Filippo Taddei (Pd): “Articolo 18? Un dibattito che mi fa incazzare”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Agosto 2014 13:12 | Ultimo aggiornamento: 12 Agosto 2014 13:12
Filippo Taddei (Pd): "Articolo 18? Un dibattito che mi fa incazzare"

Filippo Taddei, responsabile economia del Pd (LaPresse)

ROMA – “Questo dibattito sull’articolo 18 mi fa incazzare”: non la manda a dire Filippo Taddei, responsabile economia del Pd, intervistato da Tommaso Ciriaco di Repubblica.

È la reazione al polverone che si è sollevato dopo le dichiarazioni del ministro dell’Interno Angelino Alfano, leader del Nuovo Centrodestra, sull’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che stabilisce i casi in cui un lavoratore licenziato (in aziende con più di 15 dipendenti) debba essere reintegrato per licenziamento illegittimo.

Alfano, in difficoltà per essere stato scavalcato dall’asse Renzi-Berlusconi sulle riforme costituzionali, ha dichiarato che “il governo abolirà l’articolo 18 entro un mese“.

Secondo Taddei la legge delega sulla riforma del lavoro, il disegno di legge firmato dal ministro del Welfare Giuliano Poletti, è incentrato sul concetto di tutele crescenti e non parla affatto di totem, di licenziamenti e di articolo 18.

Un attimo prima di concludere l’intervista, il responsabile economia del Pd Filippo Taddei si sfoga: «A me questo dibattito sull’articolo 18 mi fa incazzare. Abbiamo la responsabilità di governare questo Paese. Serve una riforma organica, mentre Alfano fa il gioco delle tre carte. Il ministro dell’Interno ha una prospettiva che, oltre a essere tecnicamente dannosa, non è quella del Pd. Ed è fuori tempo massimo ». Per l’economista dem, insomma, non è in cantiere l’abolizione dell’articolo 18: «No, no: nella legge delega si parla di tutele crescenti. Chi parla di abolizione non sa di cosa parla».
[…] «Il Pd pensa ad innovare, senza la nevrosi dei simboli. Cosa ci chiedono tutti? Non intendo l’Ocse o Moody’s, penso agli italiani: ci chiedono riforme, e noi gli offriamo un simbolo? Se vogliamo parlare di totem, si accomodino. Ma non lo faranno con il consenso del Pd». […] «Nell’articolo 4 della legge delega c’è scritto che per semplificare e riordinare le modalità contrattuali esistenti, in via sperimentale si favorisce l’inserimento con tutele crescenti. Si può definire la modalità, ma in ogni caso c’è un tratto unificante: a un certo punto entra in vigore l’articolo 18, mentre nella proposta di Alfano non è così».

[…] «Possiamo fare come nella proposta Damiano-Madia, dove si estende il periodo di prova. Cos’altro è, se non una sospensione per un periodo più lungo dell’articolo 18? Oppure esiste la proposta del senatore Nerozzi – ripresa da Boeri e Garibaldi – in cui si dice che se il lavoratore nei primi tre anni viene licenziato, riceve un’indennità di disoccupazione. Oltre i tre anni, però, accede all’articolo 18. A me, fra l’altro, quest’ultimo modello sembra più avanzato». […] «Alfano immagina tre tipologie: gli assunti a tempo indeterminato con l’articolo 18, quelli a tempo determinato senza articolo 18 e quelli a tempo indeterminato senza articolo 18. Dal dualismo passiamo alla segmentazione del mercato del lavoro addirittura in tre gruppi: la logica del Pd è opposta, vogliamo passare dal dualismo all’”unismo”. Tendiamo alla semplificazione, non allo spezzatino delle regole».

[…] «Per noi i lavoratori vanno tutelati in quanto lavoratori, non perché sono stati assunti con un certo tipo di contratto in un certo settore. Noi siamo per i diritti minimi da garantire a tutti. Poi ciascuno, in base alle caratteristiche, riceve dei diritti aggiuntivi […] «I dati di Moody’s meritano rispetto, per carità. Ma va considerato anche il super-indice Ocse, che bilancia quel dato e indica le prospettive di ripresa dell’Italia. Moody’s, inoltre, chiede fedeltà agli impegni. Ecco, il primo via libera al ddl Boschi – anche se si tratta di contesti diversi – può deporre a nostro favore. Se dimostriamo di tenere fede agli impegni sulle riforme, saremo credibili anche sui temi economici».