Fini ancora colpi bassi con Berlusconi. Ma la Camera non lavora

Pubblicato il 9 Novembre 2009 10:02 | Ultimo aggiornamento: 9 Novembre 2009 11:21

Nella mattinata di lunedì 9 novembre la Camera riapre i battenti: costretta a uno stop forzato di 10 giorni . La ragione sembra abbastanza pretestuosa: la mancanza di copertura finanziaria ai progetti di legge di iniziativa parlamentare: ha tutto il sapore di un processo alle intenzioni.

Con questa logica, il Parlamento dovrebbe restare chiuso per sempre, perché deputati e senatori spesso presentano leggi che sanno non verranno mai approvate, solo per poter dire ai loro elettori che l’hanno fatto. Ciascuna legge, inoltre, dovrebbe contenere già l’indicazione della copertura dell’eventuale esborso che essa comporta per le casse dello Stato. Pretendere una copertura finanziaria globale su tutte le leggi ancora da discutere appare come una forzatura.

La chiusura era stata decisa dal presidente Fini, infatti, soprattutto per denunciare lo stato di mortificazione e paralisi delle attività parlamentari: questo nel quadro della sua polemica continua con Silvio Berlusconi, con il qualeè ingaggiato in uno stillicidio di piccole e grandi polemiche, con colpi bassi da entrabe le parti, da quando si è accorto, a marzo 2009, di essere stato espropriato del suo partito di provenienza, An, ex Msi.

Sul quotidiano La Repubblica del 9 novembre sono pubblicati i dati che fotografano lo stallo del Parlamento negli 6 mesi. A livello politico si registra il problema dello svuotamento delle prerogative parlamentari a vantaggio del Governo: delle 47 leggi approvate da maggio ad ora 36 provengono dal Consiglio dei ministri, due miste e solo 9 di iniziativa parlamentare. L’altro problema riguarda la produttività dei parlamentari: dal 1 maggio al 31 ottobre la presenza in aula dai senatori è stata assicurata solo per 8,6 ore a settimana (dal martedì al giovedì pomeriggio), mentre i coleghi deputati hanno lavorato in media 18 ore settimanali nello stesso periodo (dal lunedì al giovedì pomeriggio).

Sono fermi nelle commissioni ben 579 disegni di legge (297 al Senato e 282 alla Camera). Per non parlare di tutti gli altri ancora da esaminare: allora si tocca quota 1.621 al Senato e 2.606 alla Camera, oltre 4mila leggi al palo.

Il presidente della Camera, rispetto a questa situazione, ha avuto il merito di segnalare lo stato di crisi ma, per il ruolo che riveste, è lecito aspettarsi soluzioni, o quantomeno proposte. Istituzionalmente se la Camera non funziona, nonostante i problemi pregressi, il responsabile è un po’ anche lui.

Altra sua responsabilità è quella politica, visto che è il co-fondatore del Pdl, il partito di maggioranza al governo del paese, nel quale però, sembra contare sempre meno. Negli ultimi giorni Fini è sempre presente su giornali e televisioni, affronta tutto lo scibile della storiografia passata e recente, rivendica autonomia e agibilità politica, presenta libri appena sfornati, ma di nuovi regolamenti o provvedimenti sanzionatori che innalzino la qualità e la costanza del lavoro parlamentare, non c’è traccia nella pur copiosa messe di dichiarazioni ufficiali.

Ultima in ordine di tempo è la partecipazione al seguitissimo programma domenicale di Fabio Fazio. Subito dopo il pop di Sting e poco prima dell’esibizione della Littizzetto, Fini si è concesso all’intervistatore, in estasi come tanti quando possono ascoltare qualche critica a Berlusconi proveniente dal suo stesso schieramento.

Il “compagno” Fini si è quindi potuto esprimere come segue. Sul Pdl: «Così come è organizzato non mi seduce al 100%. Non mi piace la caserma. Vorrei che ci fosse un po’ più di rispetto delle opinioni degli altri, anche se queste dovessero apparire eretiche.»

Rispetto alla richiesta/ordine del premier di far sottoscrivere ai leader della maggioranza un documento d’impegno per riformare la giustizia e sottrarlo dai processi, rilanciata dal megafono di famiglia Vittorio Feltri: «Gli autografi si chiedono a Sting non ai deputati. Ma sono convinto che le volontà che Feltri attribuisce a Berlusconi non sono tali. Il presidente della Camera come tale  non firma nulla. I deputati si regolino loro».

Ancora sul direttore del Giornale: «Berlusconi sa per certo che Feltri quando spara a palle incatenate nel campo amico danneggia il premier stesso in primo luogo. Il fatto è che lui è l’editore, e questo è quello che non mi quadra. Con tutto il rispetto per Feltri  mi preoccuperei se gli intendimenti che Feltri attribuisce a Berlusconi fossero veri. Feltri è indipendente, bisogna vedere se è indipendente dalla sua volontà».

Riguardo alla legge sulla prescrizione breve, Fini mette dei paletti: «Berlusconi ha diritto di governare, glielo hanno dato gli elettori. E deve governare nel pieno rispetto di altri organismi previsti dalla Costituzione. Governare implica rispetto della Corte costituzionale, del Parlamento, del Presidente della Repubblica e della Magistratura. Si discuta di ciò che nella giustizia non va, compreso l’abnorme lunghezza dei processi. Bisogna offrire al cittadino danneggiato il diritto di veder tutelata la propria volontà di arrivare a una sentenza. Se con una leggina  si annullano processi, il cittadino che ha già pagato l’avvocato, che si è imbarcato in un processo, quel cittadino si arrabbia».

Anche sulle riforme istituzionali Fini si mette di traverso rispetto alle fughe in avanti prospettate dalla destra: «E’ meglio il dialogo con l’opposizione. La differenza con Berlusconi è che lui dice confrontiamoci con l’opposizione, ma se non ci incontriamo allora facciamo da soli. Legittimo, lo prevede la nostra stessa Costituzione. Ma così le tensioni si acuiscono. La politica da un po’ di tempo  sembra un derby permanente».