È già primavera di elezioni: Tremonti lo sussurra, tutti pronti

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 4 Ottobre 2011 19:17 | Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre 2011 19:22

Giulio Tremonti (Lapresse)

ROMA –  Se la Spagna inizia a essere più credibile per i mercati, e diminuisce lo spread fra i Bonos e i Bund tedeschi “dipende anche dall’annuncio di nuove elezioni che di per sé è una prospettiva di cambiamento e quindi un’apertura al futuro”. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti è a Lussemburgo per l’Ecofin, contesto europeo, ma lo stagno dove getta questo sasso è tutto italiano. E a nulla valgono le sue precisazioni (“ma no, ho detto così per dire”) e la smentita del suo portavoce (“Da sempre quando parla all’estero con la stampa il Ministro Tremonti evita temi italiani”): sappiamo che il personaggio non è immune alla malizia. E sappiamo che la prospettiva delle elezioni politiche a primavera non è poi così remota.

Il voto resta l’unica soluzione per una maggioranza e un’opposizione paralizzate. Verso le elezioni spingono due fattori, uno esterno e uno interno. Quello esterno è il default probabile, annunciato, imminente della Grecia. Fallimento che accelera le procedure di salvataggio dell’euro, il timing lo hanno dato gli esperti dell’amministrazione Obama: “Avete cinque settimane”. E poi sarebbe una catena di fallimenti bancari. Intanto già Dexia, la prima banca del Belgio, ha visto il suo titolo calare in borsa del 35% in due giorni: la zavorra ce l’ha in cassaforte, sono i 21 miliardi di euro di titoli di Stato di Pigs e Italia che detiene.

Se fuori dalla porta di casa tira aria di tempesta, dentro casa è il caos. I partiti non troveranno mai un’intesa sulla legge elettorale, perché se a Berlusconi e alla Lega conviene il mantenimento dello status quo, il Terzo Polo è proporzionalista, Idv e Sel sono maggioritari, il Pd è l’uno e l’altro. Però, se l’intesa è impossibile, il referendum è invece probabilissimo: un milione e duecentomila firme raccolte significa che la Corte Costituzionale deciderà a gennaio di indire un voto a giugno.

Ecco il fattore interno: l’unico antidoto al temuto referendum è andare a votare per le politiche prima, con la vecchia legge. Anche perché a un governo tecnico il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non ci ha mai creduto. E del resto neanche un’invasione degli alieni riuscirebbe a compattare nella “solidarietà nazionale” una rissosa pattuglia che va da Angelino Alfano a Rosy Bindi.

Quindi elezioni subito, non per amore ma per forza. E se anche Berlusconi facesse una mezza battuta del tenore di quella di Tremonti, allora sapremmo che sarebbe caduto anche l’ultimo ostacolo sulla strada del voto anticipato.