Eni, Matteo Renzi difende Descalzi: “Scelta che rifarei domattina”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 settembre 2014 11:52 | Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2014 11:52
Eni, Matteo Renzi difende Descalzi: "Scelta che rifarei domattina"

Eni, Matteo Renzi difende Descalzi: “Scelta che rifarei domattina”

ROMA – Matteo Renzi difende via Twitter Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni indagato per una presunta vicenda di tangenti in Nigeria. Il premier sul social network ribadisce piena fiducia nel manager e ribadisce la bontà della nomina:

“Sono felice di aver scelto Claudio Descalzi ceo di ENI. Potessi lo rifarei domattina. Io rispetto le indagini e aspetto le sentenze”.

Intanto sul Sole 24 ore Claudio Gatti ricostruisce a sua vota tutta la vicenda della presunta tangente nigeriana e dà un’altra cifra rispetto alla tangente: 500 milioni

Come sempre è soprattutto una questione di soldi. In questo caso, parliamo di 523 milioni di dollari di sospette mazzette. Come ai tempi del Watergate, si tratta di seguire quei soldi e vedere dove portano. Questo sta facendo da mesi Procura di Milano in un’indagine che coinvolge le autorità di almeno altri quattro Paesi: Usa, Gran Bretagna, Svizzera e Nigeria.

Tra gli indagati, due nomi eccellenti: l’attuale amministratore delegato dell’Eni Claudio Descalzi e il suo predecessore Paolo Scaroni. In concorso con altre sei persone, sono accusati di aver «partecipato agli accordi intervenuti per il versamento di ingenti somme di denaro a pubblici ufficiali nigeriani in contropartita dell’attribuzione a Eni e Shell del 100% della concessione denominata Opl-245, a titolo di mero favoritismo». 

Eni ha fatto sapere di stare «prestando la massima collaborazione alla magistratura» e di confidare «che la correttezza del proprio operato emergerà nel corso delle indagini».

Alcuni dati sono già stati accertati. Si sa infatti che l’ammontare totale in questione è di un miliardo e 92 milioni di dollari. Si sa inoltre che il 24 maggio 2011 questa somma è stata bonificata dall’Eni su un conto presso la banca JP Morgan di Londra controllato dal Governo della Nigeria al fine di acquisire il 50% di una licenza di esplorazione di un campo petrolifero offshore denominato Opl-245. L’altro 50% era invece di Shell.
Eni ha sempre sostenuto – e ha confermato anche ieri – “di aver stipulato gli accordi per l’acquisizione del blocco unicamente con il Governo nigeriano e la società Shell. L’intero pagamento per il rilascio a Eni e Shell della relativa licenza è stato eseguito unicamente al governo nigeriano”.