Fase 4 maggio: la stretta via di mezzo tra 70mila morti o meno 15% del Pil

di Lucio Fero
Pubblicato il 29 Aprile 2020 10:21 | Ultimo aggiornamento: 29 Aprile 2020 10:21
Fase 2 Coronavirus 4 maggio: la stretta via di mezzo tra 70mila morti o meno 15% del Pil

Fase 4 maggio: la stretta via di mezzo tra 70mila morti o meno 15% del Pil (Foto d’archivio Ansa)

ROMA – Fase 4 maggio, chiamiamo così quel che sarà o può credibilmente essere dal 4 di maggio in poi.

Fase 4 maggio, quel lunedì si apre troppo poco come molti (quasi tutti) lamentano? O si apre troppo come molti prevedono e quasi tutti fanno finta di non sapere?

Troppo poco o troppo? Dipende dal parametro rispetto al quale si misura il troppo o il troppo poco.

Modelli epidemiologici elaborati e scientifici (ma anche la razionale osservazione dei fatti a portata anche dei profani) calcolano l’attenuarsi robusto dell’epidemia, l’andare a covare sotto la cenere di coronavirus per luglio inoltrato.

Alla sola e assoluta condizione di restare in lockdown tutti, chiusi e fermi per tutto maggio e giugno.

Altri due mesi di tutti a casa dopo i due già fatti. Non si può fare. Punto. La gente, l’economia, il paese, la società e gli individui altri due mesi di lockdown non lo reggono. Quindi niente epidemia ai minimi termini a fine luglio.

Resta quindi una via stretta, molto stretta. Tanto stretta da lasciar scettici sulla possibilità effettiva che possa essere imboccata e percorsa da una intera popolazione consapevole dei suoi passi.

La via stretta, la via di mezzo stretta stretta tra 70 mila morti entro l’anno, epidemia che scavalla l’anno e dal 2020 si prolunga al 2021 e crollo del Pil tra il 12 e il 15 per cento, con quello che significa in termini di devastazione economica.

Se 4 maggio apre troppo poco, se si pensa 4 maggio debba aprire di più allora si viaggia verso i 70 mila morti, mezzo milione di contagiati ed epidemica che scavalla l’anno.

Se 4 maggio tutti fuori e tutti aperti questi sono i numeri: entro fine anno mezzo milione di contagi, 70/75 mila decessi ed epidemia lunga.

Se invece $ maggio apre troppo, se si pensa quel po’ che apre sia già un azzardo e meglio andare lenti, allora si viaggia verso il meno 12/15 per cento del Pil e numero incalcolabile di aziende che saltano, negozi che non riapriranno più, disoccupati, disperati.

La via di mezzo è la via stretta che punta, spera, progetta, tenta, lavora ad avere un meno 8 per cento di Pil e 35 mila morti a fine anno.

Non entusiasmano, non piacciono i numeri della stretta via di mezzo? Piacciano o no (e non possono certo piacere) sono questi i numeri della realtà. Meno otto per cento di Pil sono il miglior bilancio possibile.

Perché questa è una partita dove non si salvano capra e cavoli, una partita non win-win, cioè dove si vince comunque. Ma una partita lose-lose dove si perde comunque e il problema e l’abilità e la fortuna sono di perdere il meno possibile.

Purtroppo sia il ceto politico che i gruppi dirigenti che la pubblica opinione non appaiono in grado di gestire (forse neanche concepire) una partita lose-lose.

Basta guardare la scompostezza sguaiata con cui ogni gruppo sociale rivendica la priorità assoluta della “sua” riapertura. Basta guardare la grottesca altalena di: aprite, chiudete, riaprite, richiudete in cui si esercitano i partiti.

Basta guardare in queste ore la riedizione in grande del film già visto mesi fa: già dimenticato il riaprite, fateci lavorare, Milano non si ferma…ed era marzo.

Una partita lose-lose la politica non sa giocarla, l’unico gioco che conosce è quello della propaganda.

Una partita lose-lose la pubblica opinione non la tollera, la rimuove dal novero delle cose possibili. E quindi la pubblica opinione liberamente si colloca al di fuori della realtà.

Una partita lose-lose ,per cominciare a giocarla con l’obiettivo ottimo e realistico di perdere il meno possibile, richiede una piccola grande dose di verità iniziale da consegnare ai giocatori, ai politici, ai cittadini, ai lavoratori, agli imprenditori, alla gente tutta insomma. Non andrà tutto bene, proprio no. Anzi, non andrà bene per niente. Potrà andare male o molto male o malissimo.

Se, un se da sottolineare molte volte, dal 4 maggio in poi gli italiani rispetteranno davvero il distanziamento tra le persone (per mesi), le mascherine (per mesi), la prudenza e le limitazioni negli spostamenti (per mesi), la modifica e l’amputazione delle abitudini quotidiane (per mesi)…Se a tutto questo si aggiungerà una Sanità capace di individuare e spegnere là dove contagio sicuramente si riaccenderà…

Se tutto andrà bene (e non è detto) 30/35 mila morti, meno otto per cento del Pil ed epidemia fino all’autunno. E’ questo, qui e oggi, il migliore dei mondi possibile. Ce la facciamo a dircelo o non reggiamo a saperlo?