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Federiga Bindi, direttrice Istituto di cultura di Bruxelles silurata dal Governo

Federiga Bindi

Federiga Bindi

ROMA – Si chiama Federiga Bindi, dal 2011 dirige l’Istituto di Cultura di Bruxelles, il suo incarico scade il 9 marzo e non sarà riconfermata. Ma il caso si accende e diventa politico. Perché da un lato c’è il Ministero degli Esteri che nell’annunciare la separazione “naturale” usa parole insolitamente dure. Dall’altro c’è lei, la Bindi (non parente di Rosy Bindi) che replica parlando di una decisione politica. Non solo: per tenere la Bindi al suo posto parte addirittura una raccolta firme. Per Enrico Letta, che proprio il 29 gennaio è a Bruxelles per parlare di Expo, una piccola grana.

La nota del ministero. Il rapporto di fiducia con la Direttrice dell’Istituto di Cultura di Bruxelles, Federiga Bindi, è venuto meno. Con una nota la Farnesina interviene sulle notizie di stampa circa la “rimozione” della Bindi, precisando che comunque “il mandato della Direttrice giunge a scadenza naturale il 9 marzo”.

 “Si rileva inoltre – prosegue la nota – che il rapporto di fiducia con il ministero degli Esteri è venuto meno anche a seguito delle risultanze di un’indagine ispettiva svolta congiuntamente dai ministeri degli Esteri e dell’Economia e delle contestazioni mosse dagli stessi ispettori nei confronti della Direttrice a fronte delle gravi irregolarità amministrativo-contabili. La situazione è tuttora all’esame degli organi di controllo”.

Da qui la decisione:

“di fronte a tali circostanze, il ministro Bonino non ha ritenuto di avvalersi della facoltà di procedere al rinnovo dell’incarico prossimo alla scadenza, ritenendo la correttezza amministrativa e contabile altrettanto necessaria quanto il dinamismo dell’offerta culturale, che certamente non verrà meno con il successore”.

Un “siluramento” che per Federiga Bindi non arriva certo inatteso. Al punto che pochi giorni prima la dirigente  aveva fatto circolare una lettera in cui annunciava la “decisione politica” di rimuoverla dalla direzione dell’Istituto Italiano di Cultura, “rimettendo dunque un burocrate” alla sua guida.

Bindi aveva quindi rivendicato i risultati raggiunti durante la sua direzione:

“Due anni fa ho trovato un Istituto in parte chiuso perchè ci pioveva dentro, con procedure arcaiche e dove si facevano pochi eventi, con scarsa partecipazione […]. Lascio un Iic rinato, con un bilancio in attivo, procedure all’altezza del XXI secolo e con il personale esterno finalmente regolarizzato”.

Ma non basta.  Poco dopo l’invio della lettera della Bindi a Bruxelles è stata diffusa una petizione, sostenuta da numerosi eurodeputati, in cui si chiedeva al governo italiano di tornare sui suoi passi. Nella petizione si chiede con forza che Federiga Bindi sia confermata alla guida dell’Iic di Bruxelles

“per assicurare che durante il semestre di presidenza Ue l’Istituto Italiano di Cultura continui allo stesso livello di eccellenza a cui ci siamo abituati in questi ultimi due anni”.

Ma chi è Federiga Bindi?  Fiorentina, classe 1967, la Bindi ricopre il suo attuale incarico, scrive il Fatto Quotidiano, per volere dell’allora ministro Franco Frattini di cui è stata collaboratrice. Nel suo passato recente anche una candidatura, alle politiche 2013, con Scelta civica di Mario Monti.

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