Elezioni Regionali: 5 a 1 e Zingaretti/Pd scoprono essere alleati del nulla

di Lucio Fero
Pubblicato il 2 Settembre 2020 13:18 | Ultimo aggiornamento: 2 Settembre 2020 13:18
Elezioni Regionali: 5 a 1 e Zingaretti/Pd scoprono essere alleati del nulla

Elezioni Regioni: 5 a 1 e Zingaretti/Pd scoprono essere alleati del nulla (Foto d’archivio Ansa)

Elezioni Regionali, si vota 20 e 21 settembre. In sei Regioni:  Veneto e Liguria già governate dalla Destra, Toscana, Marche, Campania e Puglia con amministrazioni di sinistra.

Elezioni Regionali. Si parte da un 4 a 2 per la sinistra, anzi si partiva…Fino a pochi giorni fa il pronostico era per un “semplice” 4 a 2 rovesciato però. E cioè 4 a 2 per la Destra, con Marche e Puglia che passavano appunto alla Destra. Poi il cattivo tempo per la Sinistra è diventato bomba d’acqua elettorale.

ELEZIONI REGIONALI LA BOMBA D’ACQUA DEI SONDAGGI

Sondaggi, ne sono arrivati due tremendi per la Sinistra, due quelli resi noti. Dicono che Emiliano in Puglia tiene a fatica il passo dell’avversario Fitto e che in Toscana l’uomo della Sinistra è appena un passettino davanti alla donna della Destra. Dicono i due sondaggi che altro che 4 a 2, dicono che 4 a 2 per la Destra è oggi per la Sinistra quasi da metterci sopra la firma. Perché può finire 5 a 1.

SE RESTA SOLO DE LUCA

Se resta solo De Luca in Campania governatore ascrivibile alla Sinistra, la Sinistra intesa come Pd chiude a zero. De Luca non è certo una creatura né una conseguenza della linea politica di Zingaretti segretario del Pd. De Luca è…De Luca.

Se perde in Toscana e Puglia e Marche (oltre che ovviamente in Liguria e Veneto), allora il Pd di Zingaretti le ha perse tutte. Non solo le Regioni ma anche la ragioni, le ragioni di una linea politica.

L’ALLEANZA/FUSIONE CON M5S

Fin dai tempi di Renzi segretario Zingaretti e un bel po’ di Pd (quello che si autodefinisce e si sente di sinistra-sinistra) sognava, sperava, lavorava ad una alleanza con M5S.

Alleanza fondata sull’idea (impressione, miraggio?) che M5S fosse in fondo e alla fine una cosa…di sinistra. Nel frattempo Di Maio dava vita con Salvini al governo più di destra della storia della Repubblica italiana ma…fa niente. Zingaretti e il Pd di sinistra verace sempre a M5S pensavano. Fino a che è arrivato l’agognato governo con M5S. Sorvolando sulla circostanza unica sul pianeta per cui il premier del governo di Destra dura resta lo stesso del governo di sinistra verace.

MA PD E M5S COMBACIANO PERO’ NON CI AZZECCANO

Pd e M5S combaciano al governo ma nel governare non si baciano mai. Perché l’uno con l’altro non ci azzeccano. Clamoroso l’esempio del Mes: un leader politico (magari Zingaretti se leader fosse) ci poteva far sopra una campagna e una vittoria elettorale. Trentasei miliardi freschi da trasformare, mettiamo, in tamponi per tutti e infermieri in ogni scuola che riapre, assicurazioni e carezze alla pubblica opinione e assunzioni pubbliche. Invece Zingaretti per il via libera al Mes aspetta il passi, se mai verrà, di M5S. 

Clamorosa la narrazione del governo, di Conte. Cui Zingaretti si adegua, forse non con piena consapevolezza di quel che fa: sì con entusiasmo ai miliardi europei del Recovery Fund, che sono vincolati a controllo europeo raggiungimento obiettivi e a selezione europea obiettivi da finanziare e no ai miliardi europei del Mes che non hanno vincoli di destinazione se non quello della Sanità e pure Sanità in senso lato.

Viene raccontato al paese tutto che 200 e passa miliardi sono lì pronti e il governo italiano li spartirà tra territori fisici e sociali, tanto paga Europa. Zingaretti? Sul tema non pervenuto.

Zingaretti si adegua alla narrazione falsa perché ha un supremo e strategico obiettivo: l’alleanza/fusione con M5S. Ovviamente con appositi “cantiere”.

