Elezioni regionali: aperti i seggi alle 8 di domenica

Pubblicato il 28 Marzo 2010 10:47 | Ultimo aggiornamento: 28 Marzo 2010 11:39

Si sono aperti alle 8 di domenica 28 marzo i seggi per la prima giornata di voto delle elezioni amministrative regionali ecc. edizione 2010.

Un po’ insonnoliti i primi elettori, a causa dell’anticipo di un’ora imposto dall’ora legale, che ha pesato anche agli insonni incalliti.

Si vota per le regionali in 13 regioni, per le provinciali in 4 province e per le comunali in 462 comuni. Oggi i seggi resteranno aperti fino alle 22 per poi riaprire domani, lunedì 29 marzo, dalle 7 alle 15.

Sono 41 milioni gli italiani chiamati a scegliere i governatori di 13 Regioni. In ballo non c’è solo il voto a livello locale, e non c’è solo nemmeno l’assetto politico del Paese. Su queste elezioni pesa anche l’incognita del nuovo grande partito dell’astensione, che nella vicina Francia ha superato la metà del corpo elettorale: con l’astensione molti cittadini esprimeranno il loro voto di sfiducia complessivo nei confronti della classe politica nel suo insieme. Si tratta di un atteggiamento molto diffuso quanto pericoloso, perché la assenza dalle urne e il mancato esercizio di un diritto fondamentale può alimentare propositi molto cattivi in anime nere, di cui, in giro per il mondo e anche per l’Italia, c’è abbondanza.

Se si resta nel corso principale delle valutazioni politiche del momento, la posta in gioco è multipla: la fiducia nel governo di Silvio Berlusconi e le conseguenze nel Pdl, il destino del Pd guidato da Pierluigi Bersani, i prossimi giochi-forza tra il Pdl e la Lega di Umberto Bossi, pronta al grande sorpasso al Nord e decisa a prendersi Veneto e Piemonte.

Dopo una campagna elettorale segnata da errori di percorso, liste depositate in ritardo e ricorsi al Tar, il Belpaese elegge 13 presidenti di Regione con i rispettivi Consigli regionali in Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria.

Le elezioni sono un vero e proprio banco di prova per maggioranza e opposizione: nessuno riuscirà di fatto ad aggiudicarsi il governo di tutte e tredici le Regioni ed è difficile che il centrosinistra mantenga le sue 11 guadagnate cinque anni fa rispetto alle 2 in mano al centrodestra (Lombardia e Veneto). Per il centrosinistra sarebbe una vittoria se finisse 9-4. Infatti si dà per assodato che oltre a Lombardia e Veneto, lascerà in mano al centrodestra anche Campania (sebbene De Luca sia in rimonta) e Calabria (dove l’Idv corre da sola). In cinque Regioni, invece, sembra scontata la vittoria del centrosinistra: Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria e Basilicata. L’assetto politico nazionale risentirà dei voti nelle quattro Regioni ancora in bilico perché la vera partita si gioca in Liguria, Lazio, Puglia e Piemonte.

Se il centrodestra riesce a vincere anche solo in due di esse farebbe un vero e proprio colpo: le più probabili potrebbero essere Lazio e addirittura Liguria, storica regione “rossa” dove il presidente uscente, Claudio Burlando del centrosinistra, si ricandida con l’appoggio dell’Udc. Il centrodestra propone invece Sandro Biasotti. Ma in Puglia la vittoria del candidato di sinistra Nichi Vendola non è affatto scontata. Lo sfidante Rocco Palese è in rimonta, ma a pesare è il fattore Adriana Poli Bortone: a chi toglierà i voti la senatrice “scissionista” del Pdl, appoggiata anche dall’Udc di Pier Ferdinando Casini?

Nel Lazio, invece, la candidata di centrodestra, Renata Polverini, era strafavorita dopo lo scandalo trans dell’ex governatore Piero Marrazzo, ma il caos liste del “pasticcione” Alfredo Milioni che ha causato l’esclusione della lista Pdl a Roma e provincia, l’ha sicuramente penalizzata. Resta dunque probabile un testa a testa con la candidata di centrosinistra Emma Bonino.

In Piemonte, invece, la tenuta del governatore uscente Mercedes Bresso, “deliziata” dalle offese del premier Berlusconi, sembrava inattaccabile ma l’avversario Roberto Cota potrebbe sfruttare il momento d’oro della Lega e soprattutto l’abilità degli uomini del Carroccio nell’ amministrare gli enti locali. Pochi giorni fa il presidente del Consiglio aveva spiegato: «Se finisse 7 a 6 per il centrosinistra sarebbe una sconfitta clamorosa, un risultato decisamente inaccettabile». Evidentemente per Bersani non sarebbe così. Berlusconi e i suoi sognano un 10 a 3 oppure un 9 a 4, ma si accontenterebbero anche di un 8 a 5 perché comunque vada il centrodestra ha tolto agli avversari l’egemonia sulla maggior parte delle Regioni.