Lazio caduto, Lombardia vacilla: ma quando si vota?

Pubblicato il 11 Ottobre 2012 11:31 | Ultimo aggiornamento: 11 Ottobre 2012 11:32
Roberto Formigoni (Foto Lapresse)

ROMA – Una è caduta, l’altra è in bilico. Ma in Lazio e in Lombardia quando si vota? A Roma il Consiglio è caduto, la presidente Polverini già dimessa. A Milano Formigoni è in bilico, appeso a una maggioranza risicata con la Lega che scalcia.

Dopo l’arresto di un assessore, giovedì è arrivato l’ultimatum alla Lega di Roberto Formigoni alla Lega. Il senso del messaggio è: se io cado, voi venite a fondo con me. E se voi mi fate cadere, cadranno anche Veneto e Piemonte come effetto domino. Prova la resistenza a oltranza Formigoni, assediato dalle inchieste giudiziarie (mercoledì è stato arrestato l’assessore alla Casa Zambetti, Pdl), in virtù del patto elettorale stretto con i leghisti. ”Mi sono sentito con il presidente Berlusconi e con il segretario Alfano, che hanno confermato la linea del Pdl: se cade la Lombardia un secondo dopo cadono Veneto e Piemonte”. Sì perché il partito di Maroni minaccia di ritirare l’appoggio a Formigoni e lui ha ritirato le deleghe a tutti gli assessori leghisti. Prova la resistenza fino all’ultimo, in pochi credono che reggerà fino al 2015 con il Consiglio con il maggior numero d’indagati in Italia (13 su 80). La data delle elezioni? Nessuna certezza.

Nel Lazio la presidente le dimissioni le ha già decise. Ma la data delle elezioni non è affatto sicura. Di prassi ci vogliono tre mesi, e nel frattempo la giunta resta in carica per la normale amministrazione. Ma il Pdl per primo vuole votare più avanti, dopo Natale. Magari in un election day per fate tutt’uno con le politiche. Tra sei mesi, tanto per recuperare consenso. Certo, il caso Maruccio, il “Fiorito dell’Idv”, le cose potrebbero subire un’accelerazione.

Ma se vincesse la linea Pdl con sei mesi di “limbo” rischia innanzitutto di naufragare il piano di rientro dal debito sanitario. Oltre che, senza un governo vero e proprio, non verranno attivati bandi pubblici, non verranno distribuiti i fondi e le risorse, in stallo anche le leggi su turismo e commercio, sul piano energetico regionale, sul piano operativo dei rifiuti, per la ricerca. Morale: si ferma il Lazio, i conti si aggravano ancora di più e il rischio concreto è un aumento di Irpef e Irap regionali. Il Lazio è caduto ma galleggia, la Lombardia vacilla ma per ora resiste. Quando si vota, è ancora un pronostico difficile.