Elezioni a giugno non si può: settembre la prima data utile

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 aprile 2018 20:23 | Ultimo aggiornamento: 30 aprile 2018 20:23
Elezioni a giugno, non si può per i tempi di scioglimento delle Camere

Elezioni a giugno non si può: settembre la prima data utile

ROMA – I leader dei partiti politici continuano a chiedere il voto a giugno, ma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non potrà accontentarli. Servono almeno 45 giorni infatti per poter sciogliere le Camere e tornare alle urne, motivo per cui è difficile che il capo dello Stato riuscirà a convocare il voto per il 24 giugno, più probabile invece un ritorno alle urne per settembre.

A quasi due mesi dalle elezioni politiche dello scorso 4 marzo, con le Camere elette da appena due mesi e pochi giorni, il presidente della Repubblica dovrebbe scioglierle per poter rinviare gli italiani alle urne in assenza di un governo. I tempi di scioglimento infatti sono obbligati dai 45 ai 70 giorni prima delle elezioni. Per poter votare il prossimo 24 giugno insieme ai ballottaggi delle amministrative, sarebbe necessario sciogliere le Camere entro il 9 maggio, motivo per cui ipotetiche elezioni sarebbero più plausibili a settembre.

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Una scadenza difficile anche se non impossibile da rispettare: in otto giorni il Capo dello Stato dovrebbe effettuare un giro di consultazioni per verificare la formale impossibilità di formare una maggioranza in Parlamento e poi procedere allo scioglimento delle Camere (che per allora non avrebbero approvato una sola legge dall’inizio della legislatura).

Il Parlamento deve essere sciolto dal presidente della Repubblica tra i 45 e i 70 giorni prima della data fissata per le elezioni Politiche. Per avere il minimo di 45 giorni previsto, così da consentire il voto il 24 giugno, dunque, le Camere andrebbero sciolte al massimo il 9 maggio.

Tuttavia, il ministero dell’Interno ha in più occasioni, pur se informalmente, fatto rilevare che perché la macchina elettorale proceda spedita e senza intoppi tra lo scioglimento ed il voto ne servono in media almeno sessanta. A rallentare il complesso ingranaggio del procedimento elettorale sono soprattutto gli adempimenti relativi al voto degli italiani all’estero, che si esercita per corrispondenza. Dino Martirano sul Corriere della Sera scrive:

“La finestra elettorale del 24 giugno si è già chiusa (a luglio non si possono aprire le urne perché si sfavorirebbe troppo l’esercizio del ritiro di voto dei cittadini) perché da quando c’è il voto all’estero (la legge Tremaglia è del 2001 ma è stata applicata per la prima volta nel 2006) i 45-70 giorni di anticipo – previsti dalla Costituzione per lo scioglimento sulla data del voto – diventano almeno 60.

Dunque, servono sicuramente non meno di due mesi di «preavviso»per andare alle urne. Se si votasse il 23 settembre, lo scioglimento delle Camere da parte del capo dello Stato potrebbe avvenire, dunque,tra il 13. E il 23 luglio. Ma anche in questo caso, Sergio Mattarella nelle prossime 9 settimane e mezzo dovrà comunque esplorare (o far esplorare) tutte le residue possibilità di assicurare un governo agli italiani”.

Se le camere venissero sciolte entro la metà di settembre, la finestra per tornare al voto sarebbe tra la fine di ottobre e la fine di novembre: in questo lasso temporale dovrebbero tenersi elezioni regionali in Trentino ed in Basilicata. Ove ciò si verificasse, sarebbe la prima volta che il’Italia voterebbe per le Politiche in autunno: fino ad ora si sono sempre tenute tra marzo e giugno tranne che nel 2013, quando si votò il 24 e 25 febbraio.