Guerra nel centrodestra, Bocchino: “Premier si dimetta”. Verdini a Fini: “Chi è causa del suo mal…”

Pubblicato il 11 agosto 2010 11:27 | Ultimo aggiornamento: 11 agosto 2010 11:27
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Denis Verdini

Lo scontro nel centrodestra è arrivato ad un punto di non ritorno e lo dimostrano i toni che utilizzano finiani e berluscones. Ai fedeli del Cavaliere che chiedono le dimissioni di Fini, risponde nuovamente Italo Bocchino che, di rimando, in un’intervista a La Repubblica chiede le dimissioni di Berlusconi, Matteoli, Fitto e Bertolaso.

Le possibilità che Fini si dimetta ”sono pari a zero”, afferma Bocchino, e certo prima di lui, ”che non e’ nemmeno sotto processo”, dovrebbe essere ”Berlusconi a dimettersi, al contrario imputato in piu’ processi” e con lui ”per lo stesso motivo i ministri Matteoli, Fitto e il sottosegretario Bertolaso”. Se i berlusconiani ”vanno avanti di un solo passo siamo alla crisi istituzionale”, dice i capogruppo alla Camer di Futuro e Libertà e ”la sta aprendo Berlusconi”. Il presidente della Camera, osserva Bocchino, ”dipende dal Parlamento che gli da’ la fiducia, ma il Parlamento non puo’ e non deve dipendere dal governo”. In ogni caso, si chiede come possa il Cavaliere chiedere le dimissioni di Fini, ”proprio lui che e’ imputato in piu’ processi” come i ministri e il capo della Protezione Civile.

”Noi – aggiunge – non abbiamo mai chiesto le loro dimissioni”. Anche se Berlusconi ufficialmente in questi giorni non si e’ pronunciato, per Bocchino ”ci sono prove inconfutabili che lui sia il mandante di tutta l’operazione”: in primis le dimissioni chieste dal portavoce del Pdl (Capezzone) e mai smentite, e in secondo luogo ”la raccolta di firme contro Fini arrivata dal Giornale, che e’ una sua proprieta”’. Il ”rispetto del ruolo istituzionale di Fini” diventa allora ”una precondizione” per evitare la crisi: ”Non possiamo piu’ stare a guardare gli avvoltoi, non possiamo piu’ tollerare che il presidente della Camera sia quotidiano bersaglio della stampa berlusconiana”.

Leggeri segnali di distensione arrivano invece da Maurizio Gasparri, ex An oggi fedelissimo di Berlusconi. ”Non ho sottoscritto alcun appello per le dimissioni” di Fini, anche se la vicenda di Montecarlo ”non mi pare proprio sia stata chiarita. Ma la questione e’ tutta politica e politicamente va affrontata”, dice Gasparri che non vuole pero’ sentir parlare di vertice di maggioranza: ”Non so nemmeno cosa sia. A settembre si votera’ sui quattro punti”, piu’ ”sicurezza e famiglia. Non ci inventeremo pretesti per rompere”.

Se ”si potra’ andare avanti bene, altrimenti c’e’ il voto”. Le ”chanche di riuscita” di una riappacificazione tra Fini e Berlusconi per Gasparri ”sono poche”, anche perche’ ”la crisi nei loro rapporti risale a molti anni fa”, almeno al ”98-’99” quando ”molti pensavano che Berlusconi fosse finito” e si guardava alla sua successione. Fini ”fondo’ l’Elefantino con Segni e Taradash per tentare il sorpasso”. Poi ”nel 2004 io e La Russa lavorammo per la sua nomina al ministero degli Esteri”, dopo le ”tensioni e difficolta”’ per quello che ”fu chiamato sub-governo Fini-Casini”. Quando approdo’ alla Farnesina, ricorda Gasparri ”ci chiamo’ per ringraziarci, e non succedeva spesso”. Quanto alla formazione di gruppi autonomi, ”gia’ il giorno delle Regionali ci convoco’ per discutere la proposta”. Poi visti i risultati ”quel pranzo salto”’. E oggi ”c’e’ gente che e’ andata con lui anche per storie e solidarieta’ personali, ma sappiamo che una decina dei suoi non voterebbro mai contro il governo”.

Paventa il rischio di una “guerra civile” nel centrodestra, invece, il finiano Adolfo Urso. Bisogna ”fermare i tamburi di guerra”, dice in un’intervista alla Stampa, e ”tornare a discutere di quello che insieme dobbiamo fare nei prossimi tre anni”, altrimenti ”il centrodestra” rischia ”di trovarsi dentro una guerra civile”.

