Enrico Letta, il lavoro prima di Imu e Iva: “Il cuneo fiscale è la vera zavorra”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Giugno 2013 18:31 | Ultimo aggiornamento: 12 Giugno 2013 20:16
Enrico Letta: "Mi aspetto un sindacato inflessibile col governo"

Enrico Letta (LaPresse)

ROMA – Enrico Letta, ospite al congresso della Cisl, prova a scrollarsi di dosso le critiche del Financial Times (“La letargia di Letta“), a divincolarsi dalla tenaglia fra Imu e Iva, sciorinando sul tema del lavoro una serie di osservazioni condivisibili ma chissà poi quanto traducibili in provvedimenti concreti.

La prima di queste affermazioni difficili da contraddire è che “se non c’è il lavoro, il Paese non si salva“. Ne discende l’impegno del governo “a lavorare incessantemente per rimetterlo al centro di tutte le politiche del Paese”.

Letta vuole un sindacato inflessibile col governo, ovvero con lui: “Il ruolo del sindacato e della Cisl sarà decisivo e fondamentale e troverete in noi non solo un interlocutore ma un riferimento per camminare insieme nella logica di autonomia, ognuno nel suo campo. Mi aspetto un sindacato inflessibile che sia in grado di ricordare ogni minuto la centralità del lavoro”.

È vero che “il peso del fisco colpisce in modo asimmetrico” ma bisogna partire dal lavoro “perché il cuneo fiscale è la vera zavorra del nostro Paese”. Letta ha ribadito che la priorità del governo è intervenire per creare lavoro, a partire dai giovani.

“Dobbiamo tutti insieme remare nella stessa direzione” ha detto Letta portando come esempio la storia del pesciolino Nemo. “Alla fine di una lunga rincorsa trova il papà che poi, però, finisce in una rete insieme ad altri pesci. Nemo riesce a far capire che se spingono tutti nella stessa direzione succede il miracolo e la rete si libera”.

Letta ha criticato il “welfare familiare”, una reazione difensiva alla crisi, oltre che una consuetudine atavica: “Oggi il Paese è fermo per tante ragioni ma sento quelli della mia età che hanno figli e scelgono, temendo che i figli non avranno un lavoro decente, di concentrare tutte le forze per costruire ‘un’infrastruttura’ intorno al figlio. Ma l’effetto è di immobilizzare risorse se 60 milioni di italiani fanno così il Paese va al disastro perché si non crea lavoro e ricchezza”. Il premier ha spiegato che il governo punta a creare lavoro perché “così tornerà anche la fiducia negli investimenti”.

Ripartire dal lavoro, ripartire dall’industria, ovvero non chiudere l’Ilva: “Non possiamo immaginare che l’Italia smetta di essere l’Italia: è stato un grande Paese che ha creato e non possiamo essere un Paese che vive di rendita. Il tema dell’industria è fondamentale e ieri dalla Ue c’è stato un rilancio sulla siderurgia che è una strada da recuperare”.