Qui si vota: erano 58 al centro sinistra, 34 al centro destra. La battaglia dei sindaci

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 9 Maggio 2011 15:10 | Ultimo aggiornamento: 9 Maggio 2011 15:10

foto Lapresse

ROMA – Fatte salve le pronte smentite del dopo voto, le elezioni amministrative del prossimo fine settimana hanno una valenza nazionale. Ad urne ancora chiuse su questo punto concordano tutti. Il presidente del consiglio Berlusconi lo ha detto a chiare lettere, lanciando ancora una volta una sorta di referendum pro o contro se stesso e, dopo qualche esitazione iniziale, anche il leader Pd Pierluigi Bersani ha usato le stesse parole del premier: «le elezioni sono un test nazionale». Come al solito ci saranno, a parole, solo vincitori e nessuno sconfitto. Sintesi tipica e ricorrente dell’analisi del voto fatta dai leader di tutti i partiti. Ma al di là delle parole ci sono i numeri, intrinsecamente più veri e concreti in questi casi. E i numeri parlano chiaro: su 151 comuni con più di 15mila abitanti chiamati al voto 58 sono in mano al centrosinistra, 34 al centrodestra, 4 sono amministrati da liste civiche pure, 3 dalla Lega e ben 52 sono in amministrazione straordinaria.

Le partite più importanti si giocheranno nelle quattro grandi città chiamate al voto: Napoli, Milano, Torino e Bologna. Il centrosinistra ne governa tre e punta a scalzare la Moratti, mentre il centrodestra, oltre a confermarsi nel capoluogo lombardo, cerca il sorpasso a Napoli e Bologna. Ma in questi grandi centri la vera incognita è il ballottaggio. Tutti puntano a vincere al primo turno perché il peso che gli outsider possono avere al secondo turno rischia di sparigliare le carte. E molto dipenderà anche da quanto la corsa degli alleati (Lega da un lato, Italia dei valori e Sel dall’altro) riuscirà a compensare l’affanno dei due partiti maggiori, Pdl e Pd.

A livello generale è il centrosinistra a dover “difendere” nelle urne un vantaggio elettorale che nel 2006 era maturato sull’onda di risultati in cresciuta costante nel corso della XIV legislatura. Rispetto a cinque anni fa è però profondamente cambiato il panorama politico italiano. Nel 2006 non esistevano Pd, Pdl e Sel. Forza Italia viaggiava al 24% e An si attestava al 12,4%. Il centrosinistra presentava l’Ulivo alla Camera (31,2%) mentre al Senato andava diviso fra Ds (17,5%) e Margherita (10,7%), affiancato a sinistra da una Rifondazione comunista che ancora raccoglieva il 5,8% alla Camera e il 7,3% a Palazzo Madama. La Lega in crisi d’identità, invece, non andava oltre il 4,5% in alleanza con l’Mpa di Lombardo e appariva lontanissima dai successi di due anni dopo. Sembrano passati secoli ma questo era il quadro soli 5 anni fa.

Proprio il ruolo del partito di Bossi, che conta solo tre sindaci uscenti nei comuni sopra 15mila abitanti (più Novara dove il leghista Massimo Giordano ha lasciato il posto al vicesindaco Silvana Moscatelli del Pdl perché passato nella giunta regionale di Cota), sarà una delle incognite maggiori in questa tornata elettorale. Il ruolo del Carroccio, che come si dice fa oggi il bello e il cattivo tempo a Roma, promette di essere decisamente più pesante di cinque anni fa, anche se la base leghista è in fermento e non condivide appieno la scelta del Senatur di appoggiare Berlusconi senza se e senza ma.

Fetta enorme di amministrazioni da accaparrarsi è poi quella rappresentata dai comuni in amministrazione straordinaria, ben 52, 18 in più di quelli in mano al centrodestra per intendersi. Amministrazioni orfane dei loro sindaci che si sono dimessi per varie ragioni, tra cui scandali e scandaletti. Bologna, commissariata dopo che il Cinzia-gate ha travolto Flavio Delbono, può essere considerata un’uscente di centrosinistra, mentre è il centrodestra a giocare in difesa a Latina, dove il pidiellino Vincenzo Zaccheo è stato fatto decadere da dimissioni di gruppo dopo che era stato pizzicato da Striscia la notizia a chiedere favori per le figlie al governatore Renata Polverini (versione sempre smentita dal diretto interessato). Più difficile “assegnare” Pozzuoli, dove Pasquale Giacobbe era stato eletto sindaco con il centrosinistra e assessore regionale con il centrodestra.

