Elezioni 2018, da Renzi a Di Maio 15% elettori Pd. M5s re del pubblico impiego: 41%

di Riccardo Galli
Pubblicato il 7 marzo 2018 9:30 | Ultimo aggiornamento: 7 marzo 2018 9:30
Elezioni 2018, dove vanno i voti: da Renzi a Di Maio 15% elettori Pd. M5s re del pubblico impiego: 41%

Elezioni 2018, da Renzi a Di Maio 15% elettori Pd. M5s re del pubblico impiego: 41%

ROMA – Due cannibali e tanti piccoli cannibalizzati. Nelle urne del 4 marzo il Movimento5Stelle che ora strizza l’occhio ai dem per una possibile maggioranza ha ‘rubato’ la fetta più grande di voti proprio al Pd mentre, nel centrodestra, la Lega è diventata la prima forza della coalizione conquistando voti che sino al 2013 erano di Forza Italia. Il tutto in un Paese ancora una volta diviso, oggi però più che altro spaccato a metà e non tripartito come accadde 5 anni fa. Che 5Stelle e Lega avessero fatto la parte dei mattatori in questa tornata elettorale è un dato evidente che non ha certo bisogno di analisi per essere confermato.

E’ invece interessate analizzare come questo risultato sia maturato, almeno per cercare di comprendere come si muovono i voti degli italiani e quindi come questi ragionano. E qui entrano in gioco i vari istituti di ricerca che subito dopo il voto hanno cominciato a sfornare dati su chi avesse votato cosa e su come il voto di oggi si fosse modificato rispetto a quello di ieri. Con risultati diversi ma comunque molto simili. Cominciamo dal Pd, grande sconfitto di questo voto riuscito nell’impresa di fare peggio di quanto si credesse alla vigilia nonostante un suo ridimensionamento fosse atteso. Dalle ormai famigerate europee del 2014 e da quel 40% che conquistarono allora, i dem hanno perso oltre il 50% dei voti. Che fine hanno fatto?

Una parte ha scelto di astenersi (circa il 10%), mentre una parte più piccola ha dirottato il suo voto su Liberi e Uguali (4%) o sulla lista Bonino (3.4%), ma il grosso ha scelto Lega (8.4%) o in misura ancora maggiore M5S (16%). Questo secondo i dati Swg, ma numeri simili sono quelli rilevati anche da altri ricercatori che hanno individuato come i grillini siano il partito che più ha attratto ex elettori dem con percentuali tutte in doppia cifra. Se i 5Stelle hanno avuto il loro maggiore serbatoio di crescita nei delusi del Pd, la Lega diventata forza motrice del centrodestra è cresciuta invece a scapito di quello che era sino a ieri il suo alleato di riferimento, cioè Forza Italia. A Parma ad esempio un elettore su due che nel 2013 aveva votato Berlusconi ha scelto Salvini, mentre a livello nazionale un voto ogni quattro conquistato dal Carroccio in più rispetto al passato è un voto che era forzista.

Ecco spiegato il sorpasso con, da una parte, la crescita impetuosa della Lega passata dal 4 al 18% e, dall’altro, lo smagrimento del partito di Berlusconi sceso in 5 anni dal 21 al 14%. Nel centrodestra la Lega ha inoltre ormai consolidato i propri consensi tra i lavoratori autonomi e gli operai, ottenendo però consensi rilevanti tra le casalinghe e di fatto avendo ormai fatto proprio il territorio di caccia che era di Forza Italia che oggi appare assai meno caratterizzata, salvo un picco tra i disoccupati, attratti evidentemente dalle promesse berlusconiane. Il Movimento 5 Stelle risulta invece molto trasversale, e non potrebbe essere altrimenti visti i numeri che dicono che un elettore su tre li ha scelti. Unica eccezione i dipendenti pubblici, dove il Movimento fa praticamente en-plein in quello che un tempo era uno dei principali bacini di voti per il centrosinistra: il 41% di loro ha scelto Di Maio. Il tutto in un Paese ormai diviso in due, con il Nord colorato dell’azzurro del centrodestra e il Sud del giallo grillino e dove rimane appena qualche puntino rosso a segnalare la presenza del centrosinistra.