Emilia Romagna, non solo Pd: tutti i gruppi indagati per “spese pazze”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 settembre 2014 16:41 | Ultimo aggiornamento: 10 settembre 2014 17:58
Emilia Romagna, non solo Pd: tutti i gruppi indagati per "spese pazze"

Emilia Romagna, non solo Pd: tutti i gruppi indagati per “spese pazze”

BOLOGNA – Non c’è solo il Pd nel mirino dei pm bolognesi: l’inchiesta sulle “spese pazze” dei consiglieri regionali dell’Emilia Romagna riguarda tutti i gruppi dell’assemblea legislativa. Da ottobre 2013 risultano indagati tutti i capigruppo (Pd, Pdl, Udc, M5S, Ln, Sel-Verdi, Idv, Misto e Fds). Ma la lista non è ancora completa: oltre a loro e agli 8 Pd che hanno gettato il caos sulle primarie del centrosinistra per il dopo Errani, nuove iscrizioni potrebbero arrivare prima della chiusura delle indagini.

Non è chiaro il numero dei consiglieri indagati e – a quanto si apprende – ci sono ancora alcune posizioni soggettive da definire. Le più recenti iscrizioni fatte dai sostituti Morena Plazzi e Antonella Scandellari con la supervisione del procuratore capo Roberto Alfonso e dell’aggiunto Valter Giovannini, risalirebbero ad agosto, in seguito al deposito delle informative della Gdf. Tra questi figurano i due big del Pd emiliano, Matteo Richetti e Stefano Bonaccini, fino a pochi giorni fa in corsa per il dopo Errani.

Richetti già martedì aveva fatto un passo indietro non presentandosi alla scadenza per candidarsi alle primarie. Una scelta politica, dice lui, ma certo insospettisce la notizia dell’indagine arrivata dopo poche ore. Bonaccini, invece, segretario regionale del Pd in Emilia Romagna, dice di non voler rinunciare alla sua candidatura, ma la “patata bollente” inevitabilmente passerà a Roma: la direzione Pd è stata infatti rinviata a martedì prossimo.

Sia Richetti che Bonaccini erano comunque a conoscenza delle indagini da lunedì: entrambi hanno avuto la possibilità, attraverso i propri legali, di visionare gli atti e così capire di cosa erano accusati. Questo anche se la maxi-inchiesta della Procura di Bologna sui rimborsi di tutti i consiglieri non è ancora formalmente terminata con l’avviso di chiusura. Di fatto, le posizioni dei due, ovvero le spese che gli inquirenti hanno valutato di contestargli, sono sostanzialmente definite.

Dopo aver fatto istanza ex 335 Cpp e aver ottenuto la certificazione che ha confermato le iscrizioni, i rispettivi avvocati, Vittorio Manes per Bonaccini e Gino Bottiglioni per Richetti, hanno presentato la richiesta per visionare gli atti. Come avviene anche in altri casi, i pm hanno dato l’ok.

L’indagine è suddivisa in fascicoli e ciascun fascicolo riguarda un gruppo consiliare. Poi all’interno ci sono sottofascicoli per ogni posizione individuale: questi, secondo quanto si apprende, sono quelli a cui hanno potuto accedere i due. Ad oggi, Richetti e Bonaccini risultano gli unici consiglieri ad aver fatto istanza per conoscere la propria posizione. Bonaccinitato è stato poi sentito nel pomeriggio di mercoledì negli uffici della Procura di Bologna. Il responsabile nazionale enti locali Pd aveva formalmente chiesto di essere ascoltato per chiarire la sua posizione ed è possibile che anche Richetti lo faccia.

Intanto però il caso offre terreno fertile al leader del Movimento 5 Stelle che non rinuncia a lanciare nuovi strali dal suo pulpito-blog:

“Ma un candidato non indagato e sconosciuto alle procure non ce l’avete? – scrive Beppe Grillo – L’ex presidente pd della Regione Emilia Romagna Vasco Errani si è dimesso dopo la condanna per falso ideologico nell’ambito del processo relativo al finanziamento da 1 milione di euro alla coop agricola Terremerse presieduta nel 2006 dal fratello Giovanni. Le sue dimissioni hanno causato le elezioni anticipate che si svolgeranno il 23 novembre”.

“A queste elezioni il pd ha prima annunciato le primarie tra Richetti (attualmente deputato) e Bonaccini. Adesso entrambi sono indagati per peculato nelle inchieste sulle spese pazze dei consiglieri regionali in Emilia Romagna. Il primo (per ordine di scuderia o per pudore?) si è ritirato, l’altro (l’indagato preferito?) no. La logica è semplice: sostituire un condannato con un indagato e lasciare che il tempo faccia la sua parte, sulla pelle dei cittadini. Ma un candidato non indagato e sconosciuto alle procure non ce l’avete?”.