”Oggi – aggiunge – sembra prevalere la follia e la disgregazione” con attacchi ”a una delle massime cariche dello Stato” che sono ”fuori della natura, dei valori e della storia del centrodestra europeo e del Ppe”. Certo, ”bisogna capire se Capezzone parla per se’ o per conto di Berlusconi”, perche’ ”in quest’ultimo caso si aprirebbe un conflitto istituzionale senza precedenti” e andrebbe convocata ”l’assemblea nazionale del Pdl, perche’ cio’ contrasterebbe in modo palese con i valori fondativi del partito”.

”Mi chiedo – aggiunge – cosa pensano in questo momento il presidente del Senato, Renato Schifani, e il ministro degli Esteri Franco Frattini. E come potrebbe quest’ultimo spiegarlo ai nostri partner europei”. Urso e’ comunque convinto che ci sia spazio per ricucire: ”Se Berlusconi si e’ riappacificato con Bossi nel ’94 – e’ il suo ragionamento – puo’ farlo anche con Fini”. In ogni caso, i finiani di Futuro e Liberta’ resteranno ”uniti, da uomini liberi che hanno fatto una scelta per legittima difesa”.

E un altro finiano di ferro, Carmelo Briguglio dice che i “fedeli” di Fini sono “spiati da pezzi deviati dei servizi”. ”E’ stata presentata al Copasir una denuncia per pedinamenti da parte dei servizi segreti deviati nei confronti di parlamentari non graditi – rivela – il Comitato per la sicurezza della Repubblica ha ‘gia’ sentito Bocchino”, prima vittima, e c’e’ ”un’indagine interna in corso”. Questo, sottolinea il finiano, ”e’ un segnale in perfetta continuita’ con l’attivita’ di dossieraggio giornalistico contro il presidente Fini”.

”Ogni qualvolta – spiega Briguglio – ci sono vicende ad alta tensione politica spunta sempre una manina, con carte di natura scandalistica che poi, come e’ gia’ successo nel caso Boffo, si risolvono in un nulla di fatto”. Cosi’, ”Ci sono stati – prosegue – colleghi parlamentari di area finiana spiati e filmati da pezzi deviati dei servizi. Parlo di vicende che sono state portate all’attenzione degli organi competenti, compreso il Copasir”, di cui Briguglio e’ membro. Peraltro, ”il comportamento del quotidiano di proprieta’ della famiglia Berlusconi e’ ancor peggio che sudamericano” e ”la destra deve fare autocritica perche’ ha sottovalutato il problema del conflitto di interessi e lo sta scoprendo in tutta la sua complessita’ e intensita’ soltanto adesso”.

E dell’atteggiamento dei giornali del centrodestra si lamenta anche Chiara Moroni: ”Ho lasciato il gregge di papi – dice sempre al quotidiano – e ora mi massacrano”. Il Pdl, dice, ”e’ passato da un tasso fisiologico di leaderismo di Fi, ad una visione cesaristica e iper-carismatica del partito” dove non c’e’ piu’ spazio ”per i dissidenti” ma ”un clima da caccia alle streghe”. E gli attacchi di Libero ”offendono tutte le donne del Pdl lasciando capire che siano tutte passate da Villa Certosa”.

I toni tornano a riscaldarsi con Denis Verdini il quale su Fini e l’ “affaire” monegasco dice: “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Della serie: ora mi vendico al grido di “ride bene chi ride ultimo”.

“Chi conduce strumentalmente una battaglia per la legalita’ alzando sempre il dito indice – continua Verdini – dovrebbe sempre rispondere con chiarezza e trasparenza”. In ogni caso, dei finiani ”fidiamoci – aggiunge – chi ha aderito a Fli ha dichiarato che non votera’ contro il governo. C’e’ un gruppo diverso dal Pdl vincolato al sostegno al governo. Se e’ cosi’, le cose possono andare avanti”. Un partito, pero’, ”deve essere sempre pronto ed e’ per questo che, dopo la nascita a marzo 2009, il Pdl puo’ ristrutturarsi”. Quanto all’ipotesi di nascita di un Terzo polo, per Verdini ”i terzi poli in Parlamento sono facili da mettere insieme perche’ sono scollegati dagli elettori. Una cosa diversa – spiega – sono le elezioni”. Ma ”qualsiasi soluzione” fuori dal bipolarismo ”sarebbe un ritorno al passato”.