Europee, Veneto e Nordest: votava Berlusconi, l’anno scorso Grillo, ora Renzi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Maggio 2014 11:27 | Ultimo aggiornamento: 26 Maggio 2014 11:27
Europee, Veneto e Nordest: votava Berlusconi, l'anno scorso Grillo, ora Renzi

Il voto del Veneto alle europee

ROMA – Elezioni europee 2014: un segnale che spiega lo smottamento elettorale che ha portato alla valanga di voti per il Pd di Matteo Renzi è quello che viene dal Veneto e dal Nordest.

Il prototipo di elettore è il piccolo imprenditore o artigiano che mai e poi mai avrebbe votato a sinistra, e che alle politiche del 2013 aveva rotto una prima volta questo tabù votando per il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Ora con Renzi è andato oltre e ha dato in massa la sua preferenze al partito che è l’erede del vecchio Pci, che mai è arrivato primo da queste parti, un tempo feudo “bianco” e grande bacino di voti per la Democrazia cristiana. Poi è venuto il turno di Berlusconi e della Lega Nord che alle Regionali del 2010 presero insieme il 59% dei voti.

Oggi è il tempo di Renzi. Alle europee del 2009, il Partito democratico aveva preso nella circoscrizione Nordest il 28%, 1,77 milioni di voti. Cinque anni dopo ha preso il 43,5%, 2,48 milioni di voti: il 15,5% e 710 mila voti in più. Nel Veneto il Pd ha tagliato lo storico traguardo del primo posto prendendo il 37,5%, quasi 900 mila voti, il 17,2% in più rispetto a 5 anni fa.

Scrive Michele Brambilla su La Stampa:

Oggi il vento è cambiato. O sono cambiati i veneti, o è cambiata la sinistra. Fatto sta che già una ventina di giorni fa era arrivato un indizio importante: la Confartigianato regionale aveva reso noti i risultati di un sondaggio fra i suoi iscritti: il Pd era dato come primo partito con il 34 per cento; era al 9, un anno fa, fra gli artigiani. La fiducia personale nel premier e segretario Pd è stata poi stimata, nel sondaggio fra gli artigiani veneti, al 59 per cento: 41 punti in più di quanti ne aveva Bersani un anno fa. La fiducia in Berlusconi è calata dal 31 al 27; Salvini ha il 31, ma Maroni un anno fa aveva il 40. Solo il trevigiano Zaia, nel centrodestra, gode ancora di una fiducia altissima: 72 per cento.

Che cosa è successo? Che cosa è cambiato? Per capirlo bisogna prima dare un’occhiata ai risultati delle politiche dell’anno scorso. Dunque, dopo anni di vacche grasse leghiste e berlusconiane, in Veneto era andata così: Pdl al 18,5; Lega al 10,4; Scelta Civica al 10; Pd al 21,6; Movimento Cinque Stelle nettamente primo partito con il 26,5. A chi ha «rubato» i voti Grillo l’anno scorso? Non c’è il minimo dubbio: al centrodestra. Il risultato del Pd, infatti, era stato quello di sempre.

Ma il boom di Grillo in Veneto è già finito. Già fra gli iscritti a Confartigianato risultava un calo: dal 35 al 24 per cento. Secondo Natascia Porcellato, la sociologa che ha condotto per Demetra quel sondaggio, c’è stato uno sblocco psicologico: «Le scorse elezioni politiche sono servite ad aprire una breccia. Per la prima volta gli artigiani hanno smesso di votare compatti per il centrodestra e si sono orientati verso un altro partito, il movimento di Grillo. In pratica hanno rotto un tabù e a questo punto il passaggio verso un’ulteriore coalizione, in questo caso il centrosinistra, è diventato più digeribile».

Parlare di tabù e di rischio indigestione non è esagerato. Sentite il racconto che mi fa Bepi Covre, il primo sindaco leghista eletto in provincia di Treviso (a Oderzo) e imprenditore a Gorgo al Monticano: «L’altro ieri sono stato a una cena con una trentina di miei colleghi. Molti mi hanno detto: se lo sapesse mio padre si rivolterebbe nella tomba, ma quest’anno, per la prima volta, voto a sinistra». Sono parole importanti, perché spiegano anche gli errori di tutti i sondaggisti: il Pd è stato sottostimato perché gli elettori di centrodestra si «vergognano» a dire che votano per la sinistra, così come qualche tempo fa molti altri nascondevano l’intenzione di votare per Berlusconi o la Lega. Comunque, la conversione di massa dei veneti c’è stata. Covre me la spiega così: «In realtà non c’è stato uno spostamento a sinistra: c’è stato un interesse pragmatico per Renzi, un leader che parla un linguaggio nuovo. Grillo, invece, l’anno scorso ha preso molti voti da destra: ma adesso fa paura».