Elezioni Comunali. Roma: azzerati i vertici Pd

Pubblicato il 24 Aprile 2013 14:15 | Ultimo aggiornamento: 24 Aprile 2013 14:16
Elezioni Comunali. Roma: azzerati i vertici Pd

Marco Miccoli, segretario del Pd romano appena commissariato

ROMA – Elezioni Comunali. Roma: azzerati i vertici Pd. Gentiloni invita a Marino ad “allargare il campo”.  A un mese dall’elezione del sindaco della Capitale, la segreteria del Pd romano ha subito un terremoto politico: decapitati i vertici dopo le polemiche e lo scontro tra correnti delle ultime settimane e che hanno visto il segretario cittadino Marco Micccoli soccombere alle richieste di chi ne chiedeva la destituzione causa doppio incarico (è stato eletto deputato). Miccoli, della corrente del neo presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e sostenitore di Ignazio Marino, era stato accusato di favorire il proprio candidato a dispetto delle altre componenti, dai franceschiniani ai renziani, compatti nello stigmatizzare la gestione troppo centralistica e l’asse del partito troppo esposto a sinistra.

Al segretario regionale Gasbarra non è rimasto altro da fare che indire una riunione d’urgenza, sciogliere la segreteria e affidare il partito a un presidente di garanzia, il consigliere regionale Eugenio Patanè. La sensazione è che ciò che avviene al centro, fatti notevoli come la giubilazione di Bersani, si ripercuota sulle scelte locali. In ballo, al momento, c’è la definizione delle liste e la costituzione di un comitato elettorale per la campagna di Ignazio Marino. Che nel frattempo ha ricevuto l’endorsement di Paolo Gentiloni, competitor sconfitto  del chirurgo alle primarie e legato politicamente ai renziani, che hanno formato un’associazione.

Appoggio a Marino in nome dell’unità e per senso di disciplina (ha votato il popolo Pd) ma invito forte “ad allargare il campo”. A non guardare cioè solo a sinistra, con il rischio di parlare soltanto a un 30% dell’elettorato potenziale. Gentiloni assicura che a Roma non si gioca una partita parallela a quella nazionale, non ci sono rese dei conti lasciate in sospeso ma avverte Marino: “Non deve pensare di utilizzare la candidatura a sindaco per entrare in una dialettica nazionale tra Pd e Sel”. L’avviso c’è perché forte è il sospetto che Ignazio Marino si faccia eleggere da un fronte progressista unito per poi trasferire armi e bagagli al partito di Vendola.