ELEZIONI REGIONALI: NEL FRATTEMPO M5S TRAMONTA

La strategia di Zingaretti ottiene dalla realtà tutte le smentite possibili.

La prima, nel frattempo della alleanza/fusione M5S tramonta: ovunque dimezza il suo elettorato. E la parte di elettorato che se ne va in gran parte va a votare la Destra di Salvini e oggi soprattutto Meloni. Non era M5S una cosa…di sinistra? 

Pochi ricordano l’analisi di D’Alema quando sentenziò la Lega essere una “costola” della sinistra. Si è visto cosa sia la Lega. Ecco, analoga finezza di analisi e lettura del reale vi è nella certezza del Zingaretti/Pd che M5S sia cosa di Sinistra.

M5S, PORTA IN FACCIA AL PD

Qualunque cosa sia M5S, comunque si dimezza. Ma ci si può alleare/fondere anche con qualcosa che non vale più il 30% dell’elettorato ma solo il 15%. E che succede? Succede che quel 15%, anche il 15% restante, sbatte la porta in faccia al Pd. Nelle Marche, in Puglia. Alleanza solo in Liguria e solo perché lì fin dall’inizio si era sicuri di perdere.

UN ESEMPIO: ILVA IN PUGLIA

Se il Pd di governo e al governo avesse evitato di lasciar marcire la situazione Ilva per non turbare la sensibilità e suscettibilità M5S, egualmente starebbe per perdere la Regione? Interessante quesito che Zingaretti non si è mai posto. La linea di Zingaretti in fondo è analoga a quella di Emiliano: stare culturalmente e politicamente il più vicini possibile a M5S, vedi Tap e Xylella e Reddito Cittadinanza oltre che Ilva. Per ottenere che M5S ti sbatta la porta in faccia.

ZINGARETTI/PD E M5S, UN’AFFINITA’ AL FONDO C’E’

Zingaretti/Pd e M5S, un’affinità al fondo c’è. E non è quella del governare. E’ quella del sospetto e dispetto verso la modernità, l’impresa. E della dedizione culto al bonus confuso con protezione sociale. Un paese di bonus, Cassa Integrazione a vita e pre pensionati a lasciar fare a Conte, Zingaretti e Landini e Di Maio. 

Di Maio? Ma chi conta e comanda in M5S? Non si sa, si sa solo che Zingaretti a Di Maio e a tutto M5S ha finora dato alleanza elettorale rifiutata, silenzio omertoso e colpevole sul Mes, complicità sulla politica dei bonus, fraterna solidarietà nella ri-nazionalizzazione di tutto quel che si può (a partire da Alitalia, magari arrivando a Ilva passando per Autostrade e soldi di Stato ovviamente anche nelle società fibra per tutti). Una sola cosa Zingaretti ha chiesto con forza: la legge elettorale.

ZINGARETTI VUOLE LEGGE ELETTORALE CON CUI NON VINCERA’ MAI

Zingaretti vuole legge elettorale proporzionale. Le poche volte che la Sinistra in Italia ha vinto le elezioni non è stato con una legge elettorale proporzionale. Basterebbe un ripassino di memoria. Ma ora Zingaretti con legge elettorale proporzionale mira al 30 per cento di M5S che non c’è più, punta ad una somma di governo con M5S che non fa più maggioranza e mira ed aspira ad una alleanza/fusione con qualcosa che si squaglia e , se non si squaglia, dove non si squaglia del Pd non ne vuol sapere.

Spiegato e mostrato al paese tutto come il suo Pd non sia certo quello dell’efficienza, produttività, merito (parole bollate come liberiste o peggio renziane), Zingaretti conduce il partito all’alleanza/fusione con il nulla. Un nulla fissato dai fatti al giorno del voto nazionale (finora non prima del 2022), un nulla che potrebbe essere già visibile a occhio nudo se, coerentemente con l’alleati e il puntare al nulla, alle elezioni Regionali finisce 5 a 1 per la Destra.

DOPO ELEZIONI REGIONALI. RETROSCENISTI DICONO…

Si leggono oggi in ogni quotidiano retroscena che suggeriscono Zingaretti in iper guai se perde anche Toscana e Puglia. Retroscena? E’ tutto così pubblico, evidente, conseguente. Zingaretti pensava di portare l’adulto Pd a far da tata e precettore al giovane e vitale M5S. Si ritrova a condurre un canuto Pd a far da badante e infermiere a un M5S poli patologico che vive l’dea come un trattamento sanitario obbligatorio. Raramente e in piena scena si è vista una linea politica più colma di nulla.