Fabrizio Saccomanni: Iva aumenterà, inevitabile. Dite la verità o me ne vado

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 settembre 2013 9:37 | Ultimo aggiornamento: 22 settembre 2013 14:34
Fabrizio Saccomanni

Fabrizio Saccomanni (foto Ansa)

ROMA – Pronto anche a dimettersi perché di compromessi non se ne possono fare più. E perché agli italiani “bisogna dire la verità”.  Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni reagisce alle pressioni di Pdl e Pd, spiega che l’aumento dell’Iva è inevitabile perché “dobbiamo trovare subito 1,6 miliardi per rientrare di corsa nei limiti del 3 per cento”. Niente compromessi quindi, piuttosto il passo indietro. Perché come scrive il Corriere della Sera che lo intervista, “la lettera di dimissioni non l’ha ancora scritta ma è come se l’avesse fatto”.

Le parole di Saccomanni, che anche domenica mattina ha ribadito le sue posizioni aggiungendo che “Il ministro fa il suo dovere, ma credo sia arrivato il momento per fare un dibattito sereno e pacato sui conti dello Stato”, aprono immediatamente il caso politico.

Perché se da un lato il governo si schiera compatto col ministro (Enrico Letta fa filtrare la sua approvazione via ansa), e il Pd mostra di apprezzare, c’è il Pdl che reagisce stizzito e furioso. “Si dimetta pure, e Letta prenda l’interim”.

Ma cosa pensa Saccomanni? Da un lato c’è un governo appeso a un filo per la questione della decadenza di Silvio Berlusconi. Dall’altro c’è la Ue che sul limite del 3% al rapporto deficit/pil non è disposta a negoziare. Siamo appena rientrati nei parametri e l’Europa non è disposta a vederci “ri-sforare”. Così Saccomanni è secco: “Gli impegni vanno rispettati, altrimenti non ci sto”.

Trovati i soldi per rientrare nel limite del 3% spiega il ministro dell’Economia, si dovrà concordare una tregua su Iva e Imu, rinviando la questione al 2014 con la legge di Stabilità che va presentata entro il 15 ottobre.

Se si agisce subito, ritiene Saccomanni, è sperabile che l’effetto sui tassi d’interesse sia positivo e si possa finire l’anno con un dato consuntivo sul deficit ben inferiore al maledetto limite del 3 per cento, grazie ad alcune operazioni già allo studio, come una serie di privatizzazioni, e la rivalutazione delle quote della Banca d’Italia oggi a bilancio degli istituti che ne detengono il capitale per cifre irrisorie. Una volta aggiornate le quote di via Nazionale ne beneficerebbe anche l’Erario.

Solo così, è sempre il pensiero del ministro, si potrebbe aprire una seria prospettiva per la riduzione delle tasse e rendere praticabile un sostegno alle imprese con l’alleggerimento del cosiddetto cuneo fiscale. Ma questo presuppone che non si vada a votare presto, altrimenti è tutto inutile. E oltre alle sanzioni del mercato, avremmo anche le multe dell’Unione Europea.

Anche l’ipotesi di differire l’aumento dell’Iva a fine anno, secondo Saccomanni, è poco praticabile. Nemmeno se aumentassimo la benzina di 15 centesimi, è l’esempio che propone il ministro, riusciremmo a incassare l’equivalente. Ma, avverte, “io non mi metto alla disperata ricerca di un miliardo se poi a febbraio si va a votare. Tutto inutile se una campagna elettorale è già iniziata”.