Fini: “Accordo regge se testo non cambia”

Pubblicato il 11 Novembre 2009 21:20 | Ultimo aggiornamento: 11 Novembre 2009 21:20

Gianfranco Fini

Perché quello che in molti hanno definito un accordo a metà sulla giustizia con Berlusconi regga, si deve giocare a«carte scoperte». Gianfranco Fini, rispondendo in diretta tv a “Otto e mezzo” ha detto:  «A meno che il testo che verrà presentato non sia diverso nei principi su cui ieri abbiamo concordato, vedremo….Se è in contraddizione lo dirò con la stessa schiettezza con cui l’ho detto ieri. Bisogna giocare a carte scoperte e non ricorrere a artifizi giuridici che portino ad una amnistia di fatto. La prescrizione breve, che comporterebbe la prescrizione non tanto dei processi quanto dei reati, sarebbe una sorta di amnistia mascherata», ha detto a Lilli Gruber e all’editorialista del “Corriere della Sera” Massimo Franco, presente in studio.

«La ‘prescrizione breve’ è un’ipotesi esclusa tanto da me che da Silvio Berlusconi. Sarebbe stato un provvedimento indigeribile per i cittadini, perché un conto è dire loro che ci si impegna perché siano brevi i tempi del processo, un conto è dire loro: ‘Sai che c’é di nuovo? Il tuo processo non si fa più», ha spiegato.

Alla domanda riguardo alla sua presa di posizione come minaccia Fini ha replicato: «Che non si possa dar corso ad una amnistia di fatto è pacifico. Da parte mia non c’é nessuna minaccia…mi è capitato più di essere minacciato che di minacciare..».

In materia di leadership il presidente della Camera ha affermato: «Ci sono leader che guidano e che anticipano e leader che sentono gli umori e li assecondano  Berlusconi fa entrambe le cose, a seconda delle circostanze. E anche io, al pari degli altri, cerco di porre problemi e far riflettere una quota della società. Talvolta invece la assecondo, se esprime valori nei quali mi riconosco. Insomma, cerco di far pensare, come dimostrano le ultime vicende».

Sull’ipotesi di creare un suo partito ironizza: «Prenderebbe lo 0,01%». Poi aggiunge: «Non ho bisogno di correnti, né di truppe, l’investimento è stata la nascita del Pdl, un partito che raccoglie il 35-40% degli elettori».