Emiliano incita i cittadini contro i fannulloni. Ma, da Chiamparino a Moratti, tutti gli altri sindaci dicono no

Pubblicato il 12 Gennaio 2011 13:26 | Ultimo aggiornamento: 12 Gennaio 2011 13:29

Michele Emiliano

L’idea lanciata l’11 gennaio dal sindaco di Bari, Michele Emiliano, di coinvolgere i cittadini nelle “denunce fotografiche” dei dipendenti statali fannulloni non piace agli altri sindaci italiani.

Da Letizia Moratti a Milano, a Sergio Champarino a Torino, passando per Diego Cammarata a Palermo, tutti sono concordi nell’ammettere che il problema dei dipendenti pubblici assenteisti e poco solerti c’è, ma che il modo migliore di affrontarlo non è quello sostenuto da Emiliano.

“Ci sono altri metodi per scovare i fannulloni piuttosto che fotografarli e sbatterli sul web, dice Moratti a Repubblica, anche perché da uno scatto è difficile dire che cosa una persona realmente stia o non stia facendo. Per questo, piuttosto che fotografi improvvisati, è importante che i cittadini segnalino disagi e disservizi, ma anche che il tutto venga valuitato dalla struttura pubblica che interviene”.

La pensa così anche il sindaco di Genova Marta Vincenzi: “Non mi piace l’idea di scatenare i cittadini contro i lavoratori, l’immagine della caccia all’uomo non fa parte del mio modo di pensare. La gente deve prendersela con l’amministrazione, col sindaco, con chi è il vero responsabile dell’organizzazione della macchina pubblica se le cose non vanno”.

Stessa linea per il sindaco di Palermo Cammarata: “Il compito di controllare spetta alle istituzioni, non al cittadino che magari può incorrere in qualche rischio. Detto questo, le segnalazioni sui disservizi sono  benvenute”. Nel capoluogo siciliano, per combattere il problema dei rifiuti “è stata creata una società, la Palermo Ambiente, i cui dipendenti con taccuino e macchina fotografica  vanno in strada a controllare l’andamento della pulizia”. Con il risultato che nel 2010 le municipalizzate che si occupano di raccolta dei rifiuti sono stati multati in tutto per tre milioni.

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