La ritirata strategica di Fini, una delusione per chi non vuole Berlusconi, un ingrato calcio a Bocchino

Pubblicato il 27 Dicembre 2010 0:44 | Ultimo aggiornamento: 27 Dicembre 2010 15:00

A volte le notizie sono come il vino, a lasciarle un po’ riposare sono più interessanti e a leggerle dopo qualche giorno si possono inserire in una prospettiva più ampia.

Leggiamo ora, con calma, passati il Natale e i suoi postumi, questa cronaca di Milena Di Mauro dell’agenzia di stampa Ansa, del 21 dicembre 2010, in cui Gianfranco Fini dice: ”Basta con la contrapposizione Fini-Berlusconi, ora cerchiamo di lavorare sul piano dei contenuti e delle proposte concrete”.

Fini, ci informa Di Mauro, “non risponde con toni polemici a Silvio Berlusconi, che ha appena definito ‘incredibile’ il fatto che Fini sia passato dal presentare una mozione di sfiducia al dire che la legislatura deve andare avanti”.

Tra quelli che hanno seguito Fini a testa bassa verso una nuova era, qualcuno invece è rimasto “smarrito per l’accelerazione brusca verso il terzo polo”, ma Fini spiega che ”il polo nuovo non è un partito e ancora nemmeno un cartello elettorale, ma un coordinamento di parlamentari, tutti provenienti da forze di opposizione, molte delle quali provengono da esperienze di governo con Berlusconi”.

Di qui il programma della nuova fase: ”Ora saremo uno stimolo per il governo, perché l’opinione pubblica ha capito la nostra insofferenza per Berlusconi ma non capirebbe un’opposizione pregiudiziale. La nostra sarà un’opposizione responsabile”…

…una esortazione: “Dopo la pausa natalizia mettiamoci al lavoro per far capire agli italiani cosa vogliamo. Da voi ho sentito a volte idee interessanti, ma a volte anche strampalate”…

…e un calcio a Italo Bocchino, che più di tutti si è battuto per lui nella fase più acuta della secessione; ora il benservito: “Basta con i colonnelli, sono una patologia del passato”.

Al di là dell’ingratitudine del bolognese per i napoletano, c’è però da notare, soprattutto, la ritirata strategica di Fini, dopo il fallimento del suo grande assalto al forte di Berlusconi. Un Fini ben diverso da quello della primavera 2010, quando sfidava Silvio Berlusconi a dito alzato come un professore di scuola in piena ramanzina. Un Fini che ci ha illuso, fatto sperare e contestualmente ha trascinato l’Italia sull’orlo della instabilità politica e finanziaria, con conseguenze incalcolabili il cui conto peraltro ci verrà presentato, lo si ammetta o no, a tutti noi, collettivamente e individualmente, nel 2011.

Adesso l’unica cosa che ci è rimasta è la certezza che Fini è come tutti gli altri, certo non meglio, appiccicato alla poltrona di Presidente della Camera e ai suoi privilegi, una beffa per Berlusconi che forse aveva pensato a suo tempo di ibernarne la capacità politica cellofanandolo in quel ruolo, una ferita al decoro di una carica che fu ricoperta da persone come Sandro Pertini, Pietro Ingrao, Nilde Iotti, esponenti di rango di partiti politici di sinistra, non però i loro leader, mai però capipopolo o masanielli.