Elezioni sondaggi. Collegi uninominali: sicuri Centro destra 115, Pd 24, M5S 4

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 1 febbraio 2018 10:15 | Ultimo aggiornamento: 1 febbraio 2018 10:15
Elezioni sondaggi. Collegi uninominali: sicuri Centro destra 115, Pd 24, M5S 4

Elezioni sondaggi. Collegi uninominali: sicuri Centro destra 115, Pd 24, M5S 4

ROMA – Elezioni sondaggi, di sondaggi ne arriva in questi giorni una pioggia. La gran parte di questi sondaggi misura la proporzione del consenso che ciascun partito ha al momento: M5S 28 per cento ad esempio, Pd 22 per cento…Sono i sondaggi che più facilmente leggiamo e comprendiamo. Ma non è questo tipo di sondaggi che ci dice se qualcuno le elezioni le vince e chi nel caso potrebbe vincerle davvero.

Non che i sondaggi che misurano le percentuali di intenzione di voto siano sbagliati o inventati. E’ che misurano appunto la percentuale di voti che si trasformerà in seggi alla Camera e al Senato. E sulla percentuale, sulla proporzione non c’è vincitore. Ci sarà chi arriva primo, chi prende la percentuale più alta. Ma in termini percentuali un vincitore non ci sarà: i seggi saranno distribuiti dagli elettori in percentuali appunto che non consentiranno la formazione di nessuna maggioranza.

A meno che…A meno che la quota di seggi che si assegnano nei collegi uninominali non faccia, come si dice nelle cronache calcistiche di chi ti fa vincere la partita, “la differenza”. Già, perché nei collegi uninominali vige il principio maggioritario. In quei collegi chi arriva prima, chi prende un voto in più va in Parlamento. I secondi, i terzi, i quarti arrivati non prendono nulla, non c’è assegnazione di seggi in base alla percentuale di voti ottenuta.

Eccola la “differenza”: chi dovesse riuscire a fare bottino se non pieno comunque massimo dei seggi assegnati nei collegi uninominali può aumentare e non di poco la sua quota percentuale di posti in Parlamento. Cioè? Cioè M5S che prendesse il 28 per cento avrebbe in Parlamento più o meno il 28 per cento dei seggi se va male nei collegi uninominali. Ma avrebbe, quel M5s da 28 per cento, il 35 o forse più dei seggi se sfondasse nei collegi uninominali.

E’ quel che i sondaggi ci dicono possa accadere, stia accadendo alla alleanza di Destra-Centro-Destra di Berlusconi, Salvini, Meloni. Dice un sondaggio pubblicato da La Repubblica e curato dal professor Salvatore Vassallo (altri sondaggi analoghi più o meno confermano) che il Destra-Centro-Destra ha ad oggi nei collegi uninominali per la Camera 115 posizioni sicure. Collegi sicuri, che vuol dire sicuri? Vuol dire collegi dove il tuo candidato ha tale vantaggio (superiore al 10 per cento sul secondo) che non può perdere. Berlusconi, Salvini, Meloni e Noi con l’Italia hanno secondo sondaggi 115 collegi sicuri nell’uninominale per la Camera.

Il dato, 115, si apprezza solo comparandolo con i collegi sicuri, secondo medesimo sondaggio, del Pd e alleati: appena 24. E con quello dei collegi sicuri di M5s: la miseria di 4.

Non che Pd e alleati porteranno alla Camera 24 deputati e M5S 4, ovviamente. Sondaggi stimano la rappresentanza parlamentare di entrambi in una forbice tra i 130 e e 150 seggi. E ovviamente non che dai collegi uninominali verranno al Pd solo 24 e a M5S solo 4 eletti. Ma molto più in là nei collegi uninominali entrambi rischiano di non andare.

L’alleanza Berlusconi, Salvini, Meloni e Noi con l’Italia viene oggi stimata a 259 seggi alla Camera e in lizza negli 89 collegi uninominali in bilico e non sicuri per nessuno. La somma di questi dati dice che il Destra-Centro-Destra può vincerle le elezioni, in seggi più che in percentuale. Di quegli 89 collegi uninominali il Destra-Centro-Destra può prendere più del 37/38 per cento di cui è accreditato nel proporzionale.

Dipenderà da come va al Sud dove nei collegi uninominali Camera è partita tra Centro-Destra e M5S (il Pd qui non struscia neanche la palla). Netto vantaggio per il Centro-Destra. Ma nelle isole M5S va.

Al Nord e al centro nord d’Italia (con l’eccezione delle Marche) è M5s che nei collegi uninominali proprio non va. In Lombardia e Veneto è tutto Centro-Destra. In Emilia, Trentino e Toscana è ancora quasi tutto Pd.Per ritrovare M5S bisogna arrivare nel Lazio.

Per concludere, per i molti che ancora non hanno (non per colpa loro) ben chiaro come si contano i voti. I seggi in Parlamento si assegnano per due terzi in maniera proporzionale (che se ne siano resi conto o no l’hanno voluto gli elettori che hanno votato No al referendum bocciando quindi il maggioritario Italicum). Assegnando e contando in maniera proporzionale non c’è distacco tra i vari partiti che consenta di fare maggioranza intorno a sé. Non ce la potrebbe fare un Centro-Destra al 37/38 per cento. Men che mai un M5S al 30% o un Pd e alleati al 25 per cento.

Ma un terzo circa dei seggi in Parlamento si assegna e conta con il maggioritario, appunto nei collegi uninominali. E qui chi arriva primo fa uno, gli altri zero. Quindi questa quota di parlamentari non si spartisce in proporzione dei voti ottenuti. E nella corsa dei collegi uninominali alla Camera il Destra-Centro-Destra fa 115 collegi sicuri contro 24 del Pd e 4 M5S. Restano 89 collegi in bilico. Se ne prendono la metà Berlusconi, Salvini e Meloni hanno vinto.

Post scriptum: in questo incredibile paese una quindicina di candidati del centro destra in Lombardia rischiano di andare fuori gioco (con relativi collegi) perché un documento è stato allegato in un fascicolo invece che in un altro. C’è da sperare che in poche ore la Corte di Cassazione comunichi al paese che nessuna overdose di burocrazia altererà il risultato delle elezioni.