Caso Battisti, Frattini: “Pronti a ricorrere alla corte dell’Aja”

Pubblicato il 2 Gennaio 2011 8:48 | Ultimo aggiornamento: 2 Gennaio 2011 9:21

Franco Frattini

La decisione del Brasile di non estradare Cesare Battisti rappresenta ”un precedente gravissimo che potrebbe influire sul destino di tanti latitanti” e l’Italia non lascerà ”nulla di intentato. Pensiamo di portare il caso alla Corte internazionale dell’Aja”. Lo annuncia, in una intervista al Corriere della Sera, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, consapevole, però ”che un governo forte come quello brasiliano non è condizionabile da azioni di ritorsione”.

”Intanto faremo ricorso al Tribunale Supremo contro la decisione di Lula, che ha sorpreso perfino giudici brasiliani di fama”. E’ ”impensabile” addurre la motivazione di ”rischi personali” per il no all’estradizione: ”Con tutto il rispetto, non è l’Italia il Paese dei desaparecidos, non è qui che in galera si tortura, si uccide o vengono fatti sparire i detenuti”. Peraltro, aggiunge, ”non può passare il segnale che il Brasile è il Paese dove si può ripetere il caso Battisti. Non è accettabile che dopo la dottrina Mitterand si diffonda l’idea che esiste una dottrina Lula”.

Poi se sarà necessario l’Italia è pronta a ricorrere anche al tribunale penale internazionale, e intanto, per il titolare della Farnesina, ”non sarà facile l’approvazione” del trattato di parternariato fra Italia e Brasile: ”Magari non verrà bocciato, ma potrebbe essere accantonato, rinviato” perché ”la lotta al terrorismo non può tollerare buchi neri come quello provocato da Lula”. Infine un appello all’Europa affinché vincoli gli aiuti al rispetto della libertà religiosa, fermandoli ”a chi perseguita i cristiani”. E’ ‘una battaglia che vogliamo condurre con forza. Sarebbe bene che in Parlamento se ne discutesse presto, per darci un mandato forte per vincerla”.