Elezioni Bibbiano e Pilastro, una madre e un citofono di troppo

di Riccardo Galli
Pubblicato il 27 Gennaio 2020 11:36 | Ultimo aggiornamento: 27 Gennaio 2020 11:36
Elezioni Bibbiano e Pilastro, una madre e un citofono di troppo

Elezioni Bibbiano e Pilastro, una madre e un citofono di troppo (Foto Ansa)

ROMA – Bibbiano e Pilastro, una mamma e un citofono di troppo. La Lega non sfonda e anzi sprofonda nelle due piazze simbolo della campagna elettorale salviniana in Emilia. A Bibbiano, comune in cui nel racconto leghista i comunisti praticamente mangiavano i bambini, vince il candidato dem Stefano Bonaccini. Stesso risultato al Pilastro, teatro delle citofonate di Matteo Salvini, dove la Lega rimane molto al di sotto della sua media nazionale e regionale.

La colpa è proprio di Matteo Salvini che ha fatto e strafatto la campagna elettorale, eclissando di fatto la sua candidata che è sembrata poco più che una valletta, e trasformando il voto in Emilia in un referendum su di sé. E se qualcuno trova qualche elemento comune con l’altro Matteo Renzi, che trasformò un referendum costituzionale in un voto sulla sua persona uscendone malconcio, fa bene.

L’errore infatti è molto simile. “Ha alzato troppo i toni”; “Ha messo sul piatto troppa violenza e demagogia”; “Ha sfruttato e calcato la mano su aspetti e persone troppo cinicamente”, si sente ripetere oggi, all’indomani del voto, su quanto fatto da Matteo Salvini nella campagna elettorale che doveva portare alla “liberazione” dell’Emilia. Ed è vero.
Anche se è altrettanto vero che in altri momenti e in altre elezioni urla e demagogia pagano e hanno pagato.

Elezioni Bibbiano: Salvini con le ossa rotte.

Ma così non è andata a Bibbiano, il comune in provincia di Reggio Emilia al centro dell’inchiesta “Angeli e demoni” sui cosiddetti bambini rubati più volte citata e cavalcata durante i comizi della campagna elettorale per le regionali: nelle sette sezioni Stefano Bonaccini (centrosinistra) ha ottenuto il 56,7% delle preferenze mentre Lucia Borgonzoni, candidata del centrodestra, il 37,43. Bene è andato anche il Partito democratico che ha ottenuto il 40,7%, con la Lega ferma al 29,46. Un risultato piccolo ma enormemente simbolico.

La Borgonzoni si era persino presentata e fatta fotografare in Senato, dove siede, nel giorno del voto per la fiducia al Conte bis con una maglietta bianca con la scritta “Parliamo Di Bibbiano”, con le lettere P e D colorate di rosso mentre il suo capo partito Salvini aveva battuto e ribattuto sul tema bambini rubati, portando a Pontida una bambina che poi si scoprì non essere nemmeno del comune emiliano ma spacciata come tale, e chiudendo la campagna elettorale proprio a Bibbiano, con la mamma di Tommaso Onofri, il piccolo rapito e ucciso quando aveva solo 18 mesi. Nessun legame tra le due vicende se non quello del voler giocare e puntare sui bambini e sull’emozione. E poco importa che la magistratura abbia smontato buona parte di quello che era già stato definito “modello Bibbiano”.

Elezioni Pilastro, Salvini e il citofono.

Peggio ancora è andata là dove Salvini ha indossato i panni del giustiziere del citofono. Lì, al Pilastro, quartiere di Bologna, la Lega non è andata oltre il 18% e basta questo, ripensando alle Lega che puntava al 40% solo poco tempo fa a dare la misura del risultato. Per quanto potesse sembrare telegenico il citofono è stato invece un boomerang. Anche perché a premerlo in un rigurgito da “notte dei cristalli” è stata la stessa persona che sino a pochi mesi prima sedeva al Viminale. L’ex ministro dell’Interno. E, a parte l’ironia che lo ha sommerso nei social, spesso suo veicolo privilegiato per la comunicazione, anche l’opportunità si è in questo caso manifestata contro di lui.

Una mamma, forse due, e un citofono di troppo dunque per un risultato che voleva essere una spallata e chi si sta rivelando invece un balsamo per il governo. I 5Stelle in queste condizioni, precipitati dal 30 al 5/6%, difficilmente vorranno ora misurarsi con le urne e resteranno quindi aggrappati alla barca-esecutivo con il Pd che, invece, si sveglia oggi molto più forte e quasi al timone di quella barca.