Elezioni Regionali Lazio. Carlo Picozza: “Con Zingaretti per una sanità più umana”

Silvia Di Pasquale
Pubblicato il 2 febbraio 2018 7:07 | Ultimo aggiornamento: 1 febbraio 2018 16:27
Elezioni Regionali Lazio. Carlo Picozza intervista

Carlo Picozza, capolista nel Lazio per la Lista Civica pro Zingaretti

ROMA – “Rimarrò quello che sono”: questa la promessa di Carlo Picozza, giornalista e capolista della Civica Zingaretti Presidente nel collegio di Roma alle prossime elezioni regionali.

A Repubblica si è occupato per anni di cronache legate alla sanità ed è stato recentemente eletto consigliere dell’Ordine dei giornalisti del Lazio. Ora però è tempo di politica per Picozza, pronto a mettere la sua esperienza al servizio dei cittadini.

La scelta del governatore uscente di schierare Picozza è tutt’altro che scontata, considerando che il giornalista non è mai stato tenero con nessun amministratore quando si è trattato di parlare della parte marcia della sanità. Non a caso Picozza è tra i fondatori di Nobavaglio PRESS, rete di giornalisti che si batte per il diritto dei cittadini a essere informati correttamente. Un incorruttibile.

“Chi mi conosce sa che ho fatto questa scelta con il cuore e con la testa” spiega Picozza a Blitz Quotidiano. “Se dovessi sedere in Regione Lazio non cambierei, sarei autentico, resterei un rompiscatole. Quello che ho fatto da giornalista lo farò da consigliere. A fronte delle ingiustizie che ho combattuto, voglio servirmi di quello che conosco, soprattutto in un settore di cui mi sono occupato per anni: la sanità. Ho fatto molte inchieste. Con Lady Als finirono in galera 107 persone. In uno dei miei articoli ho raccontato la mia notte da incubo al pronto soccorso San Giovanni di Roma, Ezio Mauro mi disse di scriverlo in prima persona. Per quel pezzo sono stato subissato di mail”.

Tra Movimento 5 Stelle e la destra non ha dubbi: “Temo i secondi. Nel Movimento Cinque Stelle c’è una componente di militanti e votanti che credono in quello che fanno”. Quanto alla sinistra, non ci va giù leggero: “La crisi vera non è quella di strategie o rappresentazione, ma di umanità e cultura. La sinistra non riesce più a parlare al cuore della gente. In una crisi come quella che stiamo vivendo, chi grida più forte per certe storture dei partiti è chiaro che la fa da padrone. Gli M5s non vanno demonizzati, ma a Virginia Raggi non do la sufficienza, forse un 5 –. Non voglio associare l’immondizia ai 5 Stelle, però la città va presentata pulita”.

Dopo quasi 10 anni la sanità del Lazio si avvia alla fine del commissariamento straordinario da parte del Governo. “Bisogna finire il lavoro e tenere a bada i partiti. Il grosso è stato fatto.” specifica il consigliere dell’Odg, convinto che una soluzione di continuità in questo momento storico non sia la soluzione giusta. Ma c’è un deficit molto più grave per Picozza che va risanato, ovvero l’impellente necessità dell’umanizzazione delle cure. E’ questo l’argomento che più lo anima quando parla della sua candidatura:

“E’ necessario fare in modo che curando le persone la loro dignità cresca – sottolinea il candidato – E’ una parte fondamentale della guarigione. Il paziente deve capire che è in buone mani, con il personale deve esserci un patto. Io non ho una ricetta, ma un’indignazione profonda. A conti quasi risanati, c’è bisogno di un nuovo umanismo”.

Oltre alla sanità, Picozza è convinto che “bisogna restituire il mal tolto”, riferendosi all’addiziona Irpef e all’Irap. “Siamo i contribuenti più tartassati d’Italia“. Sulla questione vitalizio, Picozza ha le idee chiare: “Questo retroterra di privilegio va abolito, sei al servizio delle persone, bisogna essere remunerati come un giornalista o un avvocato”.