Emilia alla sinistra: non è stata una difesa, è stata una riconquista

di Lucio Fero
Pubblicato il 27 Gennaio 2020 9:27 | Ultimo aggiornamento: 27 Gennaio 2020 18:22
Emilia alla sinistra (cioè al Pd): non è stata una difesa, è stata una riconquista

Emilia alla sinistra: non è stata una difesa, è stata una riconquista (Nella foto Ansa, il governatore Stefano Bonaccini al seggio)

ROMA – Emilia alla sinistra, la versione più facile per raccontarla è quella della Regione rossa, politicamente rossa, che si difende come roccaforte dall’onda verde leghista. Emilia resiste, Emilia respinge, Emilia non fa passare. Non è andata proprio così: la sinistra, il centro sinistra, il suo elettorato l’Emilia l’hanno riconquistata. Riconquistata, non difesa. Perché l’Emilia la sinistra l’aveva già perduta due elezioni fa, perduta per due elezioni.

Più che l’Emilia la sinistra aveva perso da tempo la Romagna, qui la Lega era da tempo il partito più votato, alle politiche e alle europee (unica eccezione le amministrative tenute lo stesso giorno delle europee con molti elettori che risultò avevano votato Lega per Bruxelles e magari Pd per il sindaco). Come che sia l’Emilia Romagna era già stata persa, non era già più della sinistra anche se Bonaccini governava ancora e governava bene.

Oltre alla Romagna, la sinistra aveva perso nei centri urbani medio grandi dell’Emilia il consenso di buona parte dei suoi elettori. Non che questi fossero passati al voto leghista (questo accadeva nei piccoli centri) ma per la sinistra era tempo che non andavano più a votare. Delusi, stanchi, sfiniti? Qualcuno, non pochi aveva fatto il salto verso M5S per poi ritrarsene (si è visto) tra lo stupito e l’inorridito.

Emilia- Romagna già persa e riconquistata, se gli aruspici dei sondaggi la raccontano giusta, nelle ultime 48 ore, tra venerdì prima del voto e la domenica del voto. Più probabile che gli aruspici non avessero visto il volo di un comune sentire sopravvenuto in quell’elettorato. Il comune sentire del si è passato il segno. Il comune sentire di mettere un confine più che un’argine alla politica dove ogni bugia vale, anzi vale doppio. Un comune sentire che ha preso due forme, entrambe avvicinabili senza imbarazzi da parte di un elettorato che non ce l’aveva fatta nelle precedenti occasioni a sostenere il Pd e dintorni.

Le due forme del comune sentire, dell’ora basta, della mobilitazione elettorale sono state le sardine e Bonaccini. Il più che ha portato la sinistra a riconquistare l’Emilia Romagna che non era più sua ce l’hanno messo le sardine e Bonaccini. Il Pd di Zingaretti è graziato e beneficiato da questo comune sentire ma non è per loro che si è andati a riprendersi l’Emilia-Romagna.

Otto punti percentuali di vantaggio, 51 contro 43 e all’inizio di questa campagna elettorale Bonaccini era stimato indietro di almeno cinque.  Cinquantuno per cento nonostante la scelta tattica suicida e omicida vero il Pd fatta da M5S: mi presento, non mi presento…mi presento ma non per togliere voti, ma se li tolgo…Alla fine misero sette per cento.

Quel 51 per cento l’hanno costruito e prodotto le sardine dando una forma di votare Pd senza il sapore di votare Pd, l’ha costruito e prodotto Bonaccini andando a sedersi con la gente e non a farsi fotografare con la gente. E fortissima è la sensazione, indimostrabile ma pulsante. che parte di quel 51 per cento sia stato Salvini a produrlo: portare mamme disperate come testimonial sul palco elettorale, inventarsi il linciaggio al citofono…stavolta la Bestia l’ha fatta fuori dal vaso.