Europee 2019, Lega esulta: “Siamo il primo partito”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 maggio 2019 23:23 | Ultimo aggiornamento: 26 maggio 2019 23:53
Europee 2019, Lega esulta: "Siamo il primo partito"

Europee 2019, Lega esulta: “Siamo il primo partito”

ROMA – “Importa relativamente se saremo al 30 o 31%: un anno fa eravamo al 17%. E’ un risultato storico ed è storico che per la prima volta la Lega diventi primo partito in Italia”. Lo dichiara, nel corso di una diretta a Porta a porta, il capogruppo della lega alla Camera Riccardo Molinari. La Lega di Matteo Salvini primo partito, in bilico attorno al 30%. Il M5s di Luigi Di Maio in netto calo rispetto alle politiche di un anno fa, attorno al 20%, con il serio rischio di finire solo terzo, dopo il Pd. Oltre la soglia di sbarramento, anche Forza Italia, che mira a superare il 10% e Fdi: +Europa rischia di non farcela per poco.

E’ solo una prima fotografia, a urne appena chiuse. Ma se gli exit poll fossero confermati dallo spoglio, le elezioni europee sancirebbero un cambio di equilibri nella politica italiana. Le ripercussioni sul governo si vedranno solo nei prossimi giorni ma i Cinque stelle sembrano pagare a caro prezzo l’alleanza di governo, mentre Salvini ribalta totalmente i rapporti di forza.

In una tornata che mette in ballo anche 3800 Comuni e la Regione Piemonte, cresce l’affluenza rispetto alle europee del 2014: alle 19 ha votato il 41,92% degli aventi diritto, un punto in più di cinque anni fa. I primi a Roma italiani scorrono mentre già si sa qualcosa di quel che accade nel resto d’Europa: popolari e socialisti perdono terreno, i sovranisti crescono ma non sfondano, i verdi sono protagonisti di un vero e proprio exploit. Un boom ecologista che però non riguarda l’Italia, dove Europa verde, con +Europa, La Sinistra e Rifondazione comunista vanno verso l’esclusione dal Parlamento europeo, sotto il 4%.

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Al termine di una campagna elettorale al vetriolo, segnata da uno scontro tra i partiti di governo tanto duro da offuscare la posta in palio a Bruxelles, gli occhi sono tutti puntati sulla performance dei gialloverdi. La Lega, che nel 2014 era al 6% e solo un anno fa al 17%, conferma le attese della vigilia con una crescita esponenziale che ne fanno il primo partito: secondo gli exit poll di Opinio per la Rai, Salvini oscilla tra il 27 e il 31%. Si prepara a festeggiare il “cambiamento” che già nel pomeriggio, al momento del voto, diceva di “sentire nell’aria”.

E a riscuotere le sue azioni in crescita nel governo. Ma anche la Lega tiene d’occhio il dato M5s, che sembra essere clamoroso.

Gli exit poll stimano infatti il M5s tra il 18,5 e il 22,5%, con il serio rischio di finire solo terzo, dopo il Pd, che quotato tra il 21% e il 25%, in crescita rispetto al 19% delle politiche. Il Movimento, all’esito di una campagna guidata tutta da Di Maio – assenti Beppe Grillo e Alessandro Di Battista – rischia di vedersi sorpassato dai Dem di Nicola Zingaretti. E fare addirittura peggio del 2014, quando si fermò al 21% mentre Matteo Renzi sfondava il 40%. Se il dato degli exit poll fosse confermato, si tratterebbe di un crollo di oltre dieci punti rispetto al 32% delle politiche di un anno fa. Mentre al Nazareno farebbe premio la scelta unitaria del nuovo segretario.

Con un dato del genere, non solo rischierebbero di cambiare gli equilibri dentro il Movimento ma Di Maio dovrebbe prendere le contromisure nel governo, di fronte allo strapotere leghista.

Prima del voto Salvini escludeva l’ipotesi di un rimpasto, nonostante circolasse addirittura l’ipotesi di una sostituzione di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi. Ma se davvero ci fosse il tracollo M5s tutto tornerebbe in discussione. Di certo, però, il Movimento non avrebbe interesse a tornare alle urne. E lo stesso Salvini dovrebbe fare le sue valutazioni.

Il centrodestra esce infatti forte dalle urne, con Fi stimato tra l’8 e il 12% e Fdi tra il 5 e il 7%. La Lega dovrebbe tenere però conto della tenuta di Forza Italia, con la guida di Silvio Berlusconi, che si prepara al debutto da Eurodeputato e intende giocare la sua partita nel Ppe. Sembrano destinati a restare sotto la soglia tutti gli altri schieramenti. +Europa di Emma Bonino e Federico Pizzarotti potrebbe non farcela di poco, mentre non sembrano avvicinarsi al 4% di sbarramento Europa verde, La Sinistra e Rifondazione comunista.