Bersani e Fini da Fazio, Berlusconi no: l’Italia affonda ma loro parlano di programmi tv

Pubblicato il 13 novembre 2010 12:26 | Ultimo aggiornamento: 13 novembre 2010 12:52

Mentre l’Italia va a rotoli per il crollo dei mercati e la crisi governativa, i politici sono impegnati a parlare di altro. Impegnati a parlare della trasmissione di Fazio “Vieni via con me” e della possibile partecipazione di Fini e Bersani. Il direttore generale della Rai Mauro Masi dice di no esubito partono le polemiche. I politici di sinistra lo attaccano e vorrebbero ospiti Fini e Bersani, quelli di destra inneggiano alla mancanza di contraddittorio e rilanciano: “Invitate anche Berlusconi e Bossi”.

È già un caso quindi  la trasmissione “Vieni via con me”. Fabio Fazio per la puntata di lunedì ha invitato Fini e Bersani, ma dai vertici Rai è arrivato lo stop: se vanno i leader di Fli e Pd l’invito va esteso a Berlusconi, Bossi, Casini e Di Pietro. L’epicentro è la Rai, ma il terremoto su “Vieni via con me” investe comunque il mondo politico nel momento più delicato per la vita del governo.

La dirigenza della rete grida alla censura, l’opposizione denuncia l’”abuso di potere” e i capi del servizio pubblico chiedono il rispetto del pluralismo. Se vanno il leader del Pd e quello di Fli, ammoniscono, l’invito va esteso a Berlusconi, Bossi, Casini e Di Pietro. Intanto però lo staff della terza carica dello Stato conferma che Fini ci sarà. E Bersani attacca: “Non sarà certo Masi che mi dice dove devo andare”.

Ad accendere i fuochi è la lettera che il direttore generale Mauro Masi e il suo vice Antonio Marano inviano a Fazio e Saviano, per chiedere che la trasmissione non ospiti politici. I vertici Rai sostengono che nella scheda di programma non c’era cenno ai nomi di Fini e Bersani e richiamano una raccomandazione della Vigilanza del 2003, secondo cui i programmi di intrattenimento possono ospitare politici “solo per questioni di loro competenza”.

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La replica di Raitre è firmata dal direttore. Paolo Ruffini non vede ostacoli alla partecipazione dei politici, anche perché il programma è culturale e non di intrattenimento. E inoltre, fa sapere Ruffini, lui stesso con lettera del 5 luglio indicò “espressamente” a Masi che al programma avrebbero preso parte politici. Tra la rete e l’azienda è braccio di ferro e il presidente Paolo Garimberti prova a mediare, sottolineando che “il pluralismo si ottiene per addizione e non per sottrazione di voci”. Ma sul caso specifico dice che forse, “visto il delicato momento della vita politica, sarebbe stato opportuno aggiungerne altre subito, di voci, o almeno annunciarlo. Però senza imposizioni o par condicio fuori stagione”.

L’invito a Gianfranco Fini e a Pier Luigi Bersani non sarà comunque revocato. La linea dura scelta dalla terza rete di Paolo Ruffini lascia il direttore generale di fronte a una doppia scelta: forzare la mano con un ordine di servizio che blocchi la puntata, oppure lasciarla andare in onda salvo poi ricorrere al consiglio di amministrazione per eventuali sanzioni. Dopo una giornata rovente, nel palazzo di Viale Mazzini in via di liquidazione, nello staff di Masi si dice che è difficile fare di più per bloccare d’autorità la presenza di Fini e Bersani. Ma il direttore generale, che ha chiesto di invitare ora anche gli altri leader, porterà la questione al cda.

Che l’intervento di Fini e Bersani si limitasse all’elenco dei valori di destra e di sinistra non ha rassicurato Masi. Da lì le due lettere spedite a Ruffini. Lo stesso che lui aveva mandato via, ma che il giudice ha rimesso al suo posto. L’idea gliel’avrebbe data il suo vice, di area leghista, Antonio Marano. Il primo venerdì mattina a telefonare al direttore di Raitre inferocito per l’invito a Fini. “Non lo puoi fare. Ormai lui è fuori dal governo”, avrebbe spiegato in sintesi Marano. Convinto ad andare oltre la replica di Ruffini sul carattere “esclusivamente televisivo” della scelta degli autori, che nulla ha a che vedere con le fibrillazioni del governo.

”Non c’è alcuno strumento tecnico per fermarli. Che fa, Masi? Manda i carabinieri alla sede Rai di Milano per sbarrare l’accesso al presidente della Camera e al segretario del Pd? O sospende la trasmissione?”. Il consigliere di amministrazione Rai Nino Rizzo Nervo, intervistato dal Corriere della Sera e da Repubblica, interviene così nella polemica. Per Rizzo Nervo, più che un tentativo di censura c’è ”idiozia, oppure paura, disperazione. Non si governa un’azienda editoriale a suon di circolari”. Il direttore generale Mauro Masi ”tifa contro i programmi di successo della sua azienda. Vuole programmare Montalbano per dare fastidio alla trasmissione di Rai 3. Deve andarsene il prima possibile”, perchè la Rai sottolinea, ”ha bisogno di un manager esperto del settore, e lui non è nè un manager nè un esperto del settore”. Secondo il consigliere, tuttavia, il dg ha fatto un favore al programma di Fazio: ”Avevo paura che non ripetesse gli ascolti record di lunedì, ma ora ringrazio Masi per il grande spot che ha fatto alla trasmissione”.

”Penso che sia meglio prevenire che curare, e quindi, se non c’è un rapporto di fiducia, certe trasmissioni non si fanno partire”. A dirlo è il consigliere di amministrazione della Rai Antonio Verro. “Io sono per il buonsenso. Bisognava stare attenti con Fazio e Saviano e mettere lo stop ai politici prima che il programma prendesse il via”, sostiene Verro in un’intervista al Corriere della Sera. ”Il delicato momento politico doveva suggerire di non invitare ne’ Fini ne’ Bersani. Ormai se vogliono portarli in tv lo faranno. Ma lo spettacolo a cui assistiamo non e’ bello: Ruffini che provoca strumentalmente Masi, Masi smentito da Ruffini… Per tutelare l’azienda – sottolinea – tutti devono sempre evitare di mostrare i muscoli. Non si risolvono i problemi con il braccio di ferro”.