale nel quale non c’è più il premio di maggioranza. L’elettorato ha dimostrato di essere diviso in tre poli, con un equilibrio instabile e precario. In questo contesto un piccolo partito di persone fortemente motivate può fare la differenza, può costituire il classico ago della bilancia.

D. Forse che il Partito della Famiglia si prepara a schierarsi? Insomma a fare il classico inciucio pur di salvaguardare la poltrona?

R. Assolutamente no. I candidati provengono dalla società civile, sono professionisti, madri e padri di famiglia, con figli a carico, che hanno pagato sulla loro pelle l’onestà e la coerenza del loro impegno. Questo fa la differenza.

D. In concreto, quali misure di sostegno alla famiglia intendete promuovere?

R. Innanzi tutto il reddito di maternità, 1000 euro al mese per le mamme che intendono dedicarsi alla cura dei figli, senza essere costrette dalle necessità economiche ad un impegno lavorativo pieno. Poi un abbassamento delle imposte in relazione al numero dei figli, come già ho accennato, secondo standard che già sono adottati in molti paesi d’Europa.

D. Le risorse ci sono? Dove pensate di trovarle?

R. Il sistema fiscale deve essere rivisto. Basti pensare all’elevatissima evasione, oltre 100 miliardi l’anno, in parte dovuto alla farraginosità della normativa tributaria, in parte dall’inadeguatezza dei controlli. Anche il fatto che non sono previste più ampie detrazioni e deduzioni che potrebbero far emergere il sommerso e favorire un alleggerimento della pressione fiscale. Penso ad esempio alle ingenti spese che sostengono i nostri anziani per i badanti che sono un costo per molti insostenibile. È un problema di giustizia. La rivoluzione fiscale può ben nascere dalla famiglia, da sempre al centro della società. La famiglia dove si collocano lavoratori e risparmiatori. Qui sta la società viva, con i suoi valori civili e spirituali.