Ma se sono i numeri a parlare chiaro vediamo dove governa oggi la sinistra e dove la destra, sarà più semplice così capire domani chi ha vinto e chi ha perso nei comuni con più di 15mila abitanti che votano con il proporzionale e vedono in genere confrontarsi coalizioni più vicine agli schieramenti della politica nazionale.

58 sono le amministrazioni in mano al centrosinistra:

Arezzo, Ariccia (RM), Bagheria (PA), Barletta, Benevento, Canicattì (AG) Capoterra (CA), Carbonia (CI), Cascina (PI), Catanzaro, Cesenatico (FC), Ciampino (RM), CIriè (TO), Cordenons (PN), Cosenza, Crotone, Este (PD), Figline Valdarno (FI), Finale Emilia (MO), Genzano (RM), Grosseto, Grottaglie (TA), Lentini (SR), Merano (NA), Modugno (BA), Monfalcone (GO), Monserrato (CA), Montevarchi (AR), Napoli, Nerviano (MI), Palo del Colle (BA), Pavullo nel Frignano (MO), Pinerolo (TO), Pioltello (MI), Pomezia (RM), Pordenone, Ravenna, Rende (CS), Rimini, Rocca di Papa (RM), Roseto Abruzzi (TE), Rossano (CS), Rovigo, Ruvo di Puglia (BA), Salerno, Salsomaggiore (PR), S.Benedetto del Tronto (AP), S.Nicadro (FG), Savona, Siena, Sinnai (CA), Sora (FR), Torino, Treviglio (BG), Triggiano (BA), Vasto (CH), Vimercate (MB) e Vittoria (RG).

34 sono invece i comuni dove il centrodestra deve confermarsi:

Alatri (FR), Arcore (MB), Assisi (PG), Bisceglie (BAT), Busto Arsizio (VA), Cagliari, Capua (CE), Carmagnola (TO), Cento (FE), Chivasso (TO), Codogno (LO), Colleferro (RM), Fermo, Ginosa (TA), Lanciano (CH), Limbiate (MI), Marino (RM), Massafra (TA), Mentana (RM), Milano, Noto (SR), Novara, Orbetello (GR), Orta Nova (FG), Porto Empedocle (AG), Ragusa, Reggio Calabria, S.Giorgio Ionico (TA), S.Mauro Torinese, S.Nicola (CE), Sansepolcro (AR), Terracina (LT), Trieste e Vico Equense (NA).

4 le amministrazioni governate da liste civiche “pure”, che sono:

Caronno Pertusella (VA), Castelfidardo (AN), Codroipo (UD) e Oderza (TV).

3 quelle in mano alla Lega:

Caravaggio (BG), Varese e Villaricca (NA).

52 i comuni in amministrazione straordinaria:

Abano Terme (PD), Adelfia (BA), Adria (RO), Alpignano (TO), Anguillara (RM), Bologna, Bovolone (VR), Casamassima (BA), Caserta, Casoria (NA), Cassano d’Adda (MI), Cassino (FR), Cattolica (RN), Chioggia (VE), Città di Castello (PG), Corbetta (MI), Desio (MB), Domodossola (VB), Francavilla (CH), Gallarate (VA), Grumo Nevano (NA), Gubbio (PG), Iglesias (CI), Laterza (TA), Latina, Malnate (VA), Melfi (PZ), Melito (NA), Montebelluna (TV), Nardò (LE), Nocera Inferiore (SA), Noicattaro (BA), Olbia, Oria (BR), Pisticci (MT), Poggiomarino (NA), Pozzuoli (NA), Quarto (NA), Rho (MI), S.Felice a Cancello (CE), S.Giovanni in Fiore (CS), S.Giovanni Rotondo (FG), S.Giuliano Milanese (MI), S.M. Capua Vetere, Sessa Aurunca (CE), Siderno (RC), Taurianova (RC), Trecate (NO), Trentola-Ducenta (CE), Valmontone (RM), Viadana (MN) e Villaricca (NA).