Emendamento salva Iene: no carcere per chi usa conversazioni registrate di nascosto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 luglio 2015 14:35 | Ultimo aggiornamento: 27 luglio 2015 15:23
Emendamento anti Iene. Andrea Orlando: "Non vogliamo colpire la stampa"

Emendamento anti Iene. Andrea Orlando: “Non vogliamo colpire la stampa”

MILANO – L’emendamento cosiddettoanti Iene” non vuole colpire la libertà di stampa, ha detto il ministro Orlando. E subito dopo il Pd ha presentato un emendamento salva Iene: niente carcere per chi usa conversazioni registrate di nascosto. Questo aveva detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando: “Credo che anche la rapidità con la quale si è ritenuto di dover riscrivere la norma dimostri che non c’era alcuna volontà di colpire la stampa”. Si tratta dell’emendamento Pagano sulle intercettazioni al disegno di legge sul processo penale.

Questo invece è successo poco dopo: il Pd ha presentato un emendamento a firma Verini-Ermini al ddl di riforma del processo penale che esclude la punibilità per i giornalisti che nel’ambito del diritto di cronaca utilizzano conversazioni registrate di nascosto. Esclusa anche la punibilità per registrazioni utilizzate in processi penali e amministrativi o per l’esercizio del diritto di difesa.

Il contenuto dell’emendamento Pagano è più o meno questo: impedire l’uso fraudolento delle conversazioni tra privati. Dal Pd si erano precipitati a specificare che “essere ancora più chiari e togliere di mezzo qualsiasi allarmismo o strumentalizzazione infondati, presenteremo un emendamento per escludere esplicitamente dalla norma l’esercizio legittimo di attività professionali”. Perché appunto la prima voce che si era sparsa è che questo emendamento potesse mettere il bavaglio a trasmissioni come Le Iene e Report, che fanno dell’uso di queste conversazioni il loro punto di forza per smascherare le “malefatte” denunciate.

Riguardo alla possibilità di una clausola di salvaguardia per i giornalisti, il ministro Orlando ha precisato: “Mi sembra che si stia andando in questa direzione, era quello che avevamo auspicato, cercando di spiegare meglio i caratteri delle attività fraudolente e quindi anche quali sono i soggetti titolati a esercitare un qualche modo a quella funzione”. “Quella ed un ritocco della pena – ha aggiunto – possono dare una risposta compiuta a una polemica, forse eccessiva e che comunque merita attenzione”.