Ex Ilva, ressa per Conte a Taranto: “Non ho la soluzione in tasca. Cosa volete?”. I manifestanti: “La chiusura”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Novembre 2019 23:33 | Ultimo aggiornamento: 9 Novembre 2019 9:18
Giuseppe Conte visita l'ex Ilva a Taranto

Il premier Giuseppe Conte a Taranto per la vicenda ex Ilva (foto Ansa)

ROMA – Il premier Giuseppe Conte è arrivato a Taranto per partecipare al Consiglio di Fabbrica dei sindacati dell’ex Ilva ma, prima di entrare in fabbrica, dove è in corso uno sciopero, è stato circondato da una folla di cittadini che lo attendevano fuori dai cancelli.

“Parlerò con tutti ma con calma” dice Conte tra la folla.

“Basta chiacchiere – urlano alcuni cittadini – Qui sono più i morti che i bambini. Vogliamo la chiusura. Noi vogliamo vivere. Vai in ospedale. Vai a vedere i bimbi fare le chemio”.

Dopo qualche minuto è poi nato un botta e risposta tra il premier e alcuni cittadini che gli chiedevano di chiudere l’impianto.

“Non ho un’alternativa – gli risponde Conte – non ho una soluzione in tasca. Mittal va via, ora vediamo”.

Il premier a molti di loro chiede: “Cosa volete, la riconversione?”. Ma il gruppo che lo assedia ha una parola d’ordine: “Chiusura”.

Tanti gli appelli sull’ex Ilva lanciati al premier:  “Vogliamo essere difesi non presi in giro presidente”, “Via lo scudo per Mittal”, “A Taranto è concesso tutto”, “La vita dei tarantini vale meno di quelli di Genova?”.

“Io – racconta uno degli operai dell’acciaieria – faccio l’operaio qui a Ilva e ogni giorno mi vergogno perché so che creo un danno alla mia famiglia”.

Conte poi è riuscito ad entrare nello stabilimento dove ha incontrato gli operai del Consiglio di fabbrica.

“Questa – spiega il premier – è una comunità ferita e non è da oggi che siamo in emergenza. Nel corso di decenni qui si è creata una frattura tra diritto al lavoro e diritto alla salute. Il problema non è ricostruire le colpe, non è escludere l’acciaio o pensare ad altra produzione, qualsiasi investimento deve dare un risvolto socialmente responsabile e sostenibile da tutti i punti di vista. Qui c’è delusione, angoscia, paura. Ma ora c’è rabbia: l’ho vista in faccia alla gente esasperata”.

E ancora: “Io non sono un venditore di fumo, un superuomo, un fenomeno. Non c’è una persona, un governo che può risolvere da solo tutto, c’è il sistema Italia, qui si apre un gabinetto di crisi per offrire una opportunità a questa comunità ferita una opportunità di riscatto”. 

Fonte: Ansa.