Europee, Professor Stefano Zecchi: “Lega voto ignorante? Significa non capire qual è il disagio”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 maggio 2019 14:00 | Ultimo aggiornamento: 31 maggio 2019 14:00
Europee, Professor Stefano Zecchi: "Lega voto ignorante significa non capire qual è il disagio"

Europee, Professor Stefano Zecchi: “Lega voto ignorante significa non capire qual è il disagio”

ROMA – Il Professor Stefano Zecchi, filosofo e docente universitario, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

Sull’ignoranza rapportata al voto ha detto: “In genere c’è una visione vecchia della politica che dice quali sono le cose da perseguire anche culturalmente, questa è la visione di un partito egemone che non c’è più. Oggi la politica porta un altro problema, quello di ascoltare i problemi della gente e proporre soluzioni. Questo è il voto popolare della Lega, dire che è un voto ignorante significa non capire qual è il disagio. C’è una spaventosa arroganza e supponenza di gente che è ignorante e accusa gli altri di essere ignoranti. Gad Lerner, che mi assumo la responsabilità di definire modesto giornalista di cultura modesta, dovrebbe leggere Gramsci e capire come la politica si può avvicinare al popolo”.

“L’analisi del voto – prosegue – non la si vuol fare perché porterebbe a comprendere i problemi della gente e oggi non è casuale che la sinistra vinca dove ci sono fasce economicamente alte. Per cultura e visione democratica della politica, io vorrei che ci fosse una social democrazia forte e moderna ma questa non c’è. A sinistra dovrebbero cercare di comprendere come mai il voto a sinistra venga dal centro di Roma, dal centro di Milano, da elite economiche e che pensano di essere anche elite culturali. La democrazia è questa, piaccia o non piaccia, non è un’oligarchia di figure che si auto investono di cultura, intelligenza, irreprensibilità scientifica”.

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Quindi dice: “Il Pd, che nasce dal PCI ed è uno sviluppo del comunismo della sua modernità, non può dimenticare che la sua base elettorale era formata da operai e impiegati a basso reddito. Oggi chi rappresenta questa gente che vive in periferia? E’ una mutazione genetica del partito democratico e di tutto quello che ha rappresentato. D’Alema ha detto una cosa perfetta: andate a parlare con Landini, andate a vedere quali sono le posizioni sindacali e magari recupererete il rapporto con il popolo. Il Pd per risorgere dalla sua mediocrità dovrebbe rivolgersi a lui”. (Fonte Radio Cusano)