Elezioni a rischio? Il 21/2 in Cassazione la legittimità del voto per posta degli italiani all’estero

di Redazione Bltz
Pubblicato il 22 gennaio 2018 10:31 | Ultimo aggiornamento: 22 gennaio 2018 10:31
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Elezioni a rischio? Il 21/2 in Cassazione la legittimità del voto per posta degli italiani all’estero

ROMA – Elezioni a rischio? Il 21/2 in Cassazione la legittimità del voto per posta degli italiani all’estero. Manca poco alle elezioni politiche del 5 marzo, ma solo il mese prossimo sapremo cosa stabilirà la Corte di Cassazione in merito all’esercizio del voto dei cittadini italiani all’estero iscritti alle liste elettorali, voto per posta, a distanza, le cui modalità scontano un pregiudizio sulla sua validità non ancora del tutto sanato.

A rischio le prossime elezioni? Il 21 febbraio la Consulta, su richiesta del giudice Barison del tribunale di Venezia, deciderà sulla legittimità del voto per posta dei cittadini italiani all’estero perché non assicura la segretezza, la personalità e la libertà del voto, sia nella fase della sua manifestazione, la quale non avviene in luogo presidiato.

Pertanto “non vi può essere una garanzia assoluta che l’elettore sia da solo e che dunque il voto sia realmente «personale» e «libero»; sia – successivamente – con la sua «comunicazione» alle sedi consolari, specie ove la segretezza della corrispondenza non sia adeguatamente garantita dal servizio postale locale”, come si legge nell’articolata ordinanza pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 17 gennaio scorso (leggi qui il testo completo). Sotto accusa è la legge Tremaglia n. 459 del 27/12/2001 artt. 1, 2, 4 bis, 12 e 14 per presunta violazione degli articoli 1 e 48 della Costituzione.

“Abbiamo vinto. Il Tribunale di Venezia ci ha dato ragione, accogliendo il ricorso che il dott. Cellini, un veneziano residente in Slovacchia, e il sottoscritto  – ha dichiarato Antonio Guadagnini, consigliere regionale di ‘Siamo Veneto’ -, abbiamo presentato, più di un anno fa, unici in Italia, sollevando la questione di incostituzionalità della normativa che regola il voto degli italiani all’estero, in quanto non garantirebbe la libertà e la segretezza del voto. Il Tribunale, nell’Ordinanza di rimessione, ha affermato, in particolare, che ‘il voto per corrispondenza presenta tali e tante ombre da far persino dubitare che possa definirsi voto’, e ha rimandato tutto al giudizio della Corte Costituzionale”